Sarri nuovo allenatore Milan, Galliani ha scelto lui per il dopo-Inzaghi

Filippo InzaghiLa settimana che si è chiusa da poche ore è stata molto importante per il futuro del Diavolo. Al 90′ della sfida di sabato scorso contro il Verona in molti, noi compresi, credevamo in un possibile allontanamento di Inzaghi; questo non è avvenuto, ma la dirigenza rossonera ha comunque posto le basi per definire le linee guida della prossima stagione. A partire dal tecnico, con Inzaghi che sarà sicuramente allontanato. Chi lo sostituirà? Nelle ultime ore è iniziato il bailame di nomi, con Maurizio Sarri, attuale tecnico dell’Empoli, favorito su tutti gli altri.

 

LA CERTEZZA E’ L’ESONERO DI INZAGHI – L’unica certezza, ad oggi, sembra essere la decisione di allontanare Filippo Inzaghi dall’incarico a fine stagione. Galliani e Berlusconi domenica scorsa hanno valutato se poteva essere opportuno un avvicendamento in questa fase della stagione, ma il presidente ha preferito ribadire la fiducia a SuperPippo per due motivi.

– Il primo è la mancanza di alternative valide, con l’idea che sia Tassotti che Brocchi non avrebbero potuto imprimere quella spinta necessaria a cambiare volto ai rossoneri. Il secondo, invece, è la non volontà di essere visto come un esonera-allenatori; il presidente non si è sentito di allontanare il terzo allenatore in poco più di un anno.

– Quindi avanti tutta con Pippo, come confermato anche da Galliani lunedì scorso. Avanti tutta sì, ma fino al termine della stagione. A giugno il rapporto tra Inzaghi e il Milan finirà e SuperPippo potrà iniziare seriamente la sua carriera da allenatore facendo quella gavetta che, in questi ultimi anni sull’onda di un guardiolismo sempre più diffuso, si è cercato di evitare di fronte a grandi ex giocatori.

 

SARRI IL NOME NUOVO – Se rivoluzione deve essere, rivoluzione sarà. E se con Allegri è caduto il dogma del “Milan ai milanisti”, con Sarri potrebbe anche cadere quel dogma che vede i rossoneri allenati da tecnici blasonati. Classe ’59, Maurizio Sarri ha trascorso l’intera sua vita nel mondo del calcio.

– Non tanto da calciatore, visto che vanta solamente qualche apparizione tra i dilettanti, quanto più da tecnico. Maurizio Sarri è la gavetta fatta a persona: ha iniziato portando in Eccellenza la Cavriglia e l’Antella.

– Poi arrivò la Sansovino di Arezzo, che Sarri portò abilmente in Serie C2 guadagnando due promozioni in due anni e vincendo la Coppa Italia di categoria.

– La vittoria della Coppa Italia di Serie D gli valse la possibilità di allenare in C1 con la Sangiovannese che trascinò a una storia promozione.

– Una storia fatta di piccoli passi avanti con la Serie B che arriva solamente nel 2005-06, quando traghettò il ripescato Pescara all’undicesimo posto verso una salvezza che quell’anno sembrava impossibile da ottenere.

– Poi l’Arezzo e la vittoria in Coppa Italia contro il Livorno, che in quell’anno militava in Serie A. Ma la vera svolta arriva il 25 giugno del 2012 quando firma con l’Empoli: il primo anno playoff persi in finale contro il Novara, ma l’anno dopo arriva l’accesso in Serie A da secondo. Finalmente arriva la Serie A, a 55 anni e dopo una gavetta di oltre vent’anni che l’ha visto calcare qualunque tipo di categoria.

 

L’IMPRINTING DI SACCHI… – Il sogno, nonché il mentore e al tempo stesso il metro di paragone è lui. Arrigo Sacchi. In molti vedono in Maurizio Sarri un nuovo Sacchi per la personalità e la qualità del gioco che sta riuscendo a esprimere con il suo Empoli.

– Proprio lui, il tecnico di Fusignano, sembra aver sponsorizzato alla dirigenza rossonera il nome di Sarri. La forza delle idee che arriva dalla provincia e il gioco spumeggiante sono i motivi che hanno portato uno degli allenatori più vincenti della storia rossonera, ora fedelissimo consigliere della società di via Aldo Rossi, a questo suggerimento.

– E in molti hanno già iniziato a fare esempi, paragoni e confronti. La forza della provincia c’è in Sacchi quanto in Sacchi, è vero, ma molti altri elementi non coincidono. A partire da quello che, forse, conta più di tutti: la carriera.

– Arrigo Sacchi è arrivato si a sedere sulla panchina rossonera da semi-sconosciuto, ma ci arrivava dopo una gavetta lunga meno di dieci anni e dopo aver allenato, tra i professionisti, solamente Rimini e Parma. Tre anni gli bastarono per conquistare l’anima e la fiducia di Silvio Berlusconi. Tre anni appunto, non i venti di Maurizio Sarri.

 

L’ESALTAZIONE DELLA GAVETTA – Tra un tecnico che non ha mai allenato e l’esaltazione pure della gavetta c’è sicuramente una via di mezzo.

– Se una delle principali critiche che viene rivolta alla scelta di mettere Inzaghi sulla panchina rossonera è l’assoluta inesperienza dello stesso da allenatore, non significa che si debba scegliere per forza un tecnico che ha fatto della gavetta un quasi stile di vita.

– Arrivare in Serie A all’età di 55 anni è si un merito, una conquista fatta di sacrifici e di passione, ma in alcuni casi può anche essere un limite. Facile, forse troppo, pensare che se arrivi ad allenare in massima serie dopo oltre vent’anni di carriera da tecnico, forse qualche dubbio ci può anche stare.

 

… MA UNA VIA DI MEZZO? – Quindi va bene la gavetta e l’esperienza della provincia, ma è importante anche valutare il reale valore di un tecnico prima di affidargli una panchina difficile e importante come quella del Milan.

– Perchè se far sedere sulla panchina del Milan un grande ex giocatore non-allenatore è un azzardo, lo è anche il scegliere un “vecchio del mestiere” come Sarri che è arrivato ad allenare in Serie A a 55 anni, dopo vent’anni di carriera passata tra Eccellenza, Serie D, C2, C1 e Serie B.

 

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Matteo Torti

Foto: wikipedia.org

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