Milan Campione d’Italia, 18esimo scudetto per i rossoneri

La vittoria dell’Inter contro il Cesena, lo scorso sabato sera, aveva prolungato di una settimana l’inizio dei festeggiamenti dei rossoneri. Bastava fare punti contro la Roma e la missione è stata compiuta: ora anche la matematica deve inchinarsi al Diavolo, Campione d’Italia per la 18esima volta della sua storia.

 

GLI SCONGIURI PRESIDENZIALI – Berlusconi, Galliani ed Allegri hanno ripetutamente mantenuto  un profilo basso dopo i tre punti “scudetto” ottenuti contro il Bologna:

  • Allegri (domenica 1 maggio): “A noi basta un punto, abbiamo una partita in casa; preparemo la partita di bene per avere la matematica a Roma per poi andare a Palermo”.
  • Galliani (domenica 1 maggio): “E’ un momento splendido, abbiamo 8 punti di vantaggio a tre giornate dalla fine. Il Napoli non ci può raggiungere, solo l’Inter potrebbe farlo vincendo tutte le partite, ma a noi basta un punto. Adesso siamo davvero vicini, anche se non è vinto. Siamo ad un metro dal traguardo”.
  • Berlusconi (lunedì 2 maggio): “Non si parla di scudetto fino a quando non sarà apposto sulle nostre maglie”.

 

LA SQUADRA PIU’ FORTE – In testa dall’11esima giornata, i rossoneri di Max Allegri hanno saputo fronteggiare il fiato sul collo di Lazio, Juventus, Napoli ed Inter, meritandosi così uno scudetto che, tra quelli del post-calciopoli, risulta essere senza dubbio il più combattuto ed il più interessante per il numero di squadre che, seppur per periodi limitati, ha cercato di contendere il campionato al Diavolo.

 

7 ANNI D’ASSENZA – Nelle ultime stagioni, soprattutto sotto la gestione di Carletto Ancelotti, il Diavolo si è dedicato maggiormente alle conquiste europee; lo strapotere neroazzurro nel post-calciopoli era netto e difficilmente colmabile.

  • Con l’addio di Mourinho gli equilibri sono ritornati e la voglia di mettere fine al digiuno di sette anni è stata saziata; era dalla stagione 2003-2004 che il Milan non chiudeva la stagione in vetta alla Serie A.

 

VITTORIA FONDATA SULLA DIFESA – L’opinione comune è che in Italia il campionato lo vince chi subisce meno gol; Allegri ha messo in pratica nel migliore dei modi questo dettame tattico costruendo una difesa solida e difficilmente valicabile:

  • Un contributo fondamentale è arrivato dall’estremo difensore Christian Abbiati; nella stagione in corso il portierone rossonero ha saltato solamente due partite subendo all’incirca  una rete ogni 165 minuti.
  • Nesta e Thiago Silva: è stata ribattezzata, da molti esperti del settore, come la coppia di centrali più forte al mondo; Allegri ha saputo ridare stabilità fisica al difensore italiano e far crescere ulteriormente il brasiliano che, fino alla scorsa stagione, andava un po’ in crisi senza il compagno romano.
  • Yepes: bollato come “acquisto senza senso” e “vecchio”, il difensore colombiano ex Chievo ha retto superbamente la retroguardia milanista nei momenti in cui uno tra i due titolari è mancato; è entrato subito nel cuore dei supporters del Diavolo per la dedizione, l’impegno ed il suo stile impeccabile.
  • Abate: lo staff tecnico rossonero potrebbe dare lezioni su come costruire in casa un terzino, destro, in grado di difendere ed offendere; una vera freccia capace di tener a bada campioni del calibro di Cristiano Ronaldo ed Eto’o; la sua freschezza atletica è manna dal cielo per la fascia rossonera.
  • Antonini e Zambrotta: i due laterali si sono alternati nei diversi momenti della stagione; entrambi hanno offerto prove rassicuranti e sufficienti. Molto buono anche il contributo di Oddo, sempre pronto al momento di scendere in campo e mettere a segno i cross che lo hanno reso celebre, come nella trasferta di Napoli del girone d’andata: due assist e tre punti per i rossoneri.
  • Sokratis, Bonera e Legrottaglie: poche presenze per i tre difensori rossoneri; tra questi il più brillante è stato sicuramente Bonera che si è fatto carico della fascia destra nei momenti iniziali della stagione.

 

CENTROCAMPO: TANTA CORSA E POCO POSSESSO PALLA – Allegri ha sconfessato il credo calcistico ancelottiano schierando, appena ha potuto, un centrocampo più muscolare che tecnico; è forse l’unica medicina che non è andata giù al patron rossonero Silvio Berlusconi: “Sul gioco ci siamo, sul possesso palla, meno. Ci vogliono allenamenti mirati e precisi su questo elemento. Quando la squadra è affaticata ci vuole un possesso palla scientifico e cercato”.

  • Gattuso: stoico e indomabile come sempre; è stato lui il capitano rossonero per buona parte della stagione ed è sembrato rivitalizzato rispetto la stagione passata; l’infortunio al ginocchio è un lontano ricordo per Ringhio.
  • Seedorf: o lo ami o lo odi. La sua andatura lo caratterizza e lo ha portato ad essere il criticato e l’osannato numero uno per tutta la stagione; il tecnico livornese lo ha riproposto come mezz’ala di sinistra e l’olandese, soprattutto nel finale di stagione, ha offerto prestazioni strabilianti: in primis il derby di ritorno.
  • Flamini: dopo due stagioni in cui era la panchina l’amico fisso del francese, ecco che Allegri lo butta spesso nella mischia. Mathieu ricambia con prestazioni sempre discrete e due gol decisivi: quello a Palermo nel match d’andata e quello contro il Bologna pochi giorni fa.
  • Pirlo e Ambrosini: hanno sofferto entrambi di infortuni fastidiosi che li hanno costretti a rimanere lontano dal campo di gioco per molto tempo. Del geometra rossonero ci ricordiamo la prodezza della gara d’andata contro il Parma: tiro da 30 metri e tre punti messi in cassaforte.
  • Mark van Bommel: sicuramente l’acquisto di gennaio più azzeccato dai rossoneri; una sicurezza, una diga, un costruttore di gioco perfetto. Si presenta con un’espulsione ingiusta a Catania e da lì inizia una continua crescita di rendimento che lo porta a far sedere in panchina un totem come Pirlo. Arrivato a parametro zero è stato il valore aggiunto del girone di ritorno.
  • Merkel, Strasser ed Emanuelson: tre giovani su cui scommettere negli anni a venire; poche presenze collezionate, ma tanta sostanza ed impegno messi sul campo. Da menzionare la rete di Strasser, sosia di Seedorf, contro il Cagliari: tre punti decisivi alla ripresa del campionato a gennaio, quando la forma fisica era un po’ appannata.

 

LA NUOVA TREQUARTI – E’ l’esatto prolungamento del dettame tattico secondo cui gli scudetti partono dalla difesa; niente più trequartisti belli, ma poco sostanziosi; spazio alla corsa, alla fisicità ed agli inserimenti.

  • Ronaldinho: Allegri ha tentato nella prima parte della stagione di rigenerare il Gaucho riproponendolo in questa posizione; lui che ama partire da sinistra si è impegnato senza produrre risultati esaltanti; a gennaio Galliani vola in Brasile e lo vende.
  • Kevin Prince Boateng: un solo uomo. Per sorpresa e rapporto qualità/prezzo è stato l’acquisto dell’anno; Galliani e Preziosi lo strappano al Portsmouth ed il ghanese, stella ai Mondiali del SudAfrica, diventa uno dei caposaldi della formazione di Allegri: perfetto nella trequarti quando spacca in due le difese come contro il Brescia ed il Bologna all’andata o contro il Napoli al ritorno, utilissimo e mai domo a centrocampo quando correre dietro agli avversari e recuperare palla.

 

ATTACCO MERAVIGLIA – Ibrahimovic, Pato, Robinho, Inzaghi e Cassano; quante squadre in Europa possono vantare un parco attaccanti del genere? Poche, Allegri li ha gestiti al meglio facendoli rendere al massimo nel momento giusto:

  • Inzaghi: poco spazio nell’inizio di stagione, diventa l’assoluto protagonista nella sfida di ritorno contro il Real Madrid, ma pochi giorni dopo si infortuna; nel Milan e nel cuore dei tifosi rossoneri c’è sempre spazio per superPippo.
  • Ibrahimovic: il botto del mercato estivo 2010; lo svedese, complice il rapporto alle strette con Guardiola, viene acquistato da Galliani con un’operazione economicamente perfetta. Zlatan è l’uomo dei campionati, 8 titoli nazionali conquistati in altrettanti anni; dà un contributo fondamentale nella prima parte dell’anno caricandosi la squadra sulle spalle. La rete più bella è forse quella del derby d’andata, su rigore dopo soli 5’ sotto la curva neroazzurra, sua ex squadra.
  • Pato: il 2010 pieno di infortuni viene messo da parte ed il Papero, oltre a qualche apparizione decisiva nel girone d’andata, come contro Lecce e Chievo, sfoggia una condizione fisica invidiabile nel girone di ritorno. Contro Inter e Napoli gioca due partite perfette, forse le migliori da quando veste il rossonero. Seconda parte dell’anno ottima per il brasiliano che ha fatto breccia nel cuore di Barbara Berlusconi.
  • Robinho: acquistato nell’ultimo giorno della campagna acquisti estiva, venne subito bollato come il conguaglio dato a Raiola (procuratore del brasiliano e di Ibrahimovic) nell’affare dello svedese. Questa la sua stagione: corsa e freschezza atletica da vendere, sacrificio perenne per la squadra e 12 reti siglate: complimenti a chi ci aveva visto lungo…
  • Cassano: litiga con Garrone, presidente della Sampdoria, ed a gennaio arriva al Milan per 1,5 milioni di euro. Il barese diventa subito decisivo nei match contro Cagliari ed Udinese fornendo ripetutamente assist per le reti di Strasser, Pato ed Ibrahimovic. Poi un periodo opaco condito comunque dalla rete della sicurezza nel derby e dall’assist decisivo per Robinho nell’ostica trasferta di Brescia.

 

OBIETTIVO CENTRATO, SOTTO CON I FESTEGGIAMENTI – Da inizio stagione i dirigenti rossoneri non si sono nascosti: l’obiettivo era vincere la Serie A per cambiare il vento nella città di Milano.

  • L’obiettivo è stato raggiunto, ma i giocatori dovranno attendere ancora sette giorni prima di poter festeggiare con i propri tifosi: la squadra rimarrà a Roma per preparare il ritorno di Coppa Italia contro il Palermo.

 

 

Matteo Torti

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