Marito pentito segnala centro massaggi via Unione e lo fa chiudere, dentro praticavano massaggi non solo “tradizionali”

Fedi_nuzialiUn vecchio adagio recitava “tra moglie e marito non mettere il dito”. Ma ben altra mettevano “alcune dipendenti” del centro massaggi “Fashion Body” di via dell’Unione, zona Piazza Missori.

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E poiché “chi di spada ferisce, di spada perisce”, la chiusura del centro è dipesa proprio dalla segnalazione di un assiduo frequentatore che, ahimé, una volta appianate le problematiche coniugali si è trasformato da habitué del centro, a marito pentito.
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In questo modo, l’ex cliente 35enne ha deciso, su consiglio della consorte, di chiamare la Polizia e informare gli agenti sulle reali prestazioni che venivano eseguite dalle “massaggiatrici” del locale,  pubblicizzato via internet e frequentato da uomini di tutte le età del centro cittadino.

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E se qualcuno avesse avuto ancora qualche dubbio, quando gli stessi agenti del Commissariato Centro hanno fatto irruzione in quella che doveva essere una piccola “oasi di relax e benessere”, in prima persona hanno sorpreso una “dipendente” mentre si profondeva a “rilassare” un cliente 27enne con tecniche decisamente “anticonvenzionali”.

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Immediato il sequestro del locale con tanto di denuncia a piede libero della titolare brasiliana di 33 anni, indagata per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.
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Secondo quanto emerso, le prostitute che lavoravano all’interno del centro erano 3: una rumena di 38 anni, una brasiliana di 33 e una coetanea colombiana sposata con un italiano.
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Le donne, tutte regolari, venivano pagate circa 100 euro per un massaggio tradizionale, più altri 100 che, per un “trattamento extra”, sparivano magicamente nelle tasche della titolare.

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“Con la liberalizzazione del commercio avviata dal Decreto Bersani – commenta il vicesindaco e Assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato, –  il Comune non può far nulla per impedire le aperture dei centri massaggi che sono equiparati ai centri benessere e pertanto privi di vincoli orari. Tali luoghi stanno  avendo un anomalo boom, grazie soprattutto a cinesi.

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“Basti dire che a Milano – sottolinea De Corato, – ne risultano in attività 368 (dato aggiornato al luglio 2010), ma nel 1995 erano solo 4. E nel 2010 si sono registrate 96 nuove aperture, circa una ogni due giorni.

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“Su questa proliferazione aleggiano sospetti che si tratti di investimenti di denaro riciclato, – conclude il vicesindaco, – e sono convinto  che la Guardia di Finanza abbia già puntato una lente di ingrandimento. Ma più spesso questi locali sono il paravento di attività di prostituzione”.

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 Claudio Agorni

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