Accordo Grecia, la corsa alle riforme spiegata punto per punto

Alexis_TsiprasAlexis, ma ne è valsa davvero la pena? Inevitabile, analizzando i vincoli imposti alla Grecia dalla Commissione Europea, porsi questa domanda. A cosa è servito il referendum? Una prova di forza interna? Sì, ma a che pro? Alla fine Tsipras (nella foto) ha dovuto piegarsi alle richieste dei falchi, guidati dal ministro tedesco Schauble, e ha finito per essere scaricato da gran parte dei suoi fedelissimi, Varoufakis compreso. L’ex Ministro dell’Economia ellenica ha criticato aspramente il premier greco reo di aver ceduto troppo facilmente alle imposizioni europee. Finanziamenti in cambio di riforme radicali e da attuarsi nel giro di 48 ore: un accordo ufficioso, ma non ancora ufficiale. Un’idea di Europa che fa discutere.

 

UNA MARATONA E UN ACCORDO UFFICIOSO – Un drammatico negoziato durato mesi che ha avuto il suo culmine nelle 17 ore di maratona iniziate alle 16 di domenica 12 luglio e terminate pochi minuti prima delle 9 di ieri, lunedì 13 luglio. Buona parte di una giornata e una notte intera sono state necessarie ai leader europei per evitare il tracollo della Grecia e una conseguente uscita catastrofica dall’unione monetaria.

– Una maratona che ha portato a un accordo che, ad oggi, è tutt’altro che ufficiale. Un accordo ufficioso, subordinato in parte alla Grecia e in parte al Parlamento di diversi stati europei. Due vincoli certamente tutt’altro che scontati.

– Un futuro incerto per la Grecia che si trova a dover approvare riforme radicali in poco meno di 48 ore e per alcuni parlamenti nazionali che devono ratificare questo accordo; Bundestag in Germania in testa, con a ruota altri stati del Nord.

 

SCATTA LA “CORSA ALLA RIFORMA” – L’accordo ufficioso raggiunto nella mattinata di ieri garantisce le condizioni per aprire il negoziato sul prestito chiesto dalla Grecia all’Esm, il cosiddetto Fondo salva-Stati voluto da Draghi; ma entro mercoledì 15 luglio il Parlamento greco dovrà approvare 4 importanti misure.

1) Semplificazione dell’Iva e allargamento della base fiscale per aumentare le entrate, andando ad eliminare lo sconto dell’Iva nelle isole greche, ad eccezione di quelle più remote.

2) Misure sulle pensioni che prevedono l’aumento dell’età pensionabile e le norme per evitare e scoraggiare il pensionamento anticipato.

3) La piena indipendenza dell’ufficio nazionale di statistica, l’Elstat.

4) Introduzione di tagli della spesa semi-automatici in caso di deviazione dagli obiettivi di surplus primari imposti dall’Europa.

 

LA SECONDA SCADENZA: IL 22 LUGLIO – Non finisce qui. Dopo il 15 luglio ci sarà un’altra settimana di tempo per il Parlamento ellenico per approvare altre due fondamentali misure:

1) Definizione del codice di procedura civile per rendere più efficiente il sistema giudiziario e ridurne i costi.

2) Recepimento della direttiva sulla ristrutturazione e liquidazione delle banche.

 

POI SI TORNERA’ A TRATTARE – Solamente con l’attuazione di questi sei provvedimenti l’Eurogruppo deciderà di dare il mandato alla Troika di negoziare il nuovo memorandum con Atene.

– Ma il programma triennale dovrà poi essere approvato dai Parlamenti dei singoli governi. Nel frattempo, però, Atene riceverà un prestito-ponte per scongiurare crisi di liquidità.

 

LA SPACCATURA IN SYRIZA – Un percorso tutt’altro che facile, soprattutto in patria dove Syriza è ormai spaccata in due. Varoufakis, ex Ministro delle Finanze di Atene, ha duramente criticato il suo ex premier e collega di partito Tsipras, sostenendo: “Dopo il referendum il premier ha deciso di non sfidare più i creditori e ha smesso di negoziare”.

– Nel partito di Tsipras sta prendendo sempre più forza l’area estremista che, guidata da Varoufakis e dal Ministro dell’Energia Lafazaris, potrebbe anche non votare favorevolmente all’accordo siglato a Bruxelles.

– Spaccature interne che, però, potrebbero essere compensate dal sostegno delle opposizioni di Nuova Democrazia, To Potami e dal Pasok che chiedono di “agire rapidamente”.

 

LA PREVISIONE (CORRETTA) DELLA MERKEL – “Il Parlamento greco dovrà legiferare rapidamente”. Non usa mezzi termini Dijsselbloem, il presidente olandese dell’Eurogruppo. Ci hanno pensato lui e la Merkel a smorzare l’entusiasmo che aveva prodotto il tweet di Charles Michel, premier belga, che alle 8.38 dichiarava: “C’è un accordo”.

– L’accordo c’è, ma è subordinato ad alcuni paletti tutt’altro che certi. Tsipras ha meno di 48 ore per riunire il suo partito e convincere l’emiciclo ellenico che, dire sì alle misure imposte dall’Europa, sia l’unica strada possibile.

– Misure stringenti, trattative serrate, nervi tesi, si parla anche di un duro scontro verbale tra Mario Draghi e Wolfgang Schauble. Ed è stato proprio il secondo, il Ministro delle Finanze tedesche, ad agitare le acque negli ultimi giorni, parlando pubblicamente e ripetutamente della possibilità non più di tanto remota di arrivare alla Grexit.

– Insomma, si è arrivato al tanto temuto scontro. Atene da una parte, Berlino dall’altra, con Francoforte e Parigi come unici veri mediatori. E le parole di Angela Merkel alla vigilia del referendum dello scorso 5 luglio, quando affermò “Tsipras sta portando il popolo greco a sbattere contro un muro a occhi aperti”, sono ancora più attuali adesso che quando vennero pronunciate.

 

UN BRUTTO SPETTACOLO – Tsipras ha voluto mettere l’Europa al muro, ma ha finito per essere la cavia di un esperimento che potrebbe costare caro al Paese ellenico e che potrebbe segnare un passo decisivo, in negativo, della storia dell’Europa unita.

– La Germania, con Schauble in testa, l’ha detto chiaramente: “Non ci fidiamo più della Grecia”. E in parte hanno le loro ragioni visto che i governi passati di Papandreou e Samaras hanno promesso tanto all’Europa, ma applicato poco.

– Una situazione acuita dalla possibile crisi della Cdu della Merkel: tenere salda l’idea di Europa unita, da sempre vero pallino della cancelliera, o tenere saldo il proprio partito? Il fiato sul collo di Schauble l’ha sentito anche Angela.

– E il risultato è stato questo, la domanda è d’obbligo: Alexis, ma ne è valsa davvero la pena?

 

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Matteo Torti

foto: Kremlin.ru. per wikipedia.org

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