Siena Inter 0 a 1 Serie A tredicesima giornata, per Ranieri minimo sforzo e massimo risultato

Ranieri, reduce dalle vittorie contro Cagliari, deve nuovamente fare i conti con gli infortunati: difesa obbligata con Zanetti a destra e Nagatomo sulle fasce, mentre al centro trovano spazio Ranocchia e Samuel. A centrocampo dentro i “vecchieti” Stankovic, Cambiasso e Thiago Motta, con Alvarez e Zarate dietro il bomber Pazzini.

 

Il match fatica a decollare nei primi minuti e, fatta esclusione per il tentativo di Zarate al terzo minuto chiuso bene, per vedere uno spunto interessante bisogna attendere il 10’: sassata da fuori area per Stankovic e palla che viene deviata da Brkic.

 

Al 16’ altra occasione d’oro per i neroazzurri: Alvarez, dalla destra, crossa in area. Pazzini spizza la sfera che finisce a Zarate; l’argentino, di testa, manda in bocca all’estremo difensore senese fallendo un’ottima chanche.

 

Ma la più nitida palla gol arriva al 30’: Samuel, tutto solo in area toscana, mette fuori sbagliando incredibilmente. Sul ribaltamento di fronte ci prova Brienza con il mancino: brivido per i supporters interisti e palla che finisce di poco sopra la traversa.

 

L’ultima occasione da rete capita ancora sul mancino senese: al 45’ l’attaccante serve il compagno di reparto Calaiò che chiude verso la porta neroazzurra sfiorando il palo alla sinistra di Julio Cesar. Brutto primo tempo dell’Inter che però fatica troppo a creare occasioni da rete interessanti.

 

La più concreta prova dei deludenti 45 minuti messi in campo dall’Inter arriva dal tecnico Ranieri che sostituisce, con ragione, un evanescente Zarate con il centrocampista Obi. Molto più inspiegabile è invece il cambio, sempre all’intervallo, tra Castaignos ed Alvarez: l’argentino è sembrato l’unico in palla del Biscione e, a meno di un eventuale problema muscolare, questa bocciatura non farà bene al ragazzo che è ancora in fase di ambientamento.

 

La seconda frazione di gioco si apre con un brivido per i neroazzurri: dopo poco più di cento secondi è Ranocchia che sbaglia ad intervenire e presta il fianco a Calaiò che, però, mette fuori. Al 53’ è Larrondo a mettere scompiglio nella difesa interista: sinistro sul fondo.

 

Al 60’ sono ancora gli uomini di Sannino a proiettarsi in avanti: Gazzi vede Larrondo e lo serve; Samuel si appoggia, ma De Marco lascia proseguire. Passano tre minuti ed i padroni di casa sono ancora avanti: Calaiò viene anticipato da un ottimo ripiegamento di capitan Zanetti; sugli sviluppi del corner tiro fuori di Brienza.

 

Il doppio cambio di Ranieri ad inizio ripresa sembra aver fatto venir meno la forza offensiva della squadra di Moratti che, per la prima volta, si fa vedere solamente al 66’: dal calcio d’angolo battuto da Obi ci prova Stankovic. Palla che viene murata dalla retroguardia toscana.

 

L’Inter prova una timida reazione verso la mezz’ora: al 74’ è Cambiasso che prova un cross in mezzo dove Ranocchia, di testa, gira fuori. Il Siena però reagisce e punta tutto sul contropiede: al 78’ è Zanetti che è costretto a scaraventare in angolo rattoppando al “buco” difensivo del duo Samuel-Ranocchia.

 

All’80’ Ranieri prova il tutto per tutto giocandosi il terzo ed ultimo cambio: fuori un centrocampista, Cambiasso, e dentro un attaccante, Milito. L’argentino si schiera nel tridente con Pazzini e Castaignos.

 

Il “tutti avanti” produce un unico brivido, all’84’, su un calcio di punizione dal limite calciato da Thiago Motta. Brkic, in tuffo, riesce a mantenere inviolata la propria porta.

 

Poi, quando tutto sembra finito, all’89’ arriva la rete decisiva di Castaignos che, dal dischetto del rigore, insacca regalando una soffertissima vittoria ai neroazzurri.

 

L’attacco è sterile e la difesa perennemente in affanno: per poter risalire la china e, soprattutto, la classifica ci vuol ben altro. Trovarsi ad esultare per il pareggio di Conti in Cagliari – Bologna o patire per la vittoria casalinga del Cesena contro il Genoa non è, o forse, non era da Inter.

 

I 14 punti conquistati in 12 giornate assomigliano sempre più ad una media da retrocessione; iniziano ad essere discutibili anche le scelte di Ranieri: che senso ha mandare in tribuna Coutinho e sostituire alla fine del primo tempo Alvarez quando, il brasiliano e l’argentino, sono indubbiamente gli unici due uomini in grado di saltare l’uomo, in grado di dare fantasia e briosità ad una squadra spenta ed arroccata sul proprio passato?

Matteo Torti

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