Villette occupate collettivo Lambretta via Apollodoro Milano, l’intervista e l’appello disperato di una residente

SAMSUNGUna rete metallica alta circa due metri eretta alla bell’e meglio su un muretto di calcestruzzo. È tutto quanto divide il cortile del centro sociale Lambretta da un caseggiato di edilizia popolare che affaccia su viale Romagna e piazza Ferravilla, abitato da un centinaio di persone. Anziani, per lo più.

 

IL CENTRO SOCIALE… A DUE PASSI DA CASA – “Da non credere, vero?”, domanda G. B., 41 anni, quando la raggiungiamo nel suo piccolo appartamento, al piano rialzato dell’edificio, ubicato in una posizione apparentemente invidiabile.

– Lo stupore è reale.  Ma a far strabuzzare gli occhi non è l’ingresso indipendente dal cancelletto che dà sulla strada. Neanche lo spazio privato di circa tre metri per quattro antistante gli scalini della sua casa. A stupire è quell’incredibile prossimità con gli occupanti del centro sociale che “sembra di averli in casa”, come ci aveva preannunciato via mail la residente.

 

“DOVRESTE VEDERE COSA SUCCEDE LA SERA!” – Al nostro arrivo una decina di persone siede su alcune sedie disposte a semicerchio in cortile. Ragazzi di 18-20 anni, soprattutto. Ma anche un paio di canute signore. Genitori, forse. O, più probabilmente, simpatizzanti del quartiere.

– Qualcuno beve, qualcun altro fuma. Fumo grigiastro, da sigaretta. Ma anche bianco, denso, inequivocabilmente aromatico. E un frenetico via vai, gente che viene, gente che se ne sta per andare. Sono le 17.00. “E dovreste vedere di sera. Questo è niente. Si radunano anche in 50-60 persone. E allora incomincia il delirio”, sottolinea G. B. mentre ci accomodiamo in casa.

 

TRA STILE LIBERTY E STREET-ART – Ci troviamo a ridosso di viale Romagna, un bel quartiere che rimanda alla Milano dei primi del Novecento dove, oltre ai palazzi di più recente fattura, si possono ammirare begli esempi del Liberty che fu.

– Come le villettine che affacciano proprio di fronte alla casa della signora Gabriella. Un lotto di 9 edifici di particolare pregio architettonico, ma che hanno sicuramente conosciuto tempi migliori. Sono di proprietà del Comune, ma gestite attualmente dall’Aler.

– Ed è proprio in 4 di questi stabili che, nell’aprile del 2012, i ragazzi del collettivo Lambretta hanno piantato radici. E lo hanno fatto segnando il territorio a modo loro: cambiando i connotati della storica facciata a suon di graffiti, striscioni e qualche cartello recante l'”offerta culturale” all’interno della struttura.

 

“DUE ANNI DI BATTAGLIE. SENZA RISULTATI” – “Il mio incubo è iniziato allora”, dice G. B., voce fiera e battagliera, ma il volto stremato di chi non dorme serenamente da tempo.

“In questa abitazione – prosegue – vivo col mio bambino che ora ha 2 anni. Gli stessi anni da me spesi a lottare contro la maleducazione e la prepotenza di chi ha occupato queste villette abusivamente. Ormai, io e il mio piccolo viviamo come sotto assedio, tra continui schiamazzi, feste e festini diurni e notturni. Un perenne stato d‘ansia che, nel cuore della notte, ci fa sussultare all’improvviso. Si può tollerare uno stato di illegalità simile?”.

– “Ho scritto davvero a tutti – sottolinea mostrandoci le numerose mail -, al Comune, all’assessore alla sicurezza, al sindaco in persona; e poi al commissariato di pubblica sicurezza e a tutte le istituzioni possibili e immaginabili. Le poche risposte che arrivano sono evasive e ridondanti. Mi sento presa in giro”.

 

UN PROGETTO CULTURALE CONTESTATO – Dal canto loro, i ragazzi del Lambretta, da quando si sono insediati nelle quattro villette, sostengono di averlo fatto per combattere la speculazione edilizia, per “portare un progetto di vita laddove prima c’era soltanto degrado, spaccio e malavita”.

– E così, dopo averli ripuliti, negli spazi di via Apollodoro il collettivo ha dato il via ad iniziative aperte a tutto il quartiere. Una palestra, un cineforum, mostre e varie iniziative culturali. Un’offerta variegata. Qualcuno ha apprezzato, altri meno.

– Il motivo è evidente. Era stato detto che tutto sarebbe avvenuto nel rispetto del vicinato e che dopo la mezzanotte non sarebbe volata una mosca. Ma le cose, come racconta la nostra intervistata, sono andate ben diversamente.

 

“UN DISAGIO INDESCRIVIBILE” – “Il disagio che viviamo in questo stabile è indescrivibile. A causa della sporcizia in cui evidentemente si trovano i loro spazi, che hanno devastato per adeguarli alle loro esigenze, mi sono ritrovata topi di 20 centimetri davanti alla mia porta. E di notte non si dorme più”, ci dice con tono quasi rassegnato.

– Il racconto prosegue: “Sparano la musica a tutto volume e vanno avanti con urla da stadio fino a notte fonda, tra alcol e spinelli, il cui odore impesta tutta l’aria. Spesso imbracciano i loro megafoni fino anche oltre la mezzanotte per portare avanti la loro protesta. E se provi a chiamare la Polizia per fare presente questa situazione cosa ti rispondono? Che non possono, fare nulla perché un eventuale ordine di sgombero deve arrivare dall’alto”.

 

STORIA DI SGOMBERI – Sgombero avvenuto, tra l’altro, il 23 ottobre del 2012, quando, a sei mesi dall’occupazione abusiva, le forze dell’ordine sono intervenute per liberare i locali. Neanche un mese dopo, però, il 24 novembre dello stesso anno, gli immobili di via Apollodoro sono stati nuovamente occupati dal collettivo.

“In modo abusivo – sottolinea la nostra interlocutrice -, perché è bene sottolinearlo. Non si può tollerare che a fronte di famiglie che da anni sono in lista d’attesa per un alloggio popolare, un manipolo di ragazzi si appropri di ciò che non è loro. Pensate di aver diritto ad uno spazio? Bene, fate regolare domanda come tutti. Ma la cosa triste di questa faccenda è che ci sono pure personaggi come Paolo Limonta che li difendono a spada tratta!”.

 

“CHIAMATE ‘LAGNONE’ DAL SIGNOR LIMONTA” – Il responsabile dell’Ufficio relazioni con la città del Comune e braccio destro del sindaco Giuliano Pisapia, nei giorni imminenti lo sgombero del 2012, aveva speso parole di elogio per i ragazzi del Lambretta, definiti “volenterosi” in una missiva diretta nientemeno che al questore Luigi Savina. Atteggiamento che aveva scatenato le ovvie ire dell’opposizione.

– “Davanti alle nostre rimostranze (di alcune mamme, n.d.a.) siamo anche state apostrofate dal signor Limonta come ‘povere lagnone’. Ma noi qui siamo realmente disperati! In questo stabile vivono persone molto anziane, in taluni casi anche ultraottantenni. Purtroppo non c’è ora del giorno o della notte in cui non si odano urla disumane, risate isteriche di chi ha ovviamente bevuto troppo e fumato spinelli”.

 

LA MARIJUANA NELL’ORTO – Alcuni residenti sono riusciti a fotografare, dall’alto delle loro finestre, una porzione di orto all’interno degli edifici occupati adibita alla coltivazione di marijuana.

– La cosa è stata prontamente segnalata a chi di dovere: “Speravamo che la questura, davanti a prove tanto evidenti (vedere foto sotto allegate), potesse intervenire… Ma chissà come mai, il mattino seguente la denuncia, le piantine di cannabis erano belle che sparite. Una soffiata di qualcuno ben informato, probabilmente. Per fortuna siamo riusciti a farci pubblicare su alcuni quotidiani nazionali le foto che documentano il tutto”.

 

LA PETIZIONE DEI CIVICI 23-25 DI V.LE ROMAGNA – Numerosi residenti del condominio e altri abitanti della zona hanno anche inviato un esposto diretto al commissariato Venezia-Monforte. Circa 31-32 famiglie che hanno deciso di schierarsi contro quella che reputano un’ingiustizia, denunciando, tra l’altro, le irregolarità che avvengono all‘interno delle villette occupate: dal bar senza licenza, all’allestimento di bancarelle abusive con tanto di chiusura delle strade e obbligo di spostare le auto per agevolarne l‘attivi. E poi i festini con droga e alcol e l’uso di bombolette spray anche in presenza di persone anziane con problemi respiratori.

 

LA “DEDICA” A PAOLO LIMONTA – L’auspicio dei firmatari del documento è che l’autorità di pubblica sicurezza si decida a prendere in mano la questione e “porre fine a questo scempio”.

– Ma G.B. ha un ultimo pensiero. E lo vuole dedicare direttamente a Paolo Limonta: “Signor Limonta, visto che sostiene che solo qualche ’lagnona’ non è a favore dell’iniziativa di questi ‘volenterosi’ ragazzi, come mai c’è una petizione firmata da buona parte del quartiere che, invece, vorrebbe mandarli via?”

 

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S.P.