Milano: solo una piccola percentuale di famiglie (il 10,8%) adotta uno stile alimentare corretto

Alimenti naturaliLa ricerca ha analizzato le abitudini alimentari dei genitori e quelle dei figli in età 6-11 anni, il grado di sedentarietà, l’attività sportiva praticata, le ore trascorse davanti alla tv, il livello culturale e la nazionalità. I dati sono stati incrociati con peso, altezza e indice di massa corporea (BMI), in modo che la comunità scientifica internazionale potesse determinare il grado di sovrappeso e obesità.

 

 

Si tratta di una prima indagine pilota che ha coinvolto 109 scuole e compilati 22.552 questionari dalle famiglie milanesi: nel suo genere, è lo studio più ampio finora condotto in Italia, e seguiranno monitoraggi periodici per comprendere nel tempo le dinamiche del binomio cibo e salute.

 

Dai dati risulta che l’80% dei bambini ha un peso nella norma, il 10% è in sovrappeso, il 5% è obeso e il 5% è sottopeso. Mentre nei genitori risulta che circa il 73% è normopeso, il 16% è in sovrappeso, quasi il 4% è obeso (3,2 % con obesità moderata e lo 0,6 % con obesità grave) ed infine circa il 7% è sottopeso.

 

Il confronto con la media italiana, dove gli adulti con peso nella norma scendono al 53,5% con un 33,9% dei sovrappeso e il 9% degli obesi, indica uno stato di salute complessivamente migliore rispetto al dato nazionale. Stesso discorso per i figli: a livello nazionale, secondo l’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità “Okkio alla salute”, i bambini in sovrappeso in questa fascia d’età sono il 24%, quelli obesi il 12%.

 

I bambini sovrappeso e obesi sono distribuiti abbastanza uniformemente sul territorio comunale, con picchi nelle zone dove la presenza di popolazione straniera è maggiore, come ad esempio in zona 2 (Stazione Centrale, Gorla, Turro, Greco, Crescenzago, 20,6% di stranieri), zona 9 (Stazione Garibaldi, Niguarda, 16,8 %) e zona 4 (Vittoria, Forlanini, 13,9%), mentre il BMI più basso si riscontra in zona 1, dove la presenza di stranieri si abbassa all’11,6%.

 

Anche il titolo di studio dei genitori si riflette sul BMI: i figli di laureati presentano un tasso di obesità del 3%, i figli dei diplomati raggiungono il 4% mentre, tra i figli di chi non ha alcun titolo di studio, l’obesità arriva al 13%.  Il tasso di scolarità si dimostra pertanto un elemento di grande valore nelle politiche di prevenzione dei disturbi alimentari, così come gli stili di vita dei bambini. Più ore trascorse davanti alla televisione e una corrispondente bassa attività fisica, sono anch’essi fattori che fanno prevedere una probabile condizione di sovrappeso o di obesità.

 

Alcuni dati sulle preferenze alimentari: i cibi più graditi dai figli sono pasta, carne e dolci; quelli meno amati, verdura, pesce e formaggio. Il 10% delle famiglie non consuma mai uova. Infine, lo studio evidenzia che il 30% degli intervistati mangia 3 volte al giorno, il 40% 4 volte al giorno e il 23% fa 5 pasti al giorno.

 

Un altro dato mette in luce la dieta praticata dalle famiglie intervistate. Confrontando le indicazioni suggerite dalle linee guida dell’INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca sulla Nutrizione ed Alimentazione) risulta che solo una piccola percentuale di famiglie (10,8%) adotta uno stile alimentare corretto.


L’indagine conferma che la frequenza di obesità e sovrappeso aumenta progressivamente in funzione degli errori alimentari, risultando minima in coloro che hanno abitudini alimentari corrette e massima in quelle con una dieta completamente squilibrata.

 

“Ciò segnala l’importanza di una corretta educazione alimentare – ha affermato il professor Vincenzo Russo dell’Osservatorio Comunicazione e Consumi Alimentari della Fondazione Iulm – e l’implementazione delle attività di comunicazione e di sensibilizzazione rivolte alle famiglie”.

 

Di Redazione