Ricorso multe Milano Polizia locale via Friuli, una cittadina: “6 ore di coda per depositare un ricorso, in più nella zona non ci sono parcheggi, né autobus, né metropolitana”. E’ normale?

PisapiaDi seguito la mail inviata alla nostra Redazione (redazione@cronacamilano.it) da una cittadina, la signora V.P., che lunedì 16 marzo 2015 si è recata alla sede della Polizia locale, in via Friuli, per depositare un semplice ricorso ad alcune contravvenzioni stradali. Entrata alle 10 del mattino, ha atteso per quasi 6 ore, perché il numero di dipendenti è insufficiente a gestire il numero di reclami, e tutte le problematiche in tema di contravvenzioni, presentati dai cittadini. E mentre la nostra lettrice è rimasta fino all’ultimo, molti sono invece i cittadini costretti a desistere, poiché non tutti hanno possibilità di dedicare una giornata intera alle proprie questioni personali, interrompendo l’attività lavorativa. Il tutto in una via dove non ci sono strisce blu per i parcheggi, né autobus, né tram, né metropolitana: si può solo arrivare a piedi. Nel dettaglio:

 

LA PREMESSA – “Buongiorno – esordisce la nostra lettrice –, ieri mattina mi sono recata al Comando della Polizia locale di via Friuli per depositare un ricorso contro alcune contravvenzioni.

 

IL RICORSO: “LE CONTRAVVENZIONI SONO ARRIVATE TUTTE DOPO I 90 GIORNI PREVISTI DALLA LEGGE” – “Per prima cosa – prosegue la signora V.P. –, ci tengo a sottolineare che le contravvenzioni sono arrivate, tutte, tra i 100 e i 120 giorni dopo la notifica e, proprio per tale motivo, ho deciso di fare ricorso.

– “Impossibile in tal senso – sottolinea –  non pensare a quando, mesi fa, il Comune di Milano ha dato ordine ai propri Vigili di fare multe a tappeto, al solo avido scopo di aumentare gli introiti di Palazzo Marino, senza però pensare che il personale negli uffici non sarebbe stato sufficiente e gestire un tale fiume di verbali, in primis, da notificare entro i 90 giorni previsti dalla legge.

– “Proprio su questo punto – precisa la cittadina –  anche la pronuncia del Viminale, interrogato dal Prefetto di Milano, che ha chiarito che le contravvenzioni devono essere notificate entro 90 giorni da quando è stata compiuta la presunta infrazione, e non, invece, come scritto dal Comune, dal giorno in cui il dipendente ne prende in mano la pratica (in merito, leggi Multe autovelox Milano, il Viminale: “Devono essere notificate entro 90 giorni”. Leggi e spiegazioni, ndr).

– A questo punto, conscia di dover fare ricorso contro verbali che lo stesso Comune ha spedito pur sapendo di essere in torto – ha spiegato la cittadina –, come dicevo mi sono recata in via Friuli, al fine di depositare le pratiche (avrei anche potuto spedirle per posta… ma chi si fida?).

 

LA COLLOCAZIONE LOGISTICA DI VIA FRIULI: O SI ARRIVA PIEDI… O SI ARRIVA IN TAXI – “Intanto, è assurdo che in tutta via Friuli non esistano le righe blu per le auto, ma soltanto le gialle – spiega ancora la lettrice –: impossibile, dunque, arrivare in macchina, tanto più che gli ausiliari sono costantemente in giro per tutta la zona, per continuare ad elevare verbali.

– “Tra l’altro – prosegue –, questo non va soltanto ai danni dei cittadini, ma anche di chi lavora nella struttura poiché, nelle vicinanze, non ci sono neanche fermate dei mezzi pubblici: né tram, né autobus, né metropolitane; per raggiungere qualsiasi cosa è necessario percorrere un lungo pezzo a piedi che, oltre a far perdere ulteriore tempo, diventa un problema ancora più grave per disabili e anziani.

 

LA CODA: QUASI 6 ORE DI ATTESA – “Detto tutto questo – continua a raccontare la cittadina –, finalmente sono entrata nell’ufficio preposto e, dopo aver fatto una discreta coda iniziale, per ottenere il ‘numerino’ anteposto alla chiamata presso lo sportello dell’operatore, l’amara sorpresa: davanti a me c’erano 95 persone.

– “Pensando che, forse, il ritmo nello svolgimento di ogni pratica fosse piuttosto rapida – spiega –, ho cercato (senza trovarlo) un angolino dove sedermi, mentre la saletta d’aspetto, già gremita, si riempiva sempre più.

– “Dopo un’ora – ci racconta ancora –, nella mia fila (i canali per l’adempimento delle pratiche erano organizzati su tre differenti file), le pratiche concluse non erano neanche 10.

 

LE PROTESTE DEI CITTADINI  PRESENTI – “Intorno a me, molti cittadini hanno iniziato a protestare – ci dice ancora la signora V.P –, al punto che tre agenti in divisa sono usciti dai propri uffici per cercare di sedare gli animi.

– “Intanto – prosegue –, i cittadini continuavano ad arrivare e, increduli, vedevano davanti a sé fino a 200 persone.

– “Ovviamente – sottolinea V.P –, la reazione più diffusa è stata quella di desistere: tanti utilizzavano la pausa pranzo, ma chi poteva prevedere una situazione del genere?

– “E, in tutto questo – osserva la cittadina – il vantaggio ancora una volta torna al Comune, perché se i cittadini mollano il colpo, la battaglia è vinta con semplicità ancora maggiore.

 

DOPO QUASI 6 ORE DI ATTESA, LA CHIAMATA – “Dopo quasi 6 ore di attesa, finalmente è arrivato il mio turno e, chiamato il mio numero – racconta V.P –, mi sono velocemente recata alla scrivania indicata, dove consegnare i miei ricorsi all’impiegata preposta.

 

“MANCA LA FOTOCOPIA DELLA SUA CARTA DI IDENTITA’. NON POSSO MICA FARGLIELA IO!” – “Per depositare il ricorso che il Comune mi ha mandato pur sapendo di aver superato i termini temporali richiesti dalla Legge – aggiunge la giovane donna –, specifico che ho perso una giornata intera di lavoro (soprassediamo sul fatto di non aver neanche pranzato, pazienza), e ho atteso per quasi 6 ore.

– “In tutto questo – spiega allibita –, dopo aver sfogliato i documenti consegnati, il commento che mi ha rivolto l’impiegata è stato: “Signora, manca la fotocopia della sua carta di identità. Come facciamo?”

– “Poiché – spiega V.P – non c’era scritto da nessuna parte che al ricorso dovevo allegare tale fotocopia, ho aperto la borsa, ho preso la mia carta di identità e l’ho porta all’impiegata, in modo che potesse fotocopiarla.

– “Lei mi ha guardata – spiega la cittadina –, quindi ha commentato: “Ma non posso farla io. Non posso mica alzarmi per andare a fare delle fotocopie, lei deve capire: se dovessi farlo, non avrei più il tempo di lavorare!”

– “Con la gola secca per l’incredulità – prosegue V.P. –, cercando di mantenere la calma che, al momento, avevo praticamente esaurito, ho solo replicato: “Sono in coda da quasi 6 ore. Mica mi vorrà far tornare perché non vuole farmi una fotocopia, vero??”

– “La cosa folle – sottolinea –, è che ho dovuto perdere altro tempo per discutere pure di questo anche se, grazie al cielo, alla fine l’impiegata è stata così magnanima da alzarsi, e fare le 2 fotocopie, usando per questo una fotocopiatrice a due metri di distanza dalla sua scrivania, e pagata con i soldi di noi cittadini.

 

“E’ GIUSTO TUTTO QUESTO??” – Una volta depositata la mia pratica – conclude la nostra lettrice –, quello che mi chiedo è se sia normale che i cittadini debbano subire un tale giro d’Inferno per difendere i propri diritti: spero che qualcuno voglia commentare dicendo la sua! Grazie per l’attenzione, V.P.”

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 Di Reazione

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