Indebitamento club calcio Inghilterra, il confronto con l’Italia e l'intervento del Fair Play Finanziario

Tolto il Barcellona, lo strapotere inglese delle ultime stagioni ha fatto luccicare gli occhi a milioni di appassionati di calcio. Perché non imitare i club britannici aprendo le porte dei nostri club agli investitori stranieri? Perché non lasciar la proprietà di qualche nostra big ad un miliardario russo o ad un emiro? Sapete cosa vi diciamo? Lunga vita ai Berlusconi e Moratti.

 

CALCIO ED ECONOMIA MONDIALE: QUANTE ANALOGIE – La situazione del calcio inglese sembra veramente molto simile a quella ravvisata allo scoppio della crisi economica nel settembre 2008.

  • L’attuale situazione economica mondiale è figlia di una crescita smisurata dei debiti delle famiglie americane ed, in secondo luogo, inglesi che, attratte dai crescenti valori immobiliari, hanno contratto mutui su mutui. Con la caduta dei prezzi delle case, si è scatenato un effetto domino che ha provocato insolvenze e fallimenti.
  • Negli ultimi anni il mondo economico si è concentrato di più sugli strumenti della tecno-finanza piuttosto che sull’economia reale; quello di affidarsi a questi sistemi, definiti inizialmente “rivoluzionari”, è stato l’unico modo per far crescere la propria economia a livelli più alti rispetto a quanto fatto da paesi più virtuosi e concentrati sull‘economia reale, Germania su tutti.
  • Il fallimento di una tra le più grandi banche di investimento americane, la Lehman Brothers, ha messo in mostra questo enorme ed instabile castello di carte che presto è finito per crollare provocando non pochi danni.

 

INGHILTERRA: IL CASTELLO DI CARTE STA PER CROLLARE – Se il calcio italiano è in crisi per fattori strutturali che ne limitano la crescita e lo sviluppo internazionale, a breve in Inghilterra il sistema calcio potrebbe anche non esistere più.

  • L’indebitamento dei club inglesi che partecipano alla Premier League ammonta a 2,6 milioni di sterline, praticamente 3 miliardi di euro. La cifra risulta essere oltre la metà del rosso di bilancio di tutti gli altri club europei messi assieme.
  • Se consideriamo i due clubs che si sono spartiti la Premier League negli ultimi anni, Chelsea e Manchester United, i debiti ammontano a 1,5 milioni di euro. Una cifra doppia rispetto a quella messi in mostra dalle due società milanesi: Inter 395 milioni e Milan 392.

 

L’INDEBITAMENTO – Prima di andare ad analizzare il differente indebitamento dei club inglesi ed italiani riportiamo in luce la nuova concezione di indebitamento adottata con le normative del Fair Play Finanziario:

  • Gli indebitamenti previsti dovranno essere ripianati mediante aumenti di capitale o attraverso donazioni, ma non più mediante prestiti.
  • La motivazione è ovvia e scontata: il prestito grava sul bilancio ed incide sull’indebitamento; la donazione o l’aumento di capitale consente di ristabilire l’equilibrio finanziario senza che debba essere previsto alcun rimborso e quindi, senza la possibilità che una richiesta di restituzione del prestito possa non essere soddisfatta e determinare il fallimento.
  • Questa è la norma che interesserà maggiormente l’Inghilterra; se in Spagna l’azionariato popolare e quindi le donazioni, riusciranno a coprire i corposi debiti dei club più titolati, oltremanica la situazione potrebbe peggiorare drasticamente.

 

I DEBITI ITALIANI E INGLESI: LA DIFFERENZA – Ma c’è una differenza notevole tra i debiti contratti dalle società inglesi e quelli contabilizzati da Inter e Milan.

  • I patron russi, americani ed arabi che hanno investito nell’industria calcistica d’oltremanica acquisendo società di calcio come fossero giocattoli ed attuando gestioni, eufemisticamente, poco accorte hanno dato a credito i propri soldi per acquisire giocatori a prezzi fuori mercato. C’è da scommettere che, una volta stufi del giocattolino, semmai troveranno qualche altro investitore pronto a subentrare, vorranno che siano ripianati i debiti contratti “dal club” verso loro stessi. Ma chi si compra una casa a prezzo pieno sapendo che è da ristrutturare quasi interamente? Solo un folle.
  • Diverso è invece il discorso delle società italiane: Inter e Milan sono in mano a presidenti mecenati che hanno deciso, chi più e chi meno, di svenarsi per vedere vincere i propri colori del cuore. Qualora, si spera mai, i due club milanesi dovessero passare di mano, c’è da star sicuri che i Moratti ed i Berlusconi non chiederanno al patron entrante di restituirgli i vari ripianamenti messi in atto negli anni della loro presidenza.
  • Pertanto la differenza tra il calcio inglese e quello italiano, su questo punto a favore del Belpaese, è netta e sostanziale. I vari Glazer, Abramovich, Mansour Bin Zayed e compagnia cantante stanno commettendo lo stesso errore attuato dai paesi Anglo-Americani negli ultimi anni: concentrarsi su risultati eclatanti, roboanti e prestigiosi a scapito della sostanza, del concreto e, quindi, del “reale”.
  • Va bene che le squadre della massima serie inglese sono quelle che presentano una media fatturato migliore: 122 milioni di euro incassati solo da diritti Tv ed introiti commerciali – contro i 79 della Bundesliga – ma è altrettanto palese che un modello basato su fondamenta così incerte, irrazionali, insostenibili e fittizie non può riprodursi a lungo.

 

FAIR PLAY FINANZIARIO: COSA SUCCEDERA’ IN INGHILTERRA? – Le normative sul FPF introdotto dall’Uefa prevedono, dalla stagione 2012/13, tra l’altro, anche il ripianamento dei debiti.

  • Ma allora cosa succederà nel paese inglese? Il Portsmouth, per la prima volta nella storia britannica, è finito in amministrazione controllata; mentre il Manchester United pochi mesi fa è stato costretto ad emettere un bond da 500 milioni di sterline per ristrutturare i suoi conti.
  • Ogni transazione economica sottoscritta dalle società britanniche è garantita dalle banche; istituti di credito ormai quasi totalmente nazionalizzati a seguito della grave crisi che ha colpito il regno di Sua Maestà.
  • Con una situazione a livello Paese non idilliaca e delle misure di austerità alla finestra, anche la Premier League potrebbe, prima di quanto si possa pensare, veder finito il periodo delle “vacche grasse”.

 

LA MARCIA FUNEBRE – In un contesto così volatile e volatilizzabile, le parole del ministro dello sport britannico, Hugh Robertson, suonano ancor più cupe:

  • “Il calcio è la disciplina peggio governata in questo paese. Bisogna muoversi presto per assicurare un futuro tranquillo al calcio inglese”.
  • Dalle parole del ministro Robertson appare piuttosto chiaro il monito: se nessuno si muoverà sarà costretto a farlo il legislatore. Ma allora non ci sarà più alcun scampo per le società britanniche.

 

LA PROSSIMA PUNTATA – Per concludere l’analisi economico-finanziaria e mettere in evidenza le differenze esistenti tra il sistema Italia ed il resto del calcio europeo che conta, nel prossimo articolo, presenteremo un attento studio sul bilancio di Barcellona ed Inter, relativo alla stagione 2009/10.


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Matteo Torti

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