Lanciata sonda Osiris Rex nello spazio: alla conquista dell’asteroide Bunn

Per la prima volta, con questa missione, si prevede di riportare indietro piccoli campioni dell'asteroide

sonda-osiris-spazioÈ partita la sonda spaziale della Nasa Osiris-Rex, che ora inizia il suo lungo viaggio alla conquista dell’asteroide Bunn. L’ente spaziale statunitense in un tweet ha confermato anche la regolare apertura dei pannelli solari della sonda. “Bunn stiamo arrivando” ha twittato la Nasa. Il lancio è avvenuto regolarmente dalla base spaziale di Cape Canaveral all’1,05 di questa notte (ora italiana) ed a portare la sonda nello spazio è stato il razzo Atlas V. Tutta la comunità scientifica internazionale è già in fermento perché, per la prima volta, con questa missione, si prevede di riportare indietro piccoli campioni dell’asteroide 101955 Bennu che sta errando nel Sistema Solare e che gli scienziati della Nasa hanno definito “capsula del tempo” perché considerato un ‘fossile’ spaziale.
Osiris-Rex arriverà vicino a Bennu ad agosto 2018 e l’obiettivo di questo lungo viaggio – che terminerà a settembre 2023 con il rientro del campione prelevato – è saperne di più sulle origini della vita sulla Terra o anche in altri corpi celesti del sistema solare. Altri obiettivi di questa straordinaria missione sono mappare l’asteroide per garantire nel 2020 il successo della fase due della missione, cioè il prelievo di campioni, raccogliere più informazioni su come difenderci da una collisione con un asteroide.
Bennu è infatti un corpo celeste potenzialmente pericoloso e c’è 1 probabilità su 2.700 che possa impattare la Terra entro il 22° Secolo. La missione Osiris-Rex, del valore di un miliardo di dollari e realizzata nell’ambito del Programma Nasa ‘New Frontiers’, potrebbe anche fornire dati sulla preziosa composizione chimica dell’asteroide, confermando le stime degli scienziati che questi corpi celesti possono racchiudere nel sottosuolo ricchezze minerarie come oro, platino, silicio, nichel e ferro.
E allora, come concordano geologi e planetologi, si potrebbe aprire anche l’era della mineralogia spaziale. La missione vede anche una importante partecipazione italiana. Nel lungo viaggio di Osiris-Rex a guidare la sonda della Nasa è infatti anche una bussola stellare realizzata da Leonardo-Finmeccanica a Campi Bisenzio. “Siamo orgogliosissimi di essere presenti in questa missione” afferma all’Adnkronos l’ingegnere Marco Molina, Cto della linea business-spazio di Leonardo. “Il nostro sensore Autonomous Star Tracker serve a sapere come è orientata la sonda rispetto alla mappa delle stelle, in pratica le fa da bussola” spiega. Lo strumento “è un telescopio che guarda le stelle, le riconosce ed è anche un calcolatore velocissimo che aiuta a calcolare la rotta” aggiunge l’esperto di Leonardo.
Il momento cruciale della missione arriverà a giugno 2020 quando dalla sonda uscirà il braccio robotico la cui estremità sfiorerà Bennu per circa 5 secondi e raccoglierà frammenti di suolo e roccia dell’asteroide, riportandoli ‘alla base’. In quei frammenti avremo “tutta la nostra storia raccolta sul palmo della mano, dovremo solo decifrarli” afferma John Robert Brucato, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Astrofisica presso l’Osservatorio Astrofisico di Arcetri e che nella missione di Osirirs-Rex ha il ruolo di Sample and Contamination Control Scientist.
“Le analisi dei campioni che saranno prelevati dall’asteroide Bennu e riportati a terra dalla missione Osirirs-Rex-spiega Brucato- ci permetteranno di capire per la prima volta quale è l’origine della materia organica che più di quattro miliardi di anni fa, cadendo sulla Terra, ha dato l’avvio alla nascita della vita sul nostro pianeta“. Bennu, aggiunge Brucato, “è un asteroide primitivo ricco di carbonio rimasto praticamente inalterato dalla formazione del Sistema solare che ha, quindi, mantenuto il materiale di cui è composto nello suo stato originario”. Con questa missione “potremo analizzare direttamente il materiale che compone uno degli asteroidi potenzialmente pericolosi per il nostro pianeta” afferma Elisabetta Dotto, ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Astrofisica presso l’Osservatorio Astronomico di Roma.
(fonte: adnkronos.com; foto: NASA/Goddard/University of Arizona)

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