Referendum Grecia, vincono i No con oltre il 60%, conseguenze e possibili scenari

SalvadanaioI sondaggi della vigilia sono stati rispettati. Il fronte del No vince con oltre il 60% delle preferenze, contro un Sì che si attesta di poco sotto alla soglia del 40. Dal referendum di ieri esce però una Grecia spaccata, una Grecia incerta, una Grecia che comunque, a prescindere da quello che è stato l’esito, non può e non deve esultare. Nessuno esce vincitore dal referendum di ieri: né Tsipras, né il popolo, né il fronte anti-euro, né i creditori europei. E ora? Cosa succederà nei prossimi giorni?

 

GLI ESITI DEL REFERENDUM – Poco prima della mezzanotte di ieri, dopo oltre l’85% di sezioni scrutinate, il fronte del No era abbondantemente avanti. 61,50% contro il 38,50% del Sì. Il sorpasso è stato compiuto: se all’annuncio del referendum il Sì sembrava essere nettamente avanti, sin dai primi exit-poll si è capito che il fronte “anti-euro” era in testa.

– Non solo a livello nazionale, la tv greca ha mostrato come il fronte del No abbia vinto in tutte le 13 regioni della Grecia; un dato che mette in evidenza l’opinione della popolazione, d’accordo per quasi 2/3 a respingere la proposta dei creditori internazionali.

 

LE PAROLE DI VAROUFAKIS – “I greci hanno detto un coraggioso no a cinque anni di ipocrisia e all’austerità”: sono queste le prime parole del ministro delle Finanze Varoufakis in un discorso alla tv greca quando l’esito del voto era ormai scontato.

– “Il no di oggi è un grande sì alla democrazia. Da domani l’Europa inizia a guarire le sue ferite, le nostre ferite. In questi 5 mesi i nostri creditori hanno rifiutato ogni proposta di discussione, volevano umiliarci. Da domani, grazie a questo bel no chiameremo i nostri partner per trovare un terreno comune. Il nostro obiettivo era ed è la ristrutturazione del debito e la fine dell’austerità”.

 

CRISI POLITICA SCONGIURATA, MA ORA CHE SUCCEDE? – L’unica nota certa derivante dall’esito del referendum è che almeno per quanto riguarda la politica interna greca, la crisi sembra scongiurata. Tsipras, non avendo vinto il fronte del Sì, resta saldamente in testa al governo Syriza.

– Scongiurata la crisi politica, cosa accadrà da domani in Grecia? L’azione della banca d’affari JP Morgan, che ha identificato come scenario base l’uscita della Grecia dall’euro, non è certo tranquillizzante.

– Se nel pomeriggio di ieri la Merkel aveva apostrofato l’attività di Tsipras come “sta portando i greci a sbattere contro un muro a occhi aperti”, l’esito del referendum non ha fatto altro che incrinare i rapporti tra i due Paesi.

– La cancelliera tedesca ha subito chiamato il collega francese Hollande per fissare un Eurogruppo per martedì prossimo, dopo che i due avranno tenuto un vertice per trovare una valutazione comune della situazione greca post-referendum.

 

LA DEMOCRAZIA C’E’ ANCHE IN EUROPA … – Una cosa sembra certa: il voto del referendum greco deve essere rispettato perchè la democrazia c’è ed esiste anche in Europa. La Merkel ed Hollande se lo sono detti subito al telefono. Ma cosa significa questa frase? Anche qui le fazioni si dividono.

– C’è chi le interpreta positivamente e crede in un allentamento della durezza dell’austerità verso il popolo greco, con la volontà di accogliere le richieste avanzate da Tsipras sul taglio del debito e sull’allungamento dei tempi di rientro.

– Dall’altro lato, invece, c’è chi ha ancora in mente le parole di Dijsselbloem, presidente olandese dell’Eurogruppo, che poche ore fa aveva detto: “Se i greci voteranno no, sarà incredibilmente difficile mettere in piedi un nuovo salvataggio”.

 

RIPARTE IL BRACCIO DI FERRO – Una cosa è certa: tra poche ore ripartirà il braccio di ferro con l’ideologia di Tsipras e Varoufakis da una parte e il rigore della Merkel, e più in generale dei creditori internazionali, dall’altra.

– I creditori, da un lato, convinti e legittimati a non imporre più la loro soluzione e Tsipras, dall’altro, convinto di poter inoltrare nuovamente richieste forte di un ipotetico aumento del suo potere contrattuale in seguito alla vittoria del No al referendum.

– Lasciar fallire la Grecia non porterebbe risultati a nessuno, ma continuare a negoziare potrebbe non far altro che procrastinare nel tempo una soluzione veramente difficile.

– Insomma, un braccio di ferro che non porterà a nessuna vittoria, esattamente come il referendum.

 

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 Matteo Torti

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