Referendum trivelle 17 aprile 2016, tutte le conseguenze del Sì e del No. Analisi

Di seguito l'analisi e le conseguenze del voto sul referendum anti-trivelle, con spiegazioni chiare e per tutti

voto-elezioni-e-sondaggiSvuotato nei contenuti rispetto alla sua versione originaria, ma gonfiato di una forte valenza politica-emotiva, è il referendum “anti-trivelle” chiesto da dieci Regioni preoccupate dalle conseguenze ambientali e turistiche di un maggiore sfruttamento degli idrocarburi. Si voterà domenica 17 aprile, ma nonostante sia già partito il consueto dibattito politico, sono poche le occasioni in cui è stata spiegata la reale sostanza dell’unico quesito referendario sopravvissuto fra i sei originari. La domanda, in realtà, è ben diversa rispetto a quella presentata negli ultimi giorni e in sostanza chiede: volete voi che, una volta scadute le concessioni attualmente esistenti nelle acque territoriali italiane, quei giacimenti vengano fermati anche se sotto c’è ancora gas o petrolio? Vediamo tutto nel dettaglio.
REFERENDUM: LA SCELTA DELLA DATA – Domenica 17 aprile 2016. E’ questa la data scelta dal Governo per il referendum “anti-trivelle”. Una data che a molti risulterà come ambigua visto che poco più di un mese dopo si andrà al voto per le amministrative.
– Una data scelta con cura dal Governo per evitare sovrapposizioni, e quindi sfalsamenti di voti e colpi bassi legati alla campagna elettorale, tra referendum ed elezioni comunali. Le seconde storicamente con un’affluenza ben maggiore rispetto al primo.
– Ed è questa motivazione che spiega il perché si è scelto di non unire amministrative e referendum che, se da un lato avrebbe portato a un indubbio risparmio economico stimato in 350-400 milioni di euro, dall’altro lato avrebbe portato a un quorum senza dubbio maggiore.
– Il referendum, unito alle amministrative, avrebbe avuto la certezza del raggiungimento del quorum necessario, pari al 50% + 1 degli aventi diritto al voto; il referendum preso singolarmente, invece, deve prima passare lo sbarramento dei votanti per assicurarsi un valore concreto.
IL QUESITO REFERENDARIO – “Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?”.
– Questo il quesito che troverete domenica 17 aprile sulla scheda referendaria. Un quesito molto diretto e ben diverso da quella tematica generale che sono in molti a presentare e a decantare in questi ultimi giorni.
– Non si tratta di decidere se dare o non dare il via libera alle ricerche petrolifere nei nostri mari, ma solo per rinnovare o meno le concessioni esistenti e presenti entro le 12 miglia marine, sulle piattaforme già esistenti.
– Semplificando ulteriormente: se il 17 aprile vince il “no” i giacimenti dove “pescano” le 64 piattaforme attualmente presenti verranno sfruttati fino a esaurimento; se dovesse vincere il “sì”, gli impianti verranno chiusi in anticipo, alla scadenza delle concessioni e le stesse non saranno rinnovate.
UNA IMPORTANTE PRECISAZIONE – Nonostante la forte valenza politica, filosofica e, in certi casi, demagogica, che sta assumendo il referendum, è bene fare alcune precisazioni che spiegano il senso del dire che il quesito è completamente svuotato nei contenuti.
– Il Decreto Legislativo n° 152 del 2006, nel 17esimo comma dell’Art. 6 già indicava il divieto di avviare attività di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa: “Ai fini di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, all’interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9. Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l’intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette”.
– Quindi: non si decide il destino delle trivellazioni oltre le 12 miglia perché lo stesso quesito referendario lo specifica; non si decide per le nuove trivellazioni entro le 12 miglia perché, come visto sopra, sono già vietate.
– Si decide unicamente il destino delle 21 attività estrattive autorizzate, esistenti e in funzione nel nostro mare entro le 12 miglia dalle coste.
LA SITUAZIONE DELLE PIATTAFORME PETROLIFERE – Sono 66 le concessioni attive nei mari italiani, con 110-130 piattaforme operative; ma di queste solamente 21 sono quelle attive entro le 12 miglia e, di conseguenza, di interesse per quanto riguarda il referendum.
– Mare Adriatico Settentrionale: ne troviamo 3, due della Eni di fronte a Rovigo e Forlì, e una della Po Valley Op. di fronte a Ferrara.
– Mare Adriatico Centrale: qui ne troviamo 4, con una di fronte a Fermo e tre nel tratto di costa compreso tra le Tremiti e Ombrina.
– Mare Ionio – Golfo di Taranto: è sicuramente il tratto di mare con maggiore concentrazione di giacimenti, assieme al Canale di Sicilia.  Coinvolgono gran parte delle coste est di Basilicata e Calabria.
– Canale di Sicilia: vale il discorso fatto sopra. 6 giacimenti nella costa Sud-Ovest della Sicilia attorno ad Agrigento e una, di Eni-Edison Gas, attorno all’Isola di Pantelleria.
TUTTE LE QUESTIONI DEL Sì E DEL NO – Effetti diretti e indiretti, positivi e negativi; il petrolio come risorsa preziosa o come fonte di inquinamento; economia e ambiente, investimenti e turismo. Le tematiche in gioco sono molte e ognuna delle due parti ha a cuore l’uno o l’altro tema.
Effetti diretti:
: quando scadranno le concessioni si metterà fine a diversi giacimenti entro le 12 miglia dalle coste italiane, ponendo fine a investimenti anche importanti che società come Eni ed Edison stanno attuando.
No: quando scadranno le concessioni, le compagnie petrolifere avranno la possibilità di chiedere un prolungamento dell’attività, subordinato a valutazioni di impatto ambientale.
Effetti positivi:
: sicuramente si allontanerebbe il rischio di incidenti rilevanti nei mari italiani.
No: i rischi sono esistenti, ma remoti. Proseguendo sulla strada delle trivellazioni, si eviterebbero ricadute negative per un settore strategico, dove l’Italia ha tecnologie avanzatissime nel mondo; senza tralasciare la ricaduta negativa sulle royalty per le Regioni in caso di interruzione di queste attività, introiti stimati in 400 milioni di euro.
L’impatto del petrolio in mare:
: come detto sopra, a preoccupare sono gli eventuali incidenti, ma anche le operazioni di routine che riguardano l’estrazione e che provocano un inquinamento; si è stimato che in mare aperto la densità media del catrame depositato sui fondali sia di 38 milligrammi per metro quadrato.
No: gli incidenti sono remoti e l’estrazione è sicura e supervisionata da un controllo costante dell’Ispra e delle Capitanerie di porto.
Il petrolio come risorsa preziosa:
: le concessioni fanno si che gli idrocarburi estratti siano di proprietà di chi li estrae e la società petrolifera, per le attività in mare, è tenuta a versare alle casse dello Stato il 7% del valore del petrolio e il 10% di quello del gas. Dunque, il 90-93% degli idrocarburi estratti è vendibile altrove; e i posti di lavoro immediatamente a rischio in caso di chiusura di queste concessioni sono decisamente meno rispetto a quelli a rischio per calo del turismo e dell’appeal del nostro Paese.
No: quello del petrolio e del gas è un settore solido, con contributi che valgono 800 milioni di euro di tasse, 400 milioni di royalties e concessioni, oltre a un indotto di posti di lavoro per 10mila persone.
LE TRIVELLE E LA DIFESA DEL CLIMA
: è indispensabile un taglio radicale dell’uso dei combustibili fossili e quindi investire oggi sul petrolio potrebbe rivelarsi un azzardo economico.
No: il futuro sarà delle rinnovabili, ma vanno integrate per la loro affidabilità è limitata. Acqua, sole e vento non sono elementi che possiamo gestire a nostro piacimento; e quindi serve una parte di combustibili fossili.
EMOTIVITÀ E RISCHIO DEMAGOGIA – Il rischio è quello di un referendum sull’acqua bis; un referendum di forte presa emotiva, ma di effetto pratico modestissimo. Si rischia che l’emotività e la bagarre politica possano cadere nella solita demagogia, con un beneficio effettivo molto limitato per ambiente, turismo e investimenti.
– Se appare certo che il futuro non sarà del petrolio come unica fonte di energia, è altrettanto vero che per molti anni le nostre auto continueranno a usare carburanti. E quindi meno petrolio e gas dai giacimenti nazionali, come chiedono le Regioni ribattezzate “no-triv”, significano meno royalty per alleggerire i propri bilanci, meno entrate da girare ad altri settori.
– Senza considerare che non rinnovare le concessioni per i giacimenti nazionali dietro l’idea del “riduciamo le emissioni globali”, in un mondo in cui il petrolio è ancora fonte indiscutibilmente primaria, significa portare gli stessi in Paesi remoti, sicuramente meno controllati e regolamentati del nostro.
– Il referendum chiede la volontà, o meno, di non rinnovare le concessioni dei giacimenti attivi entro le 12 miglia, ma lo possiamo legare a un altro quesito: meglio sfruttare petrolio e gas nazionali a “chilometro zero” o importare le stesse risorse da Paesi remoti, sicuramente meno controllati e regolamentati del nostro?

Matteo Torti

2 COMMENTI

  1. L’Italia vuole energia pulita o trivellazioni?

    PIER LUIGI CAFFESE·LUNEDÌ 21 MARZO 2016

    112 ACCADEMICI CHE FRENANO LO SVILUPPO ITALIANO contro 60 milioni di italiani e 550 milioni di Europei.Ecco perchè Le Università non sanno insegnare ai giovani.Miur dovrebbe conocare i cattivi maestri.

    La lettera per le fossili è stata firmata finora da 112 tra accademici, manager e liberi professionisti che se sono seguaci di Clo’: significa che capiscono poco del mondo decarbonizzato e digitalizzato.Sono i veri frenatori dell’Italia.Il referendum sull’attività estrattiva degli idrocarburi in Italia solleva gravi preoccupazioni che travalicano il suo specifico contenuto.Certo perchè oltre a non volere piattaforme nelle 12 miglia,vogliamo biometano ed electrofuels che l’Eni ci nega in combutta con questi esperti fossili da 10 anni cosi’ abbiamo 800.000 posti in meno in Italia per energia cara sui 200 euro a MWh in bolletta perchè il gas in energia elettrica costa 100 euro a MWh(la lignite o carbone 70 euro a MWh,il nucleare EPR 110 euro a MWh e l’acqua o mare con sistemi phs cioe’ stoccaggi con ripompaggi costa solo 20 euro a MWh ed il biometano in centrale costa 45 euro MWh ).Costo 100 euro MWh del gas importato o trivellato o liquido e 120 euro MWh se usiamo shale gas e 140 euro se usiamo il gas del tap che poi è gas russo,atzero,turkumeno,iraniano(i costi sono sono valutazioni tedesche di Agora Energie Wende e dell’Univ di Oxford e Cambridge)Primo: perché conferma la patologica difficoltà nel nostro Paese a non realizzare investimenti infrastrutturali, nell’energia sostenibile dato che gli investimenti fossili sarebbero vietati da Bei,WB e fondi Statali come il Norvegese come in altri settori, essenziali al suo sviluppo, alla sua modernizzazione, financo al suo miglioramento ambientale, ma impediti da una ignoranza energetica dei firmatari e dei vertici Eni.Secondo: perché frena quell’apporto di investimenti e finanziamenti esteri che potrebbero rafforzare la ripresa della nostra economia. Ora Clo’ imita Passera a raccontar balle.Passera da Ministro Mise parlava di 140 miliardi di investimenti,poi ridotti a 90 dei soliti russi di Gazprom e la Shell mi sembra difficile che investa dato che rinuncia all’artico dove l’Eni investe da sola per perdere soldi e fregandosene della COP 21.Senza investimenti non vi è crescita, non vi è lavoro. ma per questo ho chiesto via BEI-fondi Juncker 45 miliardi per il piano acqua ed altri 20 miliardi per 20 poli di competitività regionali per 800.000 posti in Italia.Non ultimo: perché interessi localistici, spesso più presunti che reali, vengono anteposti a quelli generali del Paese senza che nessuno ne tragga giovamento.Ma se la filiera mare vale 50 miliardi annui per 500.000 posti e quella delle trivellazioni-piattaforme solo 4 miliardi per 10.000 posti ,è ovvio che le Regioni vogliano la filiera mare e invece vogliano chiudere le piattaforme Nel merito, il referendum, se approvato, non compromette per niente “la valorizzazione delle rilevanti risorse di idrocarburi di cui il nostro Paese dispone e la possibilità in tempi ravvicinati di raddoppiarne la produzione: così da ridurre la nostra endemica dipendenza e vulnerabilità da paesi ad elevata rischiosità politica, contenendone i costi ed accrescendo la sicurezza energetica, grazie all’impegno di un’industria italiana che vanta livelli di eccellenza tecnologica, professionale, imprenditoriale” che dice Clo’ perchè questa è solo una bugia grossolana.Posso sostituire oltre 40 miliardi di import gas fossile producendo biometano e poi electrofuels sostitutivi benzine fossili e questo vale 125 miliardi annui.Noi dobbiamo impedire la produzione interna di petrolio o di metano come l’importazione; versare all’estero enormi risorse monetarie piuttosto che destinarle alla nostra crescita è un delitto alla Clo’; sostenere le imprese altrui piuttosto che le nostre è un delitto alla Clo’. La produzione di energie sostenibili,biometano ed electrofuel non è come dice falsamente Clo’ ed i firmatari ignoranti che gli fanno sponda,un inganno sostenuto, in contrapposizione allo sviluppo delle fossili e trivellazioni, data la sostanziale parità delle destinazioni d’uso in un caso carburanti fossili sporchi,nell’altro carburanti sostenibili puliti. Ogni miliardo di importazione in meno di fossile vale 20.000 e chiedendo 40 miliardi in meno,sarebbero 800.000 posti e se Clo’ dice non fattibile come Descalzi,dico che sono ignoranti in sostenibili.Siamo consapevoli delle legittime preoccupazioni che muovono dalle comunità locali interessate alle attività estrattive, e solo la severità delle normative o standard ci puo’ difendere dai carburanti fossili, la doverosa rigorosità dei controlli, mentre l’impiego delle più avanzate tecnologie sostenibili ci dice che eliminiamo smog e inquinanti e costituiscano la miglior garanzia di tutela dell’ambiente e di sicurezza delle popolazioni. La risposta ai rischi industriali è cambiare tecnologia in energie sostenibili e digitali per progredire, con le capacità tecnologiche di governare il sistema energia ma se sie fossili non capisci niente di decarbonizzazione e di digitale,aprendo le porte ai grandi di silicon valley che verranno da noi a vendere energia solare o vento stoccata con grande uso del digitale e le fossili dovranno mettere bandiera bianca perchè non hanno capito niente dell’evoluzione energetica che non è piu’ fossile ma sostenibile come mix di rinnovabili-stoccaggi e digitale.”Chi vuole dare un segnale politico, fa politica”, dicono i due vice segretari del PD. Noi progettisti e managers di Energia per l’Italia abbiamo svolto un’azione politica e scientifica di progettazione innovativa e non lobbistica, chiedendo al Presidente del Consiglio e ai Ministri interessati di aprire un costruttivo dibattito sulla Strategia Energetica Nazionale che l’attuale Governo ha ereditato da quelli precedenti e che poi ha sostanzialmente peggiorato con una serie di decreti. Non abbiamo mai avuto risposte su phs hydro,biometano ed eletrofuels con il finale di allevamenti pesci al posto delle piattaforme 300.000 posti contro 10.000 posti spesso dati a stranieri,50 miliardi annui di ricavi filiera mare annui,contro 4 miliardi annui di piattaforme. Il referendum ha certamente un significato politico perché contesta una Strategia che ignora lo stato di degrado e di pericolo in cui si trova il pianeta, il nostro mare ed il turismo che lo ama,evidenziato dagli scienziati, sottolineato da papa Francesco nell’enciclica Laudato sì e oggetto dell’accordo alla Cop 21 di Parigi, firmato dalle delegazioni di 185 paesi fra cui l’Italia.“Finché c’è gas, ovviamente è giusto estrarre gas. Sarebbe autolesionista bloccarle dopo avere costruito gli impianti, … licenziare migliaia di italiani e rinunciare a un po’ di energia disponibile, Made in Italy. Col risultato che dovremmo acquistare energia nei paesi arabi o in Russia, a un prezzo maggiore”, scrivono i due vice segretari.Nessuno dice di comprare gas all’estero,ma tutti dicono di produrlo in casa il gas e si chiama biometano e da questo se ottenuto a basso costo 45 euro MWh partendo da eccesso di elettrico phs hydro che poi è acqua stoccata con pompaggi-turbinagi e grande applicazione di digitale IoT e 4.0 industriale.Sfidiamo Marcegaglia,Descalzi,Prodi,Clo’,Filippini a dire che non è possibile produrre il biometano e da questo gli electrofuels.Personalmente sono 10 anni che invio progetti al Mise che chiude ogni porta per favorire il gas fossile e l’Eni.Nel Regno Unito si sta svolgendo la campagna “Keep it in the ground” (letteralmente lasciali nel sottosuolo), perché lo spazio per i rifiuti nella casa comune Terra è quasi esaurito: vi è posto solo per le emissioni di CO2 che corrispondono a un quinto dei combustibili fossili che si trovano nel sottosuolo. Se ne estraiamo più di un quinto, l’aumento di temperatura supererà i 2 °C, la soglia che unanimemente è stata riconosciuta come un limite invalicabile nella conferenza di Parigi. Ecco, perché NON è giusto estrarre gas ed è invece giusto investire sul risparmio energetico e sulle energie rinnovabili.Ma rinnovabili cadi nella trappola Borghini -Filippini perchè loro le concepiscono vecchie senza stoccaggi e digitale e poi la Filippini odia il vento in mare che noi mettiamo a 12-15 miglia e non si vede per la curvatura terrestre.Ma io a diferenza dei tedeschi,prediligo l’acqua e chi dice come Enea che non ci sono siti idroelettrici nuovi ,dice corbellerie perchè ci sono i vecchi con pompaggi e poi abbiamo 5 buoni fiumi e tanto mare per oltre 350 milioni di km.2.Sostenere il SI al referendum significa anche definire gli indirizzi strategici della politica industriale del paese. Il principale risultato atteso è la conversione delle aziende del settore oil&gas verso le nuove tecnologie e levando gli inceneritori ma usando il plasma nei rifiuti e poi la grande battaglia che ho intrapeso con Princeton di non costruire mai piu’ il sito Sogin ma plasmare.Il costo dell’energia è stabilito dal mercato globale e da complessi meccanismi finanziari ed economici. Ad esempio, l’energia in eccesso prodotta dalle fonti rinnovabili, ovvero non consumata da chi la produce, viene venduta a prezzi molto inferiori al costo di mercato e per questo è possibile convertirla tramite power to gas in biometano e da questo in electrofuels che il piu’ importante è il B100.L’Eni non produce il B100 ma un misero B15 che costa troppo perchè usa tecnologie arretrate.Inoltre, l’estrazione di idrocarburi in Italia ha margini di profitto relativamente bassi, perché le quantità totali sono esigue (pari al fabbisogno energetico del paese per 2-3 anni) e perché richiedono procedimenti complessi per la tutela ambientale, quali la re-immissione di acqua per ridurre la subsidenza e l’erosione delle coste. Non è chiaro, quindi, perché la produzione italiana dovrebbe ridurre i costi dell’energia per gli utenti finali.Il referendum è una grande opportunità che il fronte politico riformista dovrebbe cogliere per progettare una transizione energetica coerente con gli accordi di Parigi e che avrebbe conseguenze molto positive sulla nostra economia.Chi vuole un Eni da 300 miliardi annui in 10 anni venga con me,chi vuole un Eni da 50 miliardi annui regredisca con Marcegaglia-Descalzi(se perdi 9 miliardi annui in 5 anni ne peri 45).Ringrazio per la pubblicazione ma ieri Descalzi dava una intervista al Corsera, dal noto giornalista fossile Agnoli, che diceva:1.Il referendum per noi Eni sarebbe una catastrofe ma non si capisce perchè dato che il fatturato piattaforme è sui 4 miliardi annui ed i posti non sono i 10.000 che vantano ma meno.Ogni piattaforma ha 25 addetti e per fare i 10.000 ci vogliono 400 piattaforme che non inquinano solo se sanno rispettare gli standard.Borghini che fa confondere trivellazioni e piattaforme come se noi quando parliamo di auto parliamo di carozzieria,interno e motore.Ora il motore a carburanti fossili inquina sempre,puoi barare come nello scandalo VW, ma non puoi dire che elimini gli inquinanti se usi fuel fossili,Ma Borghini non lo amette ,per lui le piattaforme che si basano su un trivellato non inquinano.Invece inquinano eccome e basta leggersi lo studio francese su acciughe e sarde che nel Med dice che sono piu’ piccole per inquinamento diffuso(lo studio è pubblicato su Planet francese).Personalmente da anni, sconsiglio di mangiare pesce crudo(mio report) se non trattato in abattittori -40%.Borghini dice di mangiare le cozze di Ravenna ma Borghini è ignorante in cozze dato che per legge vengono stabulate cioe’ passate in acqua per 3 gg e questa stabulazione leva molti inquinanti ma il pescato invece è sempre piu’ piccolo ed i pesci grandi hanno i metalli,il mercurio ed il boron che è terribile e molti lo usano ancora in trivellazioni ed è pericoloso come il glisolfato cancerogeno.Se Borghini sa il francese,si legga il Manuale francese della Croix Vert contro trivellazioni e piattaforme.Dopo Borghini non sa nulla dello spilli drilling che è assimilabile al rubinetto che perde acqua inquinata a goccia ma la somma delle gocce puo’ anche essere mortale o tumorale.2.Descalzi difende il suo Eni a trazione fossile con trivellazioni gas,gasdotti come il tap inutile,importazioni anche di gas liquido o GNL ma non si rende conto che quel mondo gas importato o trivellato sta finendo perchè solo dei fessi fanno energia elettrica con gas a 100 euro MWh contro 20 euro a MWh usando acqua e mare. Si chiama phs hydro ed incorpora rinnovabile hydro-stoccaggio e digitale.Descalzi e l’Eni non capisce che questa energia acqua-mare salva l’Italia perchè ho un costo basso di bolletta elettrica e di biometano che si ottiene dall’eccesso elettrico di energia idroelettrica o altre rinnovabili.Non capisco poi perchè Descalzi odi il biometano.Lo odia anche Borghini e Filippini ma loro sono ignoranti e non sanno che biometano è un vero gas rinnovabile,meglio sostenibile fattibile con ogni rinnovabile stoccata e digitalizzata.3.Che il biometano non lo capiscano Borghini.Filippini.Prodi .Clo è dovuto alla lora cecità ed ignoranza energetica su nuove tecnologie dato che di nobel in chimica l’ultimo Natta faceva plastiche dal petrolio ma il catalizzatore era tedesco.Che un Presidente come Marcegaglia ed un Ceo Eni come Descalzi,non sappiano come si fa il biometano e da questo poi gli electrofuels non è ammissibile,come se dicessi alla Marcegaglia come fare l’acciaio pulito che si puo’ fare benissimo ma Lei in combutta con i Riva,Federacciai non lo voleva fare per non tirar fuori soldi perchè dicevano acciaio sporco ,piu’ dipendenti,ma pagati poco,cosi’ inquinavano ed avevano profitti sporchi.Poi sull’energia sostenibile Marcegaglia a Taranto ha chiuso tutto e non prenderei mai lei e Borghini come maestri in rinnovabili dato che hanno fatto flop.4.La Filippini ha detto che la Merkel inquina dato che ha il 40% di lignite,tacendo il fatto che noi abbiamo lo 80% di fossile nel mix e ci sono ancora 16 centrali carbone in Italia tra cui quelle aiutate di Sorgenia-Banche-DeBenedetti che è un altro come Borghini che di energia non ci azzecca nulla.Dato che spiegare l’energia RE tedesca è complicato,ho riassunto il tutto nel mio III Report per il Si al referendum che allego. Voto si al referendum perchè non sopporto le fa… Progetto pesce anti trivellazioni-piattaforme n…Voto si al referendum perchè non sopporto le falsità di Borghini e Clo’che le piattaforme non inquinano.Invece inquinano come i motori auto e devono rispondere a degli standard e se il Ceo Eni non li rispetta dovrebbe andare in galera.Se li rispetta non ci va,e lo dico a Borghini che diffonde bugie,le piattaforme inquinano sempre come inquina sempre l’auto di Borghini o sul suo riscaldamento metano c non si capisce cosa cambia se andasse a biometano..Se le itilities producono teleriscaldamento con biometano risparmiamo oltre 20 miliardi ma l’Eni si oppone ad una legge in vigore in molti paesi perchè in rete gas nazionale e comunale ormai si utilizza sia biogas che biometano e in parte 10% anche bioidrogeno.L’Eni con le Associazioni compiacenti lotta contro la Direttiva Europea che prescrive teleriscaldamento a biometano-biogas ed anche alle aggregazioni tra utilities gas.5.Un ultima grave critica a Descalzi.Lei ha perso 9 miliardi circa ma distribuisce per stare in sella gli utili.Io non distribuirei gli utili e non so come i controllori o audit lascino dare gli utili con perdite rilevanti intorno al 10% del fatturato netto.So bene che preleva gli utili dalle riserve fatte negli anni del monopolio gas e quindi ammette di aver fatto pagare il 30% in piu’ sul gas ed energia.Ora dice di vendere le sue riserve in mare per far cassa ma in contemporanea si vende Snam,Saipem,il gas e Versalis ,vuol dire che riduce al lumicino l’Eni da 100 miliardi a 70 facendosi superare da Enel..Confermiamo la nostra piena disponibilità a progettare con il Governo questa transizione.Anzi le dico di piu’ visto che dei pianificatori nostrani poco previdenti faranno entrare molto gas inutile,conosciamo dei sistemi CARMA che entrano con molta energia phs hydro e possono convertire il gas in entrata in benzina quasi rinnovabile e pulita.Ma se non fai il piano acqua,Eni si attacca al tram e perderà e sara sconfitta dalle Silicon Companies che sanno benissimo come usare digitalizzazione e rinnovabili.Se il Governo vuole discutere come riformare l’Eni per portarlo a 300 miliardi di ricavi,io sono pronto. Come sono pronto ad aggregare Ilva-Versalis-Fincantieri-Sogin-utilities trasporti per farne un Gruppo da 50 miliardi annui.-in questi giorni il dibattito sul referendum trivellazioni e’ deprimente e pieno di falsità-Borghini nega che le piattaforme inquinaino qiando inquinano sempre e sono sotto standard

    -La Filippini ha una idea completamente errato delle energie sostenibili e non capisce niente di stoccaggi e digitale:è solo una pasaran del gas senza cultura digitale

    -Prodi ,Clo’,Casini,Agnoli e Descalzi con Marcegaglia ragionano solo per le loro rendite personali ma non capiscono le interrelazioni energia-rinnovabili-stoccaggi-digitale

    -Personalmente faccio fatica a spiegare dove dobbiamo andare in industria con gente che guarda il medioevo fossile

    -Borghini pur essendo stato alla Gepi non capisce questi passaggi e si vanta dei suoi pannelli solari ridicoli

    -lerrore vero italiano è di vedere sempre una tecnologia o una rete senza capire le sinergie industriali e digitali

    -allora ho messo la vision di come organizzerei l’aggregazione ILVA,VERSALIS,FINCANTIERI,Sogin.Ma se mettete Scaroni o Borghini o Marcegaglia allora stracciate questa vision

  2. Chi scrive l’articolo non percepisce la negatività delle fossili in Italia.Ci sono 30 miliardi di sprechi in energia ed altri 25 miliardi se diamo retta a Sogin sul sito dove basta il plasma.Poi chi paga i 4 miliardi del disastro Basilicata.Noi? Nemmeno per idea:2 miliardi Eni,altri 2 Total,altrimenti i Presidenti vanno in galera.Il Voto si è levare il marciume fossile,le battaglie tra Ministri al Mise,i toy boy della Guidi,i Pastena e tanti Ministri inadeguati.Uno è li da anni ma non ha mai creato un posto ed è cosi’ fossile che convoca Descalzi senza dirlo al Ministro in carica cafonfossile è poco!

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