Arresti mafia per appalti Expo Milano, 11 indagati

Accuse gravissime: reati tributari, riciclaggio e associazione per delinquere con l'aggravante della finalità mafiosa; fissato il giudizio immediato

ExpoLa DDa ha aperto un’inchiesta su presunte irregolarità riguardanti gli appalti di Expo; eseguiti gli arresti di 11 soggetti, accusati a vario titolo di reati tributari, riciclaggio e associazione per delinquere con l’aggravante della finalità mafiosa.
Secondo quanto spiegato, l’inchiesta ha portato alla luce il ruolo centrale di un consorzio di cooperative specializzato nell’allestimento di stand, che ha lavorato per la Fiera di Milano e dalla quale ha ricevuto in subappalto l’incarico di realizzare alcuni padiglioni per Expo tra cui quello della Francia e Guinea equatoriale.
Le indagini hanno acclarato che, le società del consorzio, erano intestate a prestanomi di uno degli arrestati, e avrebbero emesso fatture false per creare fondi neri.
È di 5 milioni il sequestro preventivo eseguito dagli uomini del Gico della Gdf, provvedimento emerso poiché, il danaro, da Milano sarebbe giunto in Sicilia, dove veniva riciclato e dove, infatti, uno degli indagati, avrebbe avuto legami con la malavita organizzata locale.
Le indagini sono state coordinate dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dai pm Paolo Storari e Sara Ombra.
Per il procuratore aggiunto e coordinatore della Dda milanese, Ilda Boccassini, l’aspetto di maggiore importanza emerso dalle indagini è la presenza, in Lombardia, di infiltrazioni non riconducibili alla ‘nrangheta, ma a Cosa Nostra.
La Bocassini ha poi specificato che “Non sono individuate responsabilità penali in capo a Ente Fiera o a Expo”.
Non poteva mancare, sulla questione, il commento di Beppe Sala, Ad di Expo 2015 e ora sindaco di Milano: “Abbiamo lavorato e stiamo lavorando – ha dichiarato Sala – per proteggere Milano dalle infiltrazioni malavitose e dai rischi di corruzione. Risultati importanti sono stati ottenuti, ma la forza delle organizzazioni criminali non può essere sottovalutata nemmeno per un momento”.

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