Museo dello Sport Milano, Arisi smentisce l'assessore allo Sport Chiara bisconti: "Quei soldi non erano per il Museo dello Sport"

Non si placa la maretta tra il Comune di Milano, nella persona dell’assessore al Benessere, Sport e Tempo libero, Chiara Bisconti, e il Presidente del Museo dello Sport di Milano, Onorato Arisi.

 

Al termine della riunione di Giunta dello scorso venerdì, infatti, Arisi si è “sentito costretto ancora una volta a fare chiarezza su quanto dichiarato dall’assessore Chiara Bisconti”. Il tema, è il finanziamento comunale di 600 mila euro che, come sottolinea e ribadisce Arisi, non erano destinati al Museo dello Sport, ma alla riqualificazione di un’ala della piscina Cozzi, struttura all’interno della quale sorgerà il Museo stesso.

 

«Purtroppo si continua a fare una grande confusione. Ribadisco che i 600.000 euro non erano destinati al Museo dello Sport, come invece ha sostenuto per l’ennesima volta l’Assessora Bisconti – afferma Arisi. – Quei soldi dovevano servire alla riqualificazione di un’ala della Piscina Cozzi, che noi poi, come Museo dello Sport, avremmo preso in affitto, e non alla realizzazione ed apertura dello stesso. Il Museo è sempre stato progetto esclusivo di Autentico Sport Srl, il Comune si era impegnato a metterci a disposizione i locali, e, lo ripeto ancora una volta, non gratuitamente

 

«Non capisco come si possa parlare in questi termini se a farne le spese è prima di tutto un impianto sportivo storico di Milano, e soltanto in seconda battuta il Museo, che comunque aprirà, come già dichiarato prima dell’estate – continua Arisi -. Non ci aspettavamo più, chiaramente, un aiuto da parte di questa Giunta, che fin dal suo insediamento aveva fatto capire con chiarezza i suoi intenti. Abbiamo continuato e continuiamo a lavorare affinché il prima possibile la città di Milano possa avere il suo tempio dello sport, come le più importanti città del mondo.»

 

«È diventato veramente noioso continuare a smentire che il Comune di Milano avrebbe finanziato il Museo dello Sport – conclude Arisi -. E visto che gli accordi, gli atti  e le firme  non sono stati  rispettati, si rispetti almeno questa verità!»


Di Redazione

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