L’azionariato popolare in Italia, i casi Barcellona, MyRoma e Mantova United

Periodicamente e ciclicamente viene riproposto, nei salotti televisivi, il modello dell’azionariato popolare come panacea di tutti i mali del calcio. L’esempio più eclatante è il Barcellona, ma non sempre questa modalità di gestione di un club risulta essere efficace ed efficiente. Analizziamolo assieme.

 

 

DI COSA SI TRATTA? – Un pubblico investitore e “dirigente”: è questa la regola sottostante all’azionariato popolare, pratica diffusa nel mondo sportivo internazionale che consente ai supporter di un club di diventare parte attiva della propria società.

  • L’obiettivo dell’azionariato popolare è quello di diffondere capillarmente la proprietà delle quote della società: non più possedute da un numero limitato di soci, quanto piuttosto da una base quanto più corposa possibile di supporters.
  • La finalità di questa modalità di organizzazione è quella di assicurare una maggiore stabilità politica ed anche sociale ai soci che, anche possedendo una sola quota azionaria, godono di tutti i diritti e doveri previsti dalla legge vigente.
  • L’esempio più eclatante è sicuramente il Futbol Club Barcelona che vanta ben 163mila soci; in Spagna, oltre al club catalano, altri esempi di società gestite sotto questa forma sono il Real Madrid, l’Athletic Bilbao e l’Osasuna.


L’FC BARCELLONA: IL SENSO DI APPARTENENZA – A convincere i tifosi a partecipare attivamente alla gestione del proprio club non può essere solo l’animo sportivo.

  • Il club catalano del Barcellona vanta un modello tanto efficace quanto efficiente in quanto, essere parte del Barça, è un segno distintivo che radica le motivazioni in aspetti sociali, politici, culturali e storici.
  • I blaugrana, espressione della Catalogna, si sono da sempre mossi per la diffusione dell’entità sociale dei catalani, della loro cultura e del loro idioma.


SANTARCANGELO E ROMA: GLI ESEMPI ITALIANI – Se in Spagna il modello è già ben avviato, in Italia nel 2009 è stata creata l’Associazione Sportiva Squadramia che ha acquisito il 10% della proprietà dell’Associazione Sportiva Dilettantistica Santarcangelo.

  • MyROMA è invece l’unico esempio di azionariato popolare nella nostra massima serie: da maggio 2010 i tifosi del club giallorosso hanno creato un ente di diritto privato che partecipa fattivamente al capitale sociale della società capitolina.
  • Il 28 ottobre 2010, per la prima volta nella storia della Serie A italiana, un’associazione di azionariato popolare ha partecipato all’assemblea degli azionisti convocata per approvare il bilancio sociale.


MANTOVA UNITED: LA STORIA – Il 29 giugno 2010 il fallimento dell’AC Mantova costrinse la società dell’ex patron Lori a sprofondare in Serie D.

  • Un accanito gruppo di tifosi ha deciso di mettersi in gioco dando vita, nell’agosto dello stesso anno, ad una Cooperativa denominata Mantova United. L’obiettivo era quello di gestire l’azionariato popolare per conto del club biancorosso.
  • Nel giro di cinque mesi, la compagine capeggiata da Alberto Castagnaro – ex presidente del Mantova prima dell’era Lori -, ha raccolto grazie a 150 tifosi divenuti soci ed a 7 sponsor 100mila euro, serviti per acquisire azioni per un totale del 25% del capitale sociale del club.
  • Con questo nuovo modello di organizzazione i tifosi/soci potranno partecipare alla vita societaria, avendo la possibilità di incontrare la società per decisioni collettive.
  • Ma, come già detto per il caso Barcellona, per rendere praticabile questa entità è necessario rafforzare il legame club-territorio coinvolgendo la maggior parte dei cittadini e le aziende mantovane: solo in questo modo il Mantova United sarà realmente nelle mani dei tifosi.
  • I dettami sottoscritti dai soci sono: massima democraticità (una testa un voto), assenza dello scopo di lucro, vasta partecipazione popolare (assenza di limiti all’ingresso) e sostenibilità (quote impegnative, ma accessibili: da 100 a 2.000 euro annui per i tifosi e da 2.000 a 10.000 euro annui per le aziende).
  • Gli obiettivi della cooperativa Mantova United saranno quelli di organizzare l’azionariato popolare, coinvolgere e rafforzare il legame con tifosi e territorio, organizzare eventi con la collaborazione del Mantova Club e vigilare sulla corretta gestione della società Mantova Fc.
  • Cinque mesi dopo l’avvio del progetto, 150 tifosi/soci sono entrati ufficialmente nel capitale societario del Mantova Fc acquisendo il 25% delle quote societarie. L’obiettivo è quello di predisporre dei pacchetti soci-abbonati in modo da rendere attivo e partecipativo il ruolo del tifoso, socio, del club biancorosso.


AZIONARIATO POPOLARE IN ITALIA, CI CREDETE? – Ma siamo davvero sicuri che un’organizzazione societaria di questo tipo possa prendere piede in Italia? Sarebbe sicuramente un aiuto ai conti societari, soprattutto con la prossima entrata in vigore della normativa sul Fair Play Finanziario.

  • Uno dei maggiori problemi che rende difficile l’attuazione dell’azionariato popolare è la necessità che i tifosi di un certo club mostrino un reale senso di appartenenza verso la società tifata, non solamente a parole ma anche, e soprattutto, con fatti economici.
  • In Italia, a parole, molto spesso siamo tutti allenatori, dirigenti e presidenti tuttavia troppo spesso, con i fatti, ci tiriamo indietro nel momento del bisogno.
  • Economicamente parlando questo problema si traduce nel cosiddetto “Free rider”: perché non devo buttare la carta nel prato se lo fanno tutti? Sarà mica il mio pezzetto di carta che inquina il mondo. Ritornando al contesto calcistico: perché proprio io devo mettere soldi se ci sono tanti altri tifosi? Se anche non contribuisco io, cosa cambiano 500 euro in meno alla società? Ci sarà sempre qualcun altro più tifoso di me che li metterà.
  • Il vero problema è che tutti noi molto, forse troppo, spesso applichiamo questo ragionamento. Il motivo è uno solo: la mancanza di un vero senso di appartenenza verso i propri colori del cuore.
  • Sono poche le realtà in cui questo progetto potrebbe avere un reale seguito; a mente ci viene Napoli, città in cui il valore verso gli Azzurri è radicato e legato a tradizioni nemmeno poi tanto antiche. L’affezione al club partenopeo è dimostrato dall’enorme cornice di pubblico che, quasi sempre, offre il San Paolo.
  • Difficile invece pensare che i diversi milioni di tifosi rossoneri e neroazzurri riescano a raccogliere, mediamente, 100 euro: è questa la cifra media che basterebbe ai 6/7 milioni di supporters delle due squadre milanesi per acquisire l’intero pacchetto societario.


LE CONCLUSIONI – Sicuramente l’intervento diretto dei tifosi darebbe maggior valore al marchio societario ed una migliore stabilità ai conti economici legati non più esclusivamente all’intervento di un presidente mecenate.

  • Pensiamo però che sia realmente difficile un’organizzazione di questo tipo in un Paese, il nostro, in cui troppo spesso si pensa più agli interessi propri rispetto a quelli collettivi o, in questo caso, societari.


LA PROSSIMA PUNTATA – La situazione attuale non è delle migliori ed il futuro non può che non essere roseo.

  • Tralasciando questi aspetti tecnici, i tifosi si staranno chiedendo: “Sì, ma i campioni arriveranno ancora in Italia?”. Lo vedremo nel prossimo articolo.



Matteo Torti

 

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3 COMMENTI

  1. Articolo interessante, ma manca un altro esempio eclatante, quello dell’Ebbsfleet United, squadra di Conference inglese. Esperimento partito nel 2007 e da cui Squadramia ha preso l’idea. Nel 2007 30000 soci circa sparsi per il mondo hanno messo a disposizione 35 sterline a testa per comprare la maggioranza di una squadra inglese. A febbraio 2008 è stato preso il 75% dell’Ebbsfleet United e a maggio 2008 25000 tifosi hanno potuto gioire per la vittoria dell’FA Trophy a Wembley. Poi le prime difficoltà hanno portato a un calo dei soci fino agli attuali 1500 circa (di cui una 30ina italiani), zoccolo duro che lotta quotidianamente per cercare di portare un budget sufficiente al mister per gestire al meglio la squadra. In questi anni, oltre alla coppa abbiamo assistito anche a una retrocessione e l’anno scorso alla nuova promozione in Conference. Non c’è che dire, in 3 anni di proprietà abbiamo visto diverse facce della medaglia, nel bene e nel male, e la cosa ci ha uniti sempre più! Forza Ebbsfleet!!!

  2. Credo che a prescindere dalla volontà dei potenti presto o tardi si dovrà valutare questo tipo di assetto societario anche alla luce del Fair Play Finanziario i club devono recuperare il legame con i tifosi per incentivare i ricavi derivanti dal merchandising e dallo stadio(quando i club ne avranno uno di proprietà,si spera nel giro di qualche anno). Indubbiamente sarà dura la scalata ma pian piano la gente sta comprendendo la validità di questa soluzione.

  3. Ciao a tutti. in questo articolo non viene citato colui che, assime ad altri 3 soci a fine dicembre 2008 fu’ il primo a lanciare l’azionariato popolare in Italia : ANDREA GIGLIOTTI con “il suo” MODENA SPORT CLUB . Ad oggi noi soci siamo 348 e poco alla volta cresceremo…..(ad oggi abbiamo l’1% delle quote societarie). SIAMO POCHI MA BUONI !!!! SEMPRE FORZA MODENA!!!!

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