Fair Play Finanziario e calcio italiano: Spendere quanto si guadagna. Ecco i criteri con i quali interverrà la Uefa e tutti i dettagli sul funzionamento del FPF

11,7 miliardi di euro incassati e 12,9 spesi: sono queste le cifre del calcio europeo nell’anno 2009. Un evidente sbilanciamento in favore delle uscite che mette in mostra un deficit di 1,2 miliardi di euro, tra l’altro in crescita verticale rispetto all’anno precedente (+ 85%). Da qui:

1. La situazione si aggrava ancora di più se si analizza che le 18 squadre della Premier League totalizzano un debito record di quasi 4 miliardi di euro, più della metà dell’intero calcio europeo.
2. Nella stagione 2009/10, l’indebitamento delle 20 società della nostra Serie A era di 2 miliardi di euro, a fronte di un patrimonio netto di soli 300 milioni di euro.

 

LA SOCIETA’ CHE VERTONO NELLA POSIZIONE PEGGIORE – Tra Inghilterra, Spagna, Italia, Francia e Germania sono proprio inglesi e spagnoli quelli messi peggio:

  • Nel 2008 il quotidiano inglese Guardian ha visionato uno studio commissionato dall’Uefa che metteva in mostra i debiti delle principali società europee.
  • Ai primi due posti della classifica di indebitamento troviamo il Chelsea di Abramovich ed il Manchester United di Glazer rispettivamente con 791 e 723 milioni di euro.
  • Dal terzo al sesto posto troviamo le spagnole: Real Madrid (563 mln), Atletico Madrid (511 mln), Valencia (502 mln) e Barcellona (438 mln).
  • Solo settime ed ottave le due italiane: Inter 395 milioni e Milan 392; chiudono la top ten Arsenal e Liverpool con 354 e 334 milioni di debiti.
  • A questa classifica si è aggiunto, recentemente, il Manchester City dello sceicco Mansour, autore di campagne di acquisizioni folli nelle ultime sessioni di calciomercato.

 

IL FAIR PLAY FINANZIARIO – Il presidente dell’Uefa, il francese Platini, ha più volte manifestato, durante la sua presidenza, di voler dare una regolata all’indebitamento sfrenato messo in atto negli ultimi anni:

  • Approvato dal Comitato Esecutivo dell’Uefa a settembre 2009, l’obiettivo che si riserva il FPF è quello di razionalizzare il sistema finanziario dei club abbassando la pressione delle voci “salari e trasferimenti”.
  • Platini vuol cercare di incoraggiare i club a spendere ciò che possono, rimanendo nei limiti dei propri introiti, adottando così una strategia mirata e sostenibile nel tempo, puntando sulla gestione nel medio-lungo periodo e coinvolgendo anche i settori giovanili, oltre che le infrastrutture sportive.
  • La Uefa, in una sorta di emulazione di Robin Hood, ha introdotto un modello che consentirà, almeno nelle dichiarazioni, a tutti i club di ambire a traguardi importanti: ma siamo sicuri che Chievo, Osasuna o Stoke City, giusto per citarne tre, potranno diventare le future regine d’Europa?

 

FINO AL 2012 – Nonostante si sia iniziato a parlare di queste nuove norme un paio di anni fa, fino al 2012 la Uefa non applicherà alcuna limitazione.

  • Il comitato Uefa si limiterà a supervisionare le gestioni dei club, mettendo in allerta coloro i quali daranno vita a gestioni eccessivamente “allegre”.
  • Dalle stagioni successive, una gestione non economicamente sostenibile potrebbe sfociare in penalizzazioni: chi non rispetterà queste norme sarà escluso dalle competizioni europee.
  • Un caso che fa giurisprudenza c’è già: nella stagione 2010/11 il Maiorca è stato escluso dall’Europa League in quanto non in possesso dei requisiti necessari per partecipare alle competizioni europee. Il suo posto è stato preso dal Villareal.

 

PRIMA FASE: TRIENNIO 2012, 2013 E 2014 – La Uefa inizierà ad analizzare i bilanci delle società di calcio relativi agli esercizi delle stagioni 2011/12, 2012/13 e 2013/14: il risultato complessivo aggregato non dovrà evidenziare perdite superiori ai 45 milioni di euro. Sarà comunque possibile uno scarto, definito  deviazione accettabile, pari a 5 milioni di euro.

  • Esempio: se una società dovesse subire una perdita nel 2012 di 80 milioni di euro, nel 2013 un utile di 30 milioni e nel 2014 un utile di 15 milioni di euro si farà il seguente calcolo: – 80 + 30 + 15 = – 35: parametro rispettato.

 

SECONDA FASE: TRIENNIO 2015, 2016 E 2017 – Il graduale processo di riequilibrio dei conti porterà l’Uefa ad obbligare il contenimento delle perdite in 30 milioni di euro, fatta salva la deviazioni accettabile di 5, negli esercizi 2014/15, 2015/16 e 2016/17.

  • Esempio: se una società dovesse subire una perdita nel 2015 di 50 milioni di euro, nel 2016 un utile di 20 milioni e nel 2017 un utile di 5 milioni di euro si farà il seguente calcolo: – 50 + 20 + 5 = – 25: parametro rispettato.

 

TERZA FASE: IL BREAK EVEN POINT – L’obiettivo generale del presidente Uefa, Michel Platini, è quello di partire dal 2018 con il famigerato e tanto discusso pareggio di bilancio: i costi dovranno essere pareggiati dai ricavi.

  • Il pareggio finanziario non precluderà comunque la possibilità di avere lo scarto accettabile pari a 5 milioni di euro; deficit fisiologico che non necessiterà di alcuna copertura.
  • Il deficit economico-finanziario non sarà calcolato sulla base della differenza tra incassi ed uscite; non verranno contabilizzati come costi le spese d’acquisto e di ingaggio degli under 18. Tale impostazione è volta a favorire gli investimenti nei settori giovanili e la valorizzazione di baby talenti.
  • L’Uefa, conscia dell’importanza che giocano gli stadi di proprietà, ha deciso poi di non contabilizzare come costi gli investimenti per la costruzione di un impianto sportivo, relativamente al tempo in cui la spesa verrà ammortizzata.

 

LE ENTRATE VIRTUOSE – C’è poi da precisare che anche non tutte le entrate saranno considerate come virtuose dalla disciplina del FPF:

  • Saranno considerati virtuosi i ricavi derivanti dalla vendita dei biglietti, abbonamenti, diritti televisivi, sponsorizzazioni, pubblicità ed attività commerciali.
  • Qui si apre però un altro problema: queste fonti di reddito possono essere sfruttate al massimo solamente qualora la società sia proprietaria dell’impianto in cui gioca; solo così il club potrà sfruttare a 360° il proprio business.
  • E’ evidente quindi che, almeno inizialmente, tali norme andranno a vantaggio delle società spagnole, inglesi, tedesche e, tra un paio d’anni, francesi che possono disporre di stadi di proprietà e che quindi sono in grado di allargare la propria fonte di ricavi.

 

L’INDEBITAMENTO – Una nota a parte merita invece il discorso dell’indebitamento. Definiti i parametri che consentiranno ai clubs di spendere quanto fatturato, Platini ha voluto poi mettere un freno all’indebitamento sfrenato attuato negli ultimi anni specialmente in Inghilterra e Spagna:

  • Gli indebitamenti previsti dovranno essere ripianati mediante aumenti di capitale o attraverso donazioni, ma non più mediante prestiti.
  • La motivazione è ovvia e scontata: il prestito grava sul bilancio ed incide sull’indebitamento, la donazione o l’aumento di capitale consente di ristabilire l’equilibrio finanziario senza che debba essere previsto alcun rimborso e quindi, senza la possibilità che una richiesta di restituzione del prestito possa non essere soddisfatta e determinare il fallimento.
  • Questa è la norma che interesserà maggiormente l’Inghilterra; se in Spagna l’azionariato popolare e quindi le donazioni, riusciranno a coprire i corposi debiti dei club più titolati, oltremanica la situazione potrebbe peggiorare drasticamente. Ma di questo ne parleremo in un’altra puntata.

 

LA PROSSIMA PUNTATA – Dopo aver preso in considerazione i parametri tecnici che guidano le normative del Fair Play Finanziario, nel prossimo articolo cercheremo di capire gli sviluppi pratici che questa struttura legislativa scatenerà.

 

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Matteo Torti

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