Nuove cure melanoma, test molecolare per terapie sempre meno invasive e nome degli specialisti

Speranze di guarigione, con percentuali di curabilità passate dal 5% al 50% negli ultimi 5 anni

medico vaccinoMelanoma: in Italia aumentano i malati, ma si moltiplicano le speranze di guarigione, con percentuali di curabilità passate dal 5% al 50% negli ultimi 5 anni. Le tecniche di trattamento sono meno invasive e lo saranno sempre più in futuro, grazie anche a un progetto che attraverso un test molecolare permetterà di selezionare i pazienti da avviare alla biopsia del linfonodo sentinella. È una delle novità annunciate all’Istituto europeo di oncologia di Milano, città dove è in corso dal 29 aprile 2016 una ‘maratona congressuale’ che proseguirà fino al 2 maggio. Tre appuntamenti che hanno richiamato ricercatori e oncologi da tutto il mondo, fra i maggiori esperti nella diagnosi e nella cura del cancro.
CURE ANCHE PER GLI STADI PIÙ AVANZATI – “Il melanoma oggi fa molta meno paura che in passato – spiega Alessandro Testori, direttore della Divisione melanomi e sarcomi muscolo-cutanei dell’Ieo – perché da qualche anno abbiamo a disposizione cure che permettono di trattare pazienti anche in stadi più avanzati”.
– Se la curabilità del cancro della pelle più ‘cattivo’ è praticamente decuplicata, è soprattutto “grazie alle cure molecolari e agli anticorpi monoclonali” figli dell’immunoterapia.
– “Per questo motivo anche noi medici dobbiamo cercare di aiutare i pazienti ad affrontare più serenamente il percorso terapeutico – aggiunge lo specialista – senza accentuare l’ansia che normalmente accompagna questo tipo di diagnosi”.
IN ITALIA 12.000 CASI ALL’ANNO – Diagnosi che nella Penisola hanno fatto registrare un’impennata. I casi di melanoma segnalati nel nostro Paese sono arrivati a circa 12 mila ogni anno, con “una crescita elevatissima dell’incidenza” che ha interessato in particolare il Nord Italia: in Lombardia, per esempio, dal 1970 al 2015 è schizzata da 2 a 26 casi all’anno ogni 100 mila abitanti negli uomini, e da 3 a 16 casi su 100 mila all’anno nelle donne. “Il numero di malati che non sopravvivono alla malattia è però stabile – osservano gli esperti – e questo è in grandissima parte dovuto all’aumentata consapevolezza sull’importanza del controllo dei nei e quindi della diagnosi precoce del melanoma”.
IL LINFONODO SENTINELLA – “La metodica del linfonodo sentinella ideata 20 anni fa – sottolinea Nicola Mozzillo, direttore Divisione melanoma e tessuti molli dell’Istituto nazionale tumori di Napoli – ha rivoluzionato molta parte della chirurgia del cancro, contribuendo a mutarne il volto prima tanto temuto con una strategia rispettosa dell’immagine corporea e della psiche. Le istituzioni italiane sono state fra quelle che hanno maggiormente contribuito alla diffusione della metodica, con importanti realizzazioni sul piano scientifico in collaborazione con i maggiori centri esteri. Questo congresso congiunto tra lo Ieo e l’Istituto nazionale tumori di Napoli testimonia come, unendo le energie, sia possibile raggiungere quella massa critica che ha consentito la realizzazione di un evento che ha richiamato in Italia i maggiori esperti mondiali del settore”.
– Sotto i riflettori ci sono “le prospettive di sviluppi che consentiranno un approccio sempre più mirato ed efficace, per offrire il massimo beneficio con la minima invasività”, prosegue lo specialista. “Dopo 20 anni di utilizzo della metodica del linfonodo sentinella – evidenzia Testori, che insieme a Mozzillo è presidente del congresso biennale dell’Isns (Società internazionale del linfonodo sentinella), uno dei meeting in corso nel capoluogo lombardo – si stanno sviluppando tecniche che ci permetteranno di selezionare con ancor maggiore precisione i pazienti a cui proporla. L’obiettivo è essere sempre più selettivi e conservativi, mantenendo le stesse garanzie di cura”.
IL PROGETTO INNOVATIVO – Il progetto illustrato durante il summit Isns “potenzialmente potrebbe portare a una ulteriore riduzione del numero degli interventi invasivi – precisa l’esperto – selezionando grazie a un test molecolare i pazienti per i quali procedere con la biopsia del linfonodo sentinella, perché presentano linfonodi che contengono cellule ricche di melanina, da quelli nei quali potrà essere evitata perché non ne presentano”. (Fonte: adnkronos.com, foto: wikipedia.org)

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