Milan – Juventus 1 a 1 Serie A venticinquesima giornata, A volte si farebbe bene a tacere

Volevano farla andare così e ci sono riusciti. Non ci sono altri termini per descrivere quanto accaduto nella serata odierna a San Siro. Il Milan domina la Juventus fin tanto che la terna arbitrale glielo concede. Nocerino sblocca il match, Muntari lo mette in sicurezza. Tagliavento lo assegna, ma Romagnoli lo trascina all’errore. Finisce 1 a 1. Ora Conte, Marotta e Chiellini potranno dirsi soddisfatti: missione compiuta.

 

Anche nel match scudetto Allegri è costretto a fare i conti con i numerosi infortunati e con la mancata riduzione della squalifica ad Ibrahimovic; il posto dello svedese viene preso da Pato che farà coppia con Robinho; alle loro spalle agirà Emanuelson. A centrocampo ancora fiducia per Muntari che andrà alla sinistra, con Nocerino a destra e Van Bommel in mezzo. Difesa formata da Abate, Thiago Silva, Mexes ed Antonini. Tra i pali Abbiati.

 

Conte, invece, può contare su tutta la rosa a sua disposizione. Pali difesi da capitan Buffon; trio difensivo composto da Barzagli, Bonucci e Chiellini. Centrocampo a cinque formato da Liechsteiner, Vidal, Pirlo, Marchisio ed Estigarribia. In avanti, dopo tanti dubbi, spazio al duo Borriello-Quagliarella.

 

Dopo un minuto di silenzio in ricordo dei nostri militari caduti in Afghanistan, Tagliavento fischia l’inizio del match. Nei primi minuti non succede molto; entrambe le squadre si studiano alla ricerca del varco giusto per imbastire una buona azione di gioco.

 

Il Milan commette qualche errore di troppo in fase di disimpegno, ma al 15’ arriva al gol. È Nocerino, dai venti metri, a scagliare un bel tiro che viene deviato in rete dalla testa di Bonucci. Diavolo super concreto.

 

La Juventus accusa il colpo e fatica a reagire. Pirlo viene marcato bene da Emanuelson e l’acido lattico nelle gambe inizia a farsi sentire.

 

Qualcosa di indescrivibile accade al 24’: sugli sviluppi di un calcio d’angolo è Muntari a depositare la palla in rete con un preciso colpo di testa. Buffon non può nulla, se non respingerla quando la sfera è ormai dentro di un metro. Lo vedono tutti, tranne l’assistente Romagnoli. Tagliavento indica il centrocampo andando a convalidare il gol ma, inspiegabilmente, si lascia trascinare dal guardalinee e non assegna la rete.

 

Comportamento deprecabile di Buffon che, consapevole che il pallone era dentro di un metro, non solo non dice nulla alla terna arbitrale, ma fa riprendere velocemente il gioco. I bianconeri, in contropiede solitario, si riversano nell’area rossonera ed arrivano al tiro con Estigarribia: miracolo di Abbiati che smanaccia in angolo.

 

Si fa fatica, da appassionati di sport, ad andare avanti con la cronaca dopo aver visto quanto sopra. È indubbiamente una delle sviste più clamorose degli ultimi decenni che potrebbe costare caro al Diavolo che, nonostante questo, riesce a chiudere il primo tempo in vantaggio senza correre particolari rischi.

 

Dopo un acceso diverbio nel tunnel degli spogliatoi tra rappresentanti rossoneri e bianconeri, inizia la ripresa. Allegri sostituisce un evanescente Pato con il più brioso El Shaarawi. Mentre Conte si affida a Pepe al posto di Estigarribia.

 

Al 53’ contrasto tra Robinho e Vidal sulla linea dell’area di rigore: Tagliavento lascia, inesorabilmente, proseguire. Il trend è palesemente quello del primo tempo. Conte inserisce forze fresche: entrano Vucinic e Matri al posto di Quagliarella e Borriello. Sarà la mossa vincente.

Il Diavolo, che sul 2 a 0 avrebbe messo la partita in cassaforte, patisce il ritorno dei bianconeri che al 79’ va in gol con Matri. Rete annullata da Romagnoli: Matri si trovava sulla stessa linea dei giocatori rossoneri. Svista inevitabile per l’assistente che, sessanta minuti prima, non era stato in grado di vedere un pallone dentro di un metro.

 

L’appuntamento con il gol, per la punta bianconera, è solo rimandato: arriva all’83’. Cross di Pepe dalla destra; deviazione in rete di Matri. È la beffa. Nei minuti finali gli uomini di Allegri tentano l’arrembaggio, ma non riescono a riportarsi in vantaggio.

 

Da segnalare c’è l’espulsione di Vidal all’88’ ed un Conte ‘aizza’ polemiche che si scaglia contro Van Bommel ed Ambrosini e che, di fatto, genera un fisico battibecco tra il capitano rossonero e Chiellini.

 

Finisce 1 a 1; si potrebbe parlare di ‘rapina a mano armata’, si potrebbe parlare di furto, di ‘ladrata’, di fortuna. Ma forse è meglio non parlare. Un appassionato di sport non può continuare a parlare vedendo certe immagini. D’altronde, a malincuore, nel calcio di oggi ottiene di più chi si lamenta. E sappiamo le ultime settimane da cosa sono state caratterizzate.

 

Il Milan esce dallo stadio a testa non alta, di più. Senza dodici infortunati e senza Ibrahimovic riesce ad annichilire la Juventus. Ma non può nulla contro la terna arbitrale. Sarebbe chiedere troppo.

 

Chi annunciava una paura a fischiare a favore di una certa squadra è stato rincuorato.

 


Matteo Torti

5 COMMENTI

  1. il gol di muntari( giocatore scarso che segna solo contro la juve) era gol di 1 metro, ma ti sei dimenticato del cazzotto di mexes a borriello ( poi volete lo sconto sulle 3 giornate che daranno al francese come per ibra)e del gol regolare di matri che lo stesso segna-linee ha annullato. non è colpa di conte o di marotta ma è il calcio che va cosi’. domenica prossima ne riparliamo!

  2. Il gol del milan annullato c’era tutto… ma anche il gol annullato della Juventus.. quindi meno polemiche e più fatti. “il milan non può nulla contro la terna arbitrale”… oh… poveri loro! sono stati torturati dall’arbitro…. ma per piacere. Due gol a testa di cui uno annullato ingiustamente (ad entrambi).
    Finitela di piagnucolare..

  3. Innanzitutto non è possibile paragonare e mettere sullo stesso piano i due errori. Il gol non dato al Milan è clamoroso e impossibile da non vedere, il gol annullato alla juventus era sul filo del fuorigioco. Poi vorrei ricordare che il maestro della lamentela facile e della polemica gratuita, ma non sterile visto l’esito, è proprio Conte supportato dalla sua dirigenza fin dalla prima giornata di campionato.

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