Barcellona Inter in sfida economica, analisi del bilancio 2009/10 e considerazioni in merito a stato patrimoniale, indebitamento, FPF e altro, dettagli

Era il mese di aprile del 2010 quando l’Inter, guidata da Josè Mourinho, battendo in semifinale il Barcellona volò al Santiago Bernabeu apprestandosi a vincere la Champions League contro i tedeschi del Bayern Monaco.

 

L’ANALISI ECONOMICA – In esclusiva per il “pallone in confusione” il professor Josè Maria Gay de Liébana Y Saludas dell’Università di Barcellona, giocò, dal punto di vista economico-finanziario, la sfida tra Barcellona ed Inter.

  • La vincente? Ovviamente il Barcellona. Lo studio denominato “F.C. INTERNAZIONALE MILANO S.P.A. vs FC BARCELLONA – UEFA Champions League – El perfil economico de la semifinal  de la Liga de Campeones 2009-2010” mette in mostra le lacune economiche interiste che, purtroppo, colpiscono in linea generale il sistema calcio Italia.

 

IL FATTURATO (dati Football Money League) – Prendendo come riferimento l’arco temporale che va dalla stagione 2002/03 a quella 2008/09 la vittoria è del Barcellona per 6 a 1.

  • La società del presidente Moratti ha la meglio sul club catalano solamente nella stagione 2002/03, periodo nel quale i club italiani dominavano ancora la scena europea.
  • Il 30 giugno del 2009 il fatturato del club detentore dell’ultima Champions League era pari a 366 milioni di euro, quasi il doppio dei 197 totalizzati dall’Inter. Nello stesso anno il Barça fu secondo, per fatturato, solamente al Real Madrid, mentre i neroazzurri si posizionarono addirittura dietro la Juventus.
  • Il fatturato è strettamente connesso ai risultati ottenuti e, questi ultimi, sono correlati ai campioni acquisiti: con l’ingaggio di Mourinho ed Eto‘o, e con i risultati ottenuti sotto la loro gestione, il fatturato è cresciuto del 13,6% rispetto alla stagione precedente.
  • Ciò che però fa perdere competitività al sistema Italia è la composizione del fatturato: troppo dipendente dai diritti Tv, voce che incide per il 60% del totale.
  • Il club catalano vanta una migliore distribuzione delle voci che compongono il fatturato: 31% ricavi commerciali (l’Inter arriva al 27%), 26% ricavi da biglietteria (14% per la società neroazzurra) e 43% ricavi da diritti Tv (60% per la società di Moratti).
  • Ovviamente queste percentuali assumono ancora più peso se trasformate in soldi: i ricavi da biglietteria per il Barcellona sono di 95,16 milioni di euro mentre l’Inter si attesta a 27,58 milioni di euro; per quanto riguarda i diritti Tv i blaugrana ottengono 157,38 milioni di euro, contro i 118,20 della società neroazzurra; infine, i ricavi commerciali portano 113,46 milioni di euro al club spagnolo e 53,19 a quello di Moratti.

 

LO STATO PATRIMONIALE – Al 30 giugno 2009 la perdita della società neroazzurra è stata pari a 154 milioni di euro, in linea con quella dell’esercizio precedente fissata a 148.

  • La società del presidente Moratti a tale data ha un patrimonio netto negativo di 50 milioni di euro: “E’ difficile per una squadra di calcio di primo livello mantenere una struttura patrimoniale così fortemente deficitaria” è l’opinione del professor Gay. Questa strada è possibile solamente per il continuo impegno monetario del socio di riferimento, Massimo Moratti.
  • Con l’introduzione della normativa sul Fair Play Finanziario, perdite così sostenute non saranno più accettate; ciò renderà inevitabile per l’Inter tagliare delle voci di spesa, che siano ingaggi o spese per l’acquisizione di nuovi calciatori.
  • Non idilliaca, ma sicuramente migliore, la situazione del Fc Barcellona: patrimonio netto positivo di 21 milioni di euro ed immobilizzazioni materiali più consistenti rispetto ai neroazzurri grazie allo stadio di proprietà.
  • Al 30 giugno 2009, l’investimento totale della società di corso Vittorio Emanuele, in giocatori, è stato di 276,5 milioni di euro, rispetto ai 226,6 del club catalano; le minori spese per i giocatori del Barça sono sopperite dall’ottimo lavoro fatto con il settore giovanile che, ogni stagione, regala nuovi baby talenti alla prima squadra.

 

L’INDEBITAMENTO – L’indice in questione, determinato dal rapporto tra il patrimonio netto ed il totale dei debiti, in condizioni ottimali dovrebbe attestarsi, sempre secondo il professor Gay, intorno all’1.

  • Anche in questa circostanza, il risultato migliore è quello riportato dal club catalano: + 23,5% rispetto al – 9,3% della società neroazzurra.
  • Ciò che potrebbe riportare in linea la situazione del Barça è un aumento di capitale finanziato con mezzi propri.

 

IL CONTO ECONOMICO – A guardare i ricavi non c’è assolutamente storia: 366 milioni per il Barcellona e 222 per l’Inter.

  • L’unica voce del conto economico che vede l’Inter superare, malauguratamente, il Barça riguarda i costi operativi: 376 milioni contro i 361 della società spagnola.
  • Diretta conseguenza di queste voci il risultato finale conseguito dai due club: perdita di 154 milioni per i neroazzurri e utile di 7 milioni di euro per i catalani.

 

IL COSTO DEL LAVORO – Nel calcio un aspetto molto importante, dal punto di vista sportivo quanto economico, è rappresentato dal costo del lavoro effettivo:

  • La voce ottenuta dal professor Gay è ottenuta sommando i costi del personale e gli ammortamenti dei giocatori.
  • Il costo del lavoro effettivo per l’Inter è pari a 251,1 milioni di euro, inferiore rispetto ai 270,8 del Barcellona.
  • Nonostante il costo minore, l’incidenza di tale voce sui ricavi operativi vede primeggiare il club catalano: 74% rispetto al 113% della società di corso Vittorio Emanuele.

 

LA COMPOSIZIONE DEL FATTURATO – Se il fatturato dei club italiani è nettamente inferiore rispetto a quello delle squadre spagnole ed inglesi è anche per colpa delle sponsorizzazioni e del merchandising:

  • Secondo una ricerca di StageUp – Sport & Leisure Business, la percentuale media del fatturato per i club italiani, al netto di diritti Tv e biglietti si attesta sul 21,6%, cifra decisamente più bassa rispetto a quello della Bundesliga (45,4%), della Premier League (27,6%) e della Liga Spagnola (22,4%).
  • Questo significa che il fatturato dei club del campionato italiano è più dipendente dalla voce “diritti Tv” rispetto a quanto avviene in Spagna, Inghilterra e, soprattutto, Germania.
  • Paolillo a tal proposito afferma: “Sono indicazioni che non mi stupiscono. In Italia la contraffazione dei gadget delle società è un grosso problema. Fuori dagli stadi ci sono troppe bancarelle che vendono magliette e sciarpe non ufficiali. Su questo punto voglio però essere chiaro, i club non possono farsi carico del problema: è necessaria una nuova legge che contrasti il fenomeno; è lo Stato che deve intervenire”.
  • Il problema evidenziato dal dirigente neroazzurro è piuttosto chiaro e limpido: se ad essere comprato dai supporters è il merchandising non ufficiale, le società calcistiche perdono un’ottima voce di ricavo che, invece, è una risorsa fondamentale per altri club europei dove il senso di appartenenza ed il tifo verso la propria squadra sono dimostrati anche attraverso l’acquisto di gadget ufficiali.

 

FATTURATO & CAMPIONI: ESISTE UNA CORRELAZIONE? – Nella storia del calcio, recente e non, appare piuttosto chiara una regola:

  • Vincono le squadre che possono vantare in rosa un certo numero di campioni; attenzione però: questo non significa che vince la squadra che spende di più durante il calciomercato (Real Madrid e Manchester City sono ottimi esempi).
  • È altresì evidente che risultati prestigiosi, specie nelle competizioni europee, consentono ai club di ottenere maggiori ricavi.
  • Si può quindi concludere che vi è una stretta relazione tra il fatturato di una squadra ed i campioni che vanta in rosa: potendo schierare i cosiddetti “top player” si ha più probabilità di ottenere grandi risultati sul campo e, di conseguenza, avere ricavi superiore da reinvestire in nuovi acquisti.
  • Ma questa correlazione come cambierà con l’innesto delle norme sul Fair Play Finanziario? Molto semplice, i campioni verranno acquisiti unicamente da società che hanno maggiori fatturati e che quindi continueranno a vincere andando ad aumentare il divario esistente con quei club che, costretti a fare i conti con fatturati minori, non potranno competere con lo strapotere dei primi.
  • Lo stesso professor Gay mostra, analizzando sempre l’Inter del triplete, come l’ingaggio di Eto’o, considerato unanimemente un campione, abbia consentito ai neroazzurri di fare incetta di trofei in una stagione completando l’obiettivo prefissato con l’ingaggio, la stagione precedente, del tecnico Josè Mourinho.
  • Ma l’ingaggio di un top player, nella fattispecie Eto’o venne inserito nell’affare Ibrahimovic-Barcellona unitamente ad un conguaglio in denaro a favore della società di Moratti, fino ad ora è stato reso possibile, almeno in Italia, grazie all’intervento dei presidenti mecenati di Inter e Milan. Con l’introduzione della normativa del FPF ciò non sarà più possibile.
  • Inoltre i club che saranno in grado di generare fatturati maggiori potranno permettersi, grazie anche ai vantaggi fiscali, di offrire stipendi più alti ai giocatori avendo così, verso quest’ultimi, un maggiore appeal.

 

LA PROSSIMA PUNTATA – Concluso, almeno per ora, il discorso economico, andiamo ad occuparci di come viene definito il tanto famigerato Ranking Uefa.

 

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Matteo Torti

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