Calcio italiano, conclusioni dell'inchiesta di Cronacamilano sul calcio nel nostro Paese

Tornare ai fasti degli anni ‘90 quando tra Coppa Uefa e Champions League vi furono in totale 11 successi italiani sembra veramente difficile, almeno nel prossimo lustro. C’è però da tornare a mettere in mostra un modello, quello italiano, nuovamente competitivo in Europa e che possa surclassare Inghilterra, Spagna e Germania non solo sul campo, ma anche nelle classifiche economiche.

 

OBIETTIVO POSSIBILE, MA QUANTE DIFFICOLTA’ – Per raggiungere l’obiettivo sopra descritto servirà mettere in moto tutta la creatività e la genialità che da sempre contraddistingue il popolo italiano.

  • Fair Play Finanziario, stadi obsoleti e regimi fiscali differenti sono le sfide che, nel più breve tempo possibile, il governo del pallone dovrà cercare di risolvere per fare del bene all’intero movimento calcistico italiano.
  • E’ da mettere da parte la questione che determinate norme fanno bene solamente alle tre o quattro big: un prepotente ritorno sulle scene europee di Inter, Juventus e Milan darebbe enormi benefici anche alle altre squadre del nostro Paese.
  • Solamente così potrà essere recuperato il potere contrattuale e l’appeal verso i giocatori esteri svanito nell’ultimo lustro.

 

DA DOVE PARTIRE? – La sfida più immediata e, forse, più complicata è sicuramente quella del Fair Play Finanzario. Come poterla risolvere?

  • Con l’avvento della normativa tanto voluta da le Roi Platini sarà ancora più difficile cercare di essere competitivi in Europa. L’unico modo per migliorare l’approccio alla stretta economica è quello di dotarsi il più presto possibile di stadi di proprietà.
  • Abbiamo analizzato ciò che ha fatto la Juventus: siamo convinti che questo sforzo verso la costruzione di un proprio impianto venga presto ripagato. La Juventus tornerà presto a primeggiare in Italia potendo contare, nel momento in cui i presidenti mecenati dovranno inevitabilmente tirarsi indietro, su un “tesoretto” maturato grazie alla gestione “a tutto tondo” del match.
  • Basta solo pensare che, mentre Milan ed Inter devono versare 7,5 milioni di euro annui al comune di Milano per poter disporre di San Siro, la Juventus riceverà la stessa cifra in virtù dell’accordo sottoscritto con Sportfive, società incaricata di definire il “naming right”.
  • Deloitte, in uno studio del 2011, ha messo in mostra ciò che le società ricavano dalla gestione dello stadio: la Juventus si ferma all’8%, performance ben lontana rispetto al 42% dell’Arsenal ed al 34% dell’Amburgo.

 

LO SCENARIO PIU’ AMARO – Qualora l’Italia non si mostrerà in grado di porre rimedio a questa critica situazione, lo scenario potrebbe diventare ancora più triste rispetto a quello attuale.

  • I continui No dati al nostro Paese per organizzare Europei o Mondiali non fanno altro che rendere più difficile la costruzione di stadi di proprietà.
  • Se il Parlamento ritarderà ancora l’approvazione di tale legge per i club risulterà praticamente impossibile dotarsi di impianti di proprietà: ciò non farà altro che peggiorare sempre di più i conti delle nostre società che, dovendo rispettare i parametri di perdite definiti dalle normative del FPF, saranno costrette a ridurre i fondi destinati all’acquisizione ed agli ingaggi di nuovi giocatori.
  • Ingaggi minori non faranno altro che ridurre, semmai ce ne fosse ancora bisogno, l’appeal del nostro calcio verso i campioni stranieri che, inevitabilmente, non metteranno più piede sui nostri terreni.
  • Senza campioni sarà utopistico competere nel nostro continente, non solo a livello di Champions ma anche di Europa League, e si finirebbe così per perdere anche la quarta piazza nel ranking a favore di Portogallo e, presumibilmente, Francia.

 

LO SCENARIO AUSPICATO – Tra soli dodici mesi si potrà avere un quadro d’insieme più netto e limpidp sul futuro del calcio italiano; avendo sottomano i risultati economici ottenuti dalla Juventus grazie al suo nuovo stadio di proprietà si potrà definire meglio quanto il nostro calcio potrà tornare competitivo.

  • Ad ogni modo, almeno per le big, avere un proprio stadio in cui poter gestire a 360° l’aspetto emozionale del calcio sembra un fattore indispensabile.
  • Dovendo, nei prossimi anni, ridurre le perdite fino ad arrivare al punto di pareggio finanziario, è fondamentale aumentare i ricavi dando maggiore risalto al merchandising ed alla gestione del day-match.
  • Qualora le società italiane si doteranno di stadi di proprietà, siamo sicuri che entro la fine del decennio potremmo rivedere le nostre squadre primeggiare in Europa come successo negli anni ’90.

 

UN CONSIGLIO – Con l’entrata  vigore delle normative sul Fair Play Finanziario, le società dovranno essere sempre più aziendalmente organizzate.

  • Sarà pratica efficiente prevedere unità rilevanti dedicate e specializzate alla comunicazione, alla sponsorizzazione piuttosto che alla promozione di grandi eventi.
  • Anche le più tipiche funzioni sportive di scouting, monitoring ed acquisizione di giocatori dovranno essere ripensate.
  • A capo di queste unità non sarà più sufficiente avere ex giocatori famosi, considerati negli ultimi anni le persone ideali per avere una “sedia” da dirigente all’interno della società sportiva, quanto piuttosto dirigenti appassionati di calcio, ma adeguatamente formati e preparati alla nuova frontiera del calcio moderno.
  • Negli ultimi anni troppi ex calciatori, privi delle necessarie competenze, hanno ottenuto ruoli societari esclusivamente per essere entrati di diritto, grazie ad imprese sportive, nella storia del club.
  • Ciò non potrà essere più possibile: la gestione sportiva dovrà essere necessariamente affiancata da una corretta pratica economico-finanziaria, parte troppo spesso finita nel dimenticatoio negli ultimi anni, quando il disavanzo veniva sopperito dai presidenti mecenati, tutt’oggi da ringraziare, osannare e mai criticare per l’impegno monetario profuso.

 

SIAMO ARRIVATI ALLA FINE – L’obiettivo di questa inchiesta era cercare di fornire un quadro d’insieme sulla pessima situazione del calcio italiano.

  • Speriamo presto di potervi raccontare un nuovo modello, quello italiano, nuovamente copiato ed osannato a livello mondiale.

 

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Matteo Torti

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