Tablet, WiFi e l’editoria su larga scala

In questi ultimi mesi si è accesa una forte competizione sul mercato dei tablet.

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Sulla piazza sono presenti dispositivi di varie aziende con caratteristiche pressoché simili: schermi tra i 5 e 7 pollici, WiFi, connessione 3G, portabilità elevata, alta qualità nella risoluzione dei pannelli usati per la visualizzazione delle immagini, processori ad elevate prestazioni che rendono possibile la fruizione di filmati, presentazioni, gallerie fotografiche, alta durata delle batterie che varia tra le 8 e 11 ore con il dispositivo al massimo delle prestazioni.

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Anche la scelta per quanto riguarda l’hardware (dispositivo), è molto ampia, soprattutto per tutti coloro che non sono “cultori” del nuovo segmento di mercato; purtroppo, tuttavia, la stessa ampiezza di scelta non si riscontra per ciò che riguarda i contenuti di qualità.

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La percezione è quella che chi ha tra i 450 e 800 euro da spendere per questa tipologia di prodotti abbia anche l’interesse di acquistare abbonamenti a quotidiani o periodici.

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Una percezione sbagliata e lo dimostrano i dati deludenti di un noto editore che in UK ha girato a pagamento l’accesso ad un suo prodotto editoriale.

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L’editoria sta cambiando strada e pelle e gli editori, soprattutto in Italia, non stanno seguendo il flusso di questo fiume di persone (e dico “persone” non “utenti” o “contatti”, come molti fanno mi modo cinico e freddo), perdendo il contatto con la realtà di questo nuovo aspetto sociale.

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L’avvento di grandi e ormai consolidate strutture come Google o FaceBook dovrebbe far rendere conto a tutti che la teoria del “poco per tanti” non è applicabile ai contenuti.

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Dicono che Google, insieme ad altri motori di ricerca, “si appropri” dei contenuti (e in proposito vorrei far presente che sono sufficienti poche righe di “codice” per evitare di essere rilevati dai motori di ricerca). Senza voler particolarmente difendere i motori di ricerca, a questo punto vorrei sottolineare quanto sia improprio affermare che essi si “approprino” dei contenuti,  e quanto invece sia più corretto affermare che essi li “rendono disponibili”, in modo rapidissimo, a tutta la rete di persone connesse che cercano questa o quella informazione.

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L’editoria, e con tale termine intendo i grandi gruppi,  dovrebbe cambiare approccio verso i propri lettori ed almeno in questa delicata fase di transito dal supporto carta al supporto digitale si dovrebbe porre la domanda di come aumentare il numero dei propri  lettori, e in quale modo fidelizzarne il rapporto.

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Non è facendo pagare i contenuti, per lo più di carattere nazionale e duplicati tra le varie testate, che si rende implicita la qualità del contenuto stesso.

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L’editoria dovrebbe avere il coraggio, come accade i stati più avanzati a livello tecnologico e informativo, di vivere dei soli proventi derivanti dalla pubblicità.

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Le aziende che producono tablet, che ora stanno cavalcando la moda e posizionano i loro prodotti ancora a prezzi troppo alti per la maggioranza di persone, si dovrebbero convincere che le mode passano e sfruttare queste tendenze porta a far vincere 1 o al massimo 2 produttori.

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L’editoria su larga scala, con la relativa diffusione massiccia di tablet, si potrebbe ottenere realizzando delle partnership tra produttori ed editori dove la persona che acquista il dispositivo vi trovi all’interno più testate studiate e sviluppate appositamente per quell’hardware specifico.

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I lettori hanno capito e già si sono stancati di comprare il giornale che al costo di 1 euro abbondante è composto per il 50% di pubblicità. In pratica, il lettore paga per essere esposto alla pubblicità che l’editore mette sul proprio giornale e che lo stesso editore vende ai propri clienti a caro prezzo.

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Nonostante ciò, gli editori non ci stanno a produrre informazione di “qualità” gratis e allora mettono a pagamento anche quella per i dispositivi mobili, cosa piuttosto ridicola visto che la stessa la si può trovare gratuitamente navigando da qualsiasi computer portatile.

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In questo modo fanno un distinguo tra il lettore che ha un Tablet ed il lettore che ha un Netbook o un Notebook; hai un tablet? Paghi.

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Se i motori di ricerca, i social network, hanno avuto grande successo, lo si deve proprio al fatto che fanno aggregazione e su queste aggregazioni creano valori.

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Invito tutti i lettori a constatare con i propri occhi quanti strumenti gratuiti di analisi mettono a disposizione le aziende sopra citate (motori di ricerca e social network). Il loro modello è quello di essere presenti nel quotidiano delle persone, di aiutarle nella ricerca di un negozio o di un’attività non troppo lontana dal posto dove si trovano in quel momento, di far condividere esperienze e vicissitudini di tutti i giorni. Questa tendenza andrà sempre più frammentandosi creando gruppi e stili più fruibili sulle singole esigenze del navigatore e del lettore.

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Al lettore interessa soprattutto ciò che accade nel proprio quartiere e nella propria città,  rispetto ai grandi temi nazionali che sono duplicati e propinati in mille salse da centinaia di “produttori d’informazione”. I grandi temi, che devono essere comunque trattati, non devono superare le necessità quotidiane del lettore.

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La via finale deve essere quella dell’onestà intellettuale di capire che i lettori non sono merce ma persone e, come tali, hanno voglia di interagire con ciò che stanno leggendo o con il sito che stanno sfogliando.

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I lettori sono coloro  che possono rendere gli editori virtuosi. Non il contrario.

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Claudio Agorni

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