Calciomercato Milan, i motivi dietro alle scelte di compravendita della società, attraverso l’analisi economico finanziaria dell’impero Berlusconi

Thiago Silva ed Ibrahimovic; fino a poco meno di un mese fa questi due nomi, al solo pensiero, regalavano sogni e gioie ai tifosi rossoneri che se li cullavano e se li tenevano ben stretti. In poche ore, però, tutto è cambiato: il Psg, con un’offerta monstre da 65 milioni di euro (più 9 di bonus), li ha strappati a Berlusconi. Cosa c’è dietro questa scelta del Milan di cederli? Follia o ragionamento?

 

PRIMA DI TUTTO, UNA PRECISAZIONE – Il presente articolo vuole prescindere dalle questioni sportive, tecnico-tattiche e di indebolimento della rosa rossonera: se le cessioni di Thiago Silva ed Ibrahimovic dovessero essere giudicate in questi termini sarebbero, inevitabilmente, da bollare come fallimentari.

– Lo scopo di questa lunga riflessione, è invece quello di presentare un’analisi della situazione economico-finanziaria dell’impero Berlusconi, al fine di individuare una motivazione concreta sul motivo in forza del quale la società Milan, che solo due anni fa aveva messo in piedi una squadra capace di dominare in Italia, ha deciso di smantellarne buona parte.

 

GLI UOMINI PIU’ RICCHI D’ITALIA E DEL MONDO – Il punto d’inizio della nostra ricerca è l’analisi economico-finanziaria del presidente del Milan  Silvio Berlusconi. Per questo, viene comoda la classifica che pubblica annualmente la rivista Forbes sulla graduatoria degli uomini più ricchi del mondo.

– Estraendo l’ordine degli imprenditori italiani, si può notare come nel 2012 Silvio Berlusconi & famiglia fossero collocati al sesto posto tra i ‘Paperoni italiani’, con un patrimonio di 5,9 miliardi di euro. Tale ammontare è  calato drasticamente dal triennio 2005-2006-2007, quando il presidente rossonero era saldamente in testa alla classifica dei più ricchi del Belpaese con un patrimonio che oscillava tra gli 11 ed i 12 miliardi di euro.

– Il trend discendente ha riguardato, di riflesso, anche il posizionamento nella classifica stessa: in tale ottica, infatti, il presidente del Milan è passato dalla 25esima piazza del 2005, alla 51esima del 2007, ritrovandosi alla 169esima del 2012.

 

LA GALASSIA FININVEST – Per giungere a comprendere l’attuale formazione della squadra Rossonera e i relativi movimenti di calciomercato, si deve partire da alcune considerazioni su Fininvest, la holding della famiglia Berlusconi che fa capo a diverse controllate: Mediaset (39%), Arnoldo Mondadori Editore (50%), Mediolanum (36%), Ac Milan (100%), Teatro Manzoni (100%), Molmed (23,956%), Mediobanca (2,06%), Aedes (2,06%).

– La criticità della fase attuale ha colpito anche Fininvest che ha archiviato il 2011 con un utile netto crollato verticalmente a 7,5 milioni di euro rispetto i 160,1 milioni del 2010: – 95,3%. Questo risultato è stato influenzato dalle svalutazioni effettuate su attività finanziarie, fra cui i titoli governativi greci detenuti da Mediolanum.

– Performance negativa anche per i ricavi che si sono attestati a 5,81 miliardi di euro rispetto i 5,89 del 2010: – 1,4%. Di riflesso, per il secondo anno consecutivo, non è stato distribuito alcun dividendo.

– E’ peggiorata notevolmente anche la posizione finanziaria netta passata da un indebitamento di 1.357,2 milioni di euro di fine 2010 ai 2.077,5 milioni di euro di fine 2011. Questo maggiore indebitamento è da ricondurre ai 564,2 milioni di euro versati a Cir per la vicenda del Lodo Mondadori.

 

CAPITOLO MEDIASET – Entrando nella galassia Fininvest possiamo poi analizzare i conti di Mediaset; la società ha archiviato il 2011 con un utile netto in calo del 36% rispetto al 2010: si è passati da 352 a 225 milioni di euro.

– I ricavi sono rimasti stabili (nel 2011 a 4,25 miliardi di euro: – 1%), mentre il dividendo distribuito è calato passando da 0,35 euro del 2010 agli attuali 0,10 euro.

– I risultati sono poi ulteriormente peggiorati se si analizzano le performance del primo trimestre 2012: ricavi a 0,98 miliardi di euro contro gli 1,11 dello stesso periodo del 2011 ed utile netto a 10,3 milioni di euro rispetto ai 68,4 del primo trimestre del 2010.

– Anche le previsioni sui restanti tre trimestri del 2012 non sono positive; dalla sezione dedicata all’Evoluzione prevedibile della gestione si legge questa nota: “Sulla base dei risultati conseguiti al termine dei primi tre mesi, qualora le condizioni di mercato non dovessero evidenziare segnali di miglioramento, il Gruppo conferma la previsione di chiudere l’esercizio 2012 con un utile netto consolidato inferiore a quello registrato nel 2011”.

– La crisi di Mediaset è testimoniata anche dall’andamento in Borsa del titolo (visibile nell’immagine sottostante); l’azienda, quotata a Piazza Affari, vale (dati riferiti a lunedì 13 agosto 2012) 1,43 euro per azione quando, esattamente cinque anni fa (13 agosto 2007) era quotata 7,89 euro.

 

CAPITOLO MEDIOLANUM – Il Gruppo Mediolanum, inoltre, controllato pariteticamente dal Gruppo Fininvest e dal Gruppo Doris, è unanimemente conosciuta per aver introdotto il concetto di ‘Family Banker’.

– Il 2011 di Mediolanum ha visto un utile netto pari a 67 milioni di euro, in calo del 70% rispetto a quello del 2010. Dati decisamente più positivi per il primo trimestre del 2012 quando l’utile netto è balzato a 179 milioni di euro facendo registrare una crescita del 160% rispetto allo stesso periodo del 2011.

– I risultati del 2011, come afferma una nota del gruppo, “vedono confermato il buon andamento del business e sono stati positivamente influenzati dal forte aumento dei ricavi ricorrenti, delle commissioni di performance e dal recupero di valore degli investimenti al fair value”.

– L’analisi delle quotazioni in Borsa ci mostra un dimezzamento del titolo a Piazza Affari passato dai 5,32 euro del 13 agosto 2007 ai 3,04 del 13 agosto 2012.

 

 

CAPITOLO MONDADORI – Non finisce qui; dopo Mediaset e Mediolanum è interessante analizzare anche i risultati conseguiti da Mondadori che ha chiuso il 2011 con un fatturato netto consolidato di 1,51 miliardi di euro contro gli 1,56 del 2010 (- 3,1%).

– L’utile netto consolidato è invece cresciuto del 17,8% attestandosi a 49,6 milioni di euro rispetto ai 42,1 dell’esercizio precedente. Utile, in realtà, solo apparentemente positivo visto che il 2010 era stato caratterizzato dal pagamento di imposte relative ad esercizi precedenti per 8,7 milioni di euro.

– Risultati negativi per il primo trimestre del 2012 dove Mondadori ha fatto registrare un calo del 52% dell’utile netto consolidato, passato dai 5 milioni di euro dello stesso periodo del 2010 agli attuali 2,4. Non positivi anche i ricavi scesi del 7,4% a quota 328 milioni di euro.

– Una nota del gruppo conferma che, al momento, “non è ipotizzabile il raggiungimento dei livelli di redditività dell’esercizio scorso”.

– Anche per Mondadori, così come successo per Mediaset e Mediolanum, si assiste ad una caduta libera delle quotazioni a Piazza Affari, passate dai 6,84 euro per azione del 13 agosto 2007 agli attuali 0,99.

 

E IL MILAN? – Ovviamente, questi risultati presi singolarmente a noi interessano poco; per cercare di chiudere il nostro discorso dobbiamo andare ad analizzare le performance economico-finanziarie del Milan.

– Anche in questo caso è il rosso il colore che domina; le perdite nette di esercizio, dal 2008 al 2011, sono state le seguenti: 66,8 milioni di euro, 9,8 milioni di euro, 69,8 milioni di euro, 67,3 milioni di euro che, in totale, fanno 213,7 milioni di euro in quattro esercizi.

– Bisogna poi precisare che, in tutti questi anni, le perdite realizzate dal Milan sono state interamente ripianate dal presidente Silvio Berlusconi che, però, ha più volte sottolineato l’importanza di ridurre i costi legati alla gestione del club in favore di un autofinanziamento della squadra.

– Inizialmente, a queste parole non si è dato il giusto peso, ma le cessioni di Shevchenko e Kakà prima, e di Thiago Silva ed Ibrahimovic poi, sono la testimonianza che il presidente non ha più la voglia di sobbarcarsi, annualmente, questi ripianamenti.

– A questo punto, però una seconda precisazione è necessaria: se l’ammontare delle perdite dell’esercizio 2011, per poter essere ripianate, hanno avuto bisogno di un terzo dell’utile realizzato da Mediaset, quelle dell’esercizio del 2012 avrebbero prosciugato per intero l’utile netto prodotto dall’azienda televisiva. Da qui, quindi, la necessità di cedere qualche pezzo pregiato della propria rosa.

 

LE CONCLUSIONI – Pensare che Silvio Berlusconi, con un patrimonio stimato nell 2012 di 5,9 miliardi di euro, non possa permettersi di sborsare annualmente 60-70 milioni di euro per ripianare le perdite del Milan, sembrerebbe fantasioso.

– In molti utilizzano il termine ‘ramo secco’ per specificare ciò che rappresenta, oggi, il Milan per la famiglia Berlusconi: un asset non strategico che non regala soddisfazioni sportive e, men che meno, economiche.

– Analizzando tuttavia la quantità di denaro che il Milan, annualmente, prosciuga, più che di ‘ramo secco’ bisognerebbe parlare di un ramo vivo, anzi vivissimo, che deve essere annaffiato di continuo, ma che non regala altrettante soddisfazioni in proporzione alle risorse spese.

– Se a questo aggiungiamo, come visto nei paragrafi precedenti, i risultati negativi di tutte le altre aziende facenti parte dell’impero costruito da Silvio Berlusconi, allora è ben comprensibile come mai la missione numero 1, in via Turati, sia quella di ridurre il più possibile i costi.

– La proprietà, infatti, non vuole continuare a ripianare i livelli di perdita, non solo per la necessità di rientrare nei termini imposti dal Fair-Play Finanziario, ma anche e soprattutto perché la criticità attuale, acuita dalla sentenza del Lodo Mondadori, ha messo a dura prova la solidità delle proprie aziende.

 

LE PROSPETTIVE FUTURE – Cosa attendersi, allora, per i prossimi anni? Nella vasta popolazione dei tifosi rossoneri c’è chi sostiene che, da ora in poi, ogni anno verrà ceduto il pezzo pregiato e chi crede che l’anno prossimo sarà nuovamente un grande Milan.

– La verità, molto probabilmente, sta nel mezzo: con la doppia cessione di Thiago Silva ed Ibrahimovic, la prossima stagione non sarà necessaria alcuna partenza eccellente. E questo trend potrebbe proseguire, verosimilmente, per altri 2-3 anni. L’obiettivo di ridurre i costi di gestione, non dovendo pagare gli onerosissimi emolumenti al difensore brasiliano ed alla punta svedese è pienamente raggiunto.

– E’ per questo motivo che, molto probabilmente, nelle prossime sessioni di calciomercato la dirigenza rossonera tornerà ad essere libera di muoversi sul mercato in entrata. Certo non si tratta di valutare acquisti del calibro di Cristiano Ronaldo o Messi, ma sicuramente di poter completare la rosa con buoni giocatori che non abbiano un costo superiore ai 25 milioni di euro e che percepiscano uno stipendio superiore ai 5 milioni di euro annui.

 

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Matteo Torti

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