Calcio e società, basi culturali del gioco del calcio e suoi riflessi sociali

Da sempre i modi ed i fini della pratica dello sport, ivi compreso il calcio, sono espressione della cultura prevalente in una determinata zona geografica ed in una fase storica di essa.

 

Per esempio, per gli antichi Greci, che coltivavano il culto della bellezza e dell’edonismo, lo sport era praticato e finalizzato, soprattutto, allo sviluppo armonico ed all’estetica del corpo e del suo movimento.

 

Per gli antichi Romani che, invece, erano guidati da valori ideali piuttosto severi e super-organizzati – rispetto ai loro tempi – in campo militare, sociale, legislativo ed ingegneristico, nella fase di espansione del loro dominio in tutto il mondo allora conosciuto, che durò circa 7-800 anni, lo sport era piuttosto finalizzato a realizzare la piena efficienza del corpo e dello spirito:“mens sana in corpore sano”.

 

Dopo la definitiva caduta dell’Impero Romano d’Occidente, nel V sec. d. C., seguì un lungo periodo di oscurantismo, di origini religiose, che riguardò la globalità delle attività umane e coinvolse anche la pratica degli sport con esclusione di quelli cavallereschi riservati ai nobili del Medio Evo.

 

Circa mille anni dopo, nel Rinascimento, fu ripreso l’ideale estetico degli antichi Greci nel campo prevalentemente artistico delle rappresentazioni del corpo.

 

Solo nell’Ottocento, il Secolo della razionalità e delle scienze, timidamente, fu ripresa la questione dell’importanza delle attività fisiche sportive.

 

Verso la fine dell’Ottocento, in Inghilterra, prima, e nell’area protestante della Europa del Nord, poi, s’impone una concezione dello sport coerente con la cultura protestante: l’attività fisica anche quella sportiva doveva essere instancabile ed intensa, doveva essere ordinata e diligente e finalizzata all’abnegazione, al sacrificio ed alla realizzazione di tutte le proprie capacità.

 

Se si fa mente locale, si può capire che si tratta di caratteristiche ancora oggi  presenti nel modo di praticare il calcio in Inghilterra ed in tutto il Nord Europa.

 

In Italia, invece, dalla seconda metà dell’Ottocento e fino a tutta la seconda metà del Novecento, allorquando la cultura e la pratica degli insegnamenti cattolici erano predominanti, prima che i “mass media” sconvolgessero i tradizionali canoni della moralità e del comportamento pubblico, gli sport erano finalizzati alla disciplina del corpo per temprare lo spirito: dovevano servire ai praticanti a seguire i valori dell’autocontrollo, della temperanza e della perseveranza – cioè, del dominio degli istinti -, per elevarli quanto più possibile dalla fisicità alla spiritualità.

 

In tale periodo è da collocare l’eccezione dell’Epoca fascista quando lo sport insieme ad altre attività pedagogiche fu integrato in una dimensione personalistica e patriottica e finalizzati all’affermazione di sé e della Nazione, sulla base del culto della personalità e della Patria tipiche della cultura fascista. Non a caso in quell’epoca la squadra nazionale di calcio vinse ben due Coppe del Mondo.

 

Solo nella seconda metà del Novecento, con il passaggio dall’economia e dalla cultura agricole a quella industriale e, soprattutto, a quella finanziaria post-industriale, con l’imporsi dell’ideologia del super-furbo che individua la persona meritevole di stima e considerazione sociale ed economica non tanto in quella che si guadagna da vivere onorevolmente con l’abnegazione e l’onesto lavoro nel tempo quanto in quella che ottiene ciò che vuole con la furbizia, col minimo sforzo e in tempi brevi, si cominciò ad imporre una sub-cultura truffaldina in tutti i  campi che ha avuto i suoi riflessi anche in quello calcistico.

 

Da allora si cominciarono a vedere sempre più calciatori che s’impegnavano poco agonisticamente in campo e, sempre più, a studiare tattiche contropiediste; a simulare falli subiti, specie in area di rigore, per ottenere illegittime punizioni a danno degli avversari e, persino, a vendere partite ad avversari e scommettitori!

 

I collegamenti tra modi di intendere il gioco del calcio e cultura di un paese si possono osservare ancora durante i campionati del mondo quando si incontrano squadre nazionali che, in grandissima parte, utilizzano giocatori formatisi in culture diverse; non nei tornei internazionali per squadre di club che, oggi, sono piene di giocatori ed allenatori stranieri che interpretano il gioco del calcio in  modi spesso diversi da quelli della nazione del club che li ha tesserati.

 

Una volta le diversità tra squadre nazionali ed anche di club erano molto più evidenti, poiché oggi strategie e tattiche sono spesso scambiate tra paesi diversi e confondono strategie, tattiche e tecniche. Ma, ancora oggi, si può osservare la diversità esistente tra culture diverse e diversi modi di intendere il gioco del calcio sia nel gioco spontaneo dei ragazzini sia nei tornei tra nazioni.

 

Si può vedere, al riguardo, il sito www.cammaratasalvatore.it e cliccare su “Psicosociologia del calcio”.

 

Si pensi, per esempio, alle squadre di calcio del Brasile che, da sempre, si basano sulla fantasia, sull’estro e sulla libertà da rigidi schemi di gioco dei singoli giocatori riflettendo, così, la semplicità, la gioiosità ed il modo di vivere alla giornata, basato sull’improvvisazione del popolo brasiliano.

 

D’altra parte, si pensi alle squadre nazionali del Nord Europa, soprattutto Olanda e Germania, ma anche Belgio, Svezia, Norvegia e Danimarca, che, invece, basano il loro calcio più sull’organizzazione e la coralità, sulla razionalità e sull’efficacia degli schemi o geometrie di gioco che sulle individualità e sull’improvvisazione come riflesso dell’organizzazione sociale ed economica che le contraddistingue (non a caso, la Germania è stata 12 volte semifinalista e ha giocato più partite nei tornei mondiali e l’Olanda fa scuola dell’organizzatissimo gioco “a zona”).

 

Oppure, si pensi alle squadre sud-americane, soprattutto all’Argentina, ma anche al Paraguay, alla Colombia od al Cile, ed alle spagnole: tutte accomunate dalla cultura neolatina e tutte che basano il loro calcio su grande passione individuale e capacità individuali dei calciatori riflettendo così l’orgoglio e la fierezza (“il sangue caliente”) che contraddistinguono quei popoli più dell’organizzazione sociale ed economica.

 

 

Lo stesso Diego Armando Maradona, che è stato probabilmente il più grande giocatore di calcio di tutti i tempi, per tecnica individuale e passione messa in campo, e che, forse, ha superato anche il mitico Pelé, ha dato il meglio di se stesso nella sua nazionale di calcio ed anche nel Barcellona e nel Napoli, squadra di club di due Città che, per molti aspetti, sono più neo-latine che europee!

 

Dopo l’epoca fascista, l’Italia ha giocato le migliori partite quando ha abbinato l’estro e la creatività individuale di alcuni suoi giocatori come Roberto Baggio, Roberto Bettega, Gaetano Scirea, Mario Corso, Gianni Rivera, Paolo Maldini, Paolo Rossi, Gianfranco Zola, Sandro Mazzola ed altri ad una certa organizzazione di gioco. In modo simile a come gli Italiani, solitamente, danno il meglio di sé anche in altri campi basandosi su un’organizzazione sociale che non raggiunge quella delle Nazioni del Nord Europa, ma che è certamente superiore a quella tipica dei Popoli sud-americani e del sud-europei.

 

Infatti, l’Italia come nazione è conosciuta culturalmente nel Mondo per creatività ed estro di singoli individui nella moda, nell’arte, nel “design”, nella musica, etc. e fonda la sua economia prevalentemente sulle piccole e medie imprese non tanto per grandi  organizzazioni economiche e sociali. Purtroppo, l’Italia si è anche resa famosa per la diffusione della corruzione e delle pratiche truffaldine che stanno distruggendo la civile convivenza. Ed anche questo, come già detto, si riflette nel modo truffaldino di giocare al calcio, almeno fino al periodo ante-calciopoli!

 

Tali modi di intendere il gioco del calcio non solo non hanno portato vantaggi al calcio italiano all’estero, ma hanno avuto riflessi negativi sull’attività sociale della popolazione, poiché, insieme a tanti altri pessimi esempi dati da politici, amministratori, divi e dive dello spettacolo ed altri personaggi pubblici, hanno rinforzato quei comportamenti, soprattutto degli individui in fase di formazione come i giovani, tendenti a procurarsi da vivere con sotterfugi ed inganni che, al momento in cui sono messi in pratica, possono sì procurare dei vantaggi individuali, ma, a lungo andare, diffondendosi tra la popolazione, portano solo svantaggi, poiché, le persone, tentando di ingannarsi e truffarsi a vicenda, si danneggiano a vicenda e fanno sì che, alla fine, pochi, di solito coloro che hanno più potere economico, politico o di altro tipo, fregano tutti gli altri!

 

Salvatore Cammarata

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