Cessioni Milan e Inter Shevchenko, Kakà, Eto’o, Thiago Silva e Ibrahimovic, dettagli e curiosità

Dal 2006 ad oggi il mondo del calcio è profondamente cambiato. L’avvento sul mercato dei magnati americani, arabi e russi ha stravolto gli equilibri societari con riflessi anche sul piano sportivo. L’Italia, ovviamente, non è rimasta immune a questo fenomeno ed, a dispetto di quanto avvenuto in Inghilterra e Francia, l’ha subito passivamente passando da dominatore del calciomercato a facile preda. È in questo quadro che si inseriscono alcune delle ultime clamorose cessioni di Inter e Milan; stiamo parlando di Shevchenko, Kakà, Eto’o e dei più recenti Ibrahimovic e Thiago Silva. Operazioni bollate come fallimentari dai tifosi e rivelatesi poi, almeno nei primi tre casi, dei veri e propri successi visto come è proseguita la carriera dei calciatori in questione. Che questo trend si possa ripetere anche con Thiago Silva ed Ibrahimovic?

 

FATE LARGO: ARRIVIAMO NOI – Abramovich, Glazer, Hicks, Gillett, Mansur bin Zayd Al Nahyan e Al Thani. Sono questi i magnati che, a partire dal 2003 ad oggi, hanno rivoluzionato drasticamente la gerarchia finanziaria dei club di calcio.

– Il primo a far l’ingresso sul mercato è stato il russo Roman Abramovich che, nel 2003, acquistò il Chelsea per un controvalore di 140 milioni di sterline con l’obiettivo, raggiunto nel maggio del 2012, di condurre i Blues sul tetto d’Europa.

– Stesso discorso per altre tre squadre inglesi; stiamo parlando del Manchester United, acquistato nel 2005 da Malcom Glazer, del Liverpool acquistato nel 2007 da George Gillett e Tom Hicks e del Manchester City, che nel 2008 vide l’avvento degli sceicchi.

– L’ultimo in ordine cronologico, ma ad ora il primo per ambizione, è il Paris Saint-Germain che da poco più di un anno è in mano alla Qatar Investment Authority.

 

LE SPESE PAZZE – Non solo magnati americani, arabi e russi. Le ultime sessioni di calciomercato sono state caratterizzate per spese folli da parte dei club sopra descritti e di due squadre spagnole: Barcellona e Real Madrid. Non sempre però i soldi spesi si sono rivelati forieri di successi sportivi.

– Tralasciamo i 43 milioni di euro spesi dal Psg per Javier Pastore, i 37,5 versati all’Udinese dal Barcellona per Alexis Sanchez, i 35 stanziati dal Manchester City per acquistare Edin Dzeko dal Wolfsburg, i 58,5 che il Chelsea ha dovuto pagare all’Atletico Madrid per Fernando Torres o i 41 pagati dal Liverpool all’Aston Villa per Andy Carroll.

– Analizzando le ultime partenze illustri dal nostro campionato ne possiamo individuare tre che non hanno avuto, per i club che hanno acquistato i suddetti giocatori, i risultati sperati: Shevchenko, Kakà ed Eto’o. Interessanti, poi, sono i motivi ‘ufficiali’ che hanno motivato tali trasferimenti.

– La domanda, quindi, sorge spontanea: cosa succederà con Thiago Silva ed Ibrahimovic? Il brasiliano e lo svedese ripercorranno le disastrose carriere post-milanesi della punta ucraina, del fantastista verdeoro o dell’attaccante camerunense? Il rischio, almeno per uno dei due, c’è.

 

43 MILIONI DI EURO E L’INGLESE PER I FIGLI – “Voglio chiarire che una mia eventuale partenza non sarebbe da mettere in relazione al mio rapporto con il Milan che resta affettuoso o ai legami con allenatore e compagni. Sarebbe una decisione presa esclusivamente per la mia famiglia”. Sono queste le parole utilizzate da Andrij Shevchenko il 13 maggio del 2006 per giustificare la propria partenza in direzione Chelsea.

– Dopo sette anni al Milan conditi dalla vittoria di 1 Campionato, 1 Coppa Italia, 1 Supercoppa Italiana, 1 Champions League, 1 Supercoppa Europea ed 1 Pallone d’Oro, l’attaccante ucraino decise di lasciare Milanello per assecondare la volontà della moglie, l’ex modella Kristen Pazik, di far frequentare al figlio Jordan una scuola in lingua inglese.

– Nonostante questa repentina decisione, Sheva è rimasto nel cuore di tutti i tifosi rossoneri. 173 gol in 296 presenze con i colori del Diavolo non potevano essere dimenticati facilmente. I tifosi, che abbracciarono l’attaccante in tribuna durante l’ultima partita di campionato, con la Roma il 14 maggio del 2006, rimasero scottati da questa partenza. Al posto dell’ucraino, infatti, arrivò il modestissimo brasiliano Ricardo Oliveira.

– Il Chelsea di Roman Abramovich, con l’acquisto di Andrij, pensò di essersi assicurato l’attaccante giusto per conquistare Premier League e Champions League. Nonostante un buon avvio con rete nel Community Shield e nella Premier, le prestazioni di Sheva delusero ampiamente le attese, a differenza di Drogba che invece convinse tutti i supporters dei Blues. I due anni a Londra sono stati conditi da 22 reti in 77 presenze.

– Il non-rapporto con il tecnico Josè Mourinho convinse l’ucraino, il 23 agosto del 2008, a tentare il ritorno al Milan. Berlusconi ed i tifosi rossoneri lo abbracciarono volentieri, ma l’ucraino ormai 31enne non soddisfò le previsioni: solamente 2 gol in 26 match disputati.

– Nell’estate del 2009 il Milan non esercitò il diritto di riscatto e Sheva decise di concludere la propria carriera in patria, in quella Dinamo Kiev che l’aveva lanciato dal 1994 al 1999.

 

KAKA’ E QUEL DESIDERIO BLANCO – Quando nell’estate del 2003 il Milan lo acquistò per 8,5 milioni di euro dal San Paolo non si immaginava che, da lì a poco, il trequartista brasiliano dal nome un po’ eccentrico (di lui Luciano Moggi disse: “Non porterei mai in Italia un giocatore con un nome così”) potesse diventare uno tra i più forti attaccanti di tutti i tempi.

– Come Shevchenko, anche Kakà con il Diavolo vinse tutto ciò che si poteva alzare al cielo: 1 Campionato, 1 Supercoppa Italiana, 1 Champions League, 2 Supercoppe Europee, 1 Coppa del Mondo per Club ed 1 Pallone d’Oro.

– Ciò che sconvolse il proseguo della sua carriera in rossonera, fatta di 95 reti in 270 match, avvenne a gennaio del 2009 quando, il Manchester City, avanzò una clamorosa offerta per portarlo alla corte dello sceicco: 112 milioni di euro cash. Il Milan, inevitabilmente, tentennò di fronte ad una proposta di questo tipo, ma il 19 dello stesso mese Berlusconi comunicò il rifiuto dell’offerta proveniente da Manchester.

– Il padre-procuratore, Bosco Leite, colse al volo questa occasione per far vestire a suo figlio i colori da sempre sognati: quella camiseta blanca del Real Madrid che, nella notte tra l’8 ed il 9 giugno del 2009, diventò realtà. Il Milan, però, vedette quasi dimezzare il ricavo: dai 112 milioni di euro sfumati a gennaio e provenienti da Manchester ai 67,5 milioni di euro arrivati a giugno e provenienti da Madrid.

– I supporters del Diavolo, già scottati dalla repentina partenza di Sheva direzione Londra, non esitarono a mettere in scena una protesta senza precedenti arrivando, addirittura, a criticare il presidente Berlusconi, reo di voler dismettere il Milan.

– Così come avvenne, tre anni prima, per l’ucraino anche il ‘Bambino d’Oro’ brasiliano non trovò fortuna valicando i confini di Milanello. Con le Merengues, Kakà, faticò a trovare il giusto feeling con Manuel Pellegrini prima e Josè Mourinho poi. Ad oggi il suo profilo ci dice che l’avventura a Madrid, peraltro condita da numerosi infortuni al ginocchio, è ferma a 24 reti in 93 match.

 

ETO’O ED IL DESIDERIO DI UN ESEMPIO PER L’AFRICA – Se fino ad ora abbiamo parlato di cessioni illustre del Milan è arrivato il momento di trattare il mercato in uscita dell’Inter che, il 24 agosto del 2011, ha dovuto registrare la partenza di Samuel Eto’o.

– Il camerunense, dopo cinque stagioni superlative al Barcellona (130 reti in 190 presenze), nell’estate del 2009 arrivò in Italia come pedina di scambio dell’operazione Ibrahimovic-blaugrana. Sotto la guida di Mourinho divenne, in poche settimane, un giocatore fondamentale per la squadra interista che, con lui, nel maggio del 2010 alzò la Champions League dopo 44 anni di astinenza.

– La sua carriera da top player, però, può dirsi ufficialmente conclusa il 24 agosto del 2011 quando il camerunense decise di assecondare il ‘progetto’ dell’Anzhi di Machačkala. Un progetto da 20,5 milioni di euro netti annui di ingaggio oltre ad una serie di benefit.

– Massimo Moratti, dall’operazione più costosa e sorprendente della storia del calcio russo, ne ricavò un bel gruzzolo considerata anche l’età dell’ex blaugrana all’epoca, 30 anni: 27 milioni di euro.

– Kerimov, magnate russo proprietario dell’Anzhi, con l’acquisto di Eto’o aveva l’obiettivo di consentire ad altri big di approdare nel proprio club; i risultati, però, non sono stati soddisfacenti visto che al primo anno, il camerunense, ha realizzato 13 reti in 23 partite. Un rollino niente male in un campionato di livello, ma decisamente mediocre se realizzato nella Premier russa.

– D’altra parte, come affermò lo stesso giocatore, l’obiettivo di approdare in Russia non era quello di raggiungere prestigiosi risultati sportivi: “Per me significa anche aiutare molti bambini africani che sognano di diventare calciatori, voglio essere un esempio per loro”. Non male aver come esempio uno che, a 30 anni, decide di ritirarsi dal calcio che conta per percepire 20,5 milioni di euro netti all’anno.

 

SOTTO A CHI TOCCA – Shevchenko, Kakà ed Eto’o. Tre cessioni apparentemente diverse accomunate da un fattore: le prestazioni sottotono dei tre una volta abbandonata la città di Milan, neroazzurri o rossoneri che siano.

– Chi per mancato ambientamento, chi per guai muscolari e chi per scarse motivazioni: fatto sta che l’ucraino, il brasiliano ed il camerunense hanno deluso ampiamente le attese una volta traferitisi, a suon di milioni di euro, a Londra, Madrid e Machačkala.

– Quest’estate è stata caratterizzata, almeno fin qui, dalla partenza sempre da Milano di altri due big della nostra Serie A; stiamo parlando di Thiago Silva e Zlatan Ibrahimovic. Due pilastri del Milan dell’ultimo biennio che sono stati venduti, per una cifra di 65 milioni di euro più nove di bonus, al Psg degli sceicchi.

– Le proteste verso la società rossonera, vedasi le richieste di rimborso dell’abbonamento, non hanno esitato ad avviarsi; ciò che viene contestato, in primis, è la mancanza di comunicazione dei progetti futuri del club. Questa sostanza, seppur in termini differenti, si è manifestata anche con le cessioni di Shevchenko, Kakà ed Eto’o.

 

CESSIONI DA MAESTRI – Isolando l’Inter dal discorso, per quanto riguarda il Milan possiamo facilmente ammettere che qualche acquisto è stato sbagliato, ma le grandi cessioni sono avvenute sempre nel momento più propizio. Shevchenko e Kakà ce lo insegnano.

– Siamo sicuri che questi risultati non si ripetano anche con le cessioni di Thiago Silva ed Ibrahimovic?

– Questa possibilità è molto probabile che si verifichi per Thiago Silva che da quando gioca nel Milan ha saltato, mediamente, 9-10 match all’anno per problemi muscolari: il 15% delle partite totali.

 

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Matteo Torti

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