Prevenzione HIV, la scoperta innovativa del San Raffaele di Milano

Maschera, occhiali, doppi guanti, camice a chiusura posteriore e copri scarpe: sono la divisa d’obbligo per i pochi e selezionati ricercatori che varcano la soglia dei laboratori di altissima sicurezza chiamati P3 “Physical containment” (il numero di fianco indica la scala di rischio 1-4 che la comunità scientifica ha posto nel maneggiare agenti infettivi di particolare pericolosità).

 

IL DR.LUCA VANGELISTA E LA SUA EQUIPE – Al San Raffaele, presso il Laboratorio di Terapia e Ingegneria Proteica della Divisione di Immunologia, Trapianti e Malattie Infettive, il Dr. Luca Vangelista e i suoi collaboratori manipolano uno dei microrganismi più pericolosi per la salute: il virus dell’HIV. Lo scopo dell’équipe è da sempre trovare la via per bloccare l’entrata del virus nella cellula ed evitare il contagio e la sua diffusione nell’organismo.

– Spiega il Dr. Vangelista: “Afferma Luca Vangelista, coordinatore dello studio: ”L’ambito in cui rientrano i peptidi derivati da CCL5/RANTES è quello della prevenzione, poiché essi potrebbero diventare futuri candidati per lo sviluppo in fase preclinica di nuovi microbicidi che agiscano sulle mucose, bloccando il virus prima che possa infettare l’organismo”.

 

LA SCOPERTA DELLE MOLECOLE IN GRADO DI BLOCCARE L’HIV IN ENTRATA NELLE CELLULE UMANE – Sulla via della prevenzione si colloca lo studio e la scoperta dell’équipe del San Raffaele, pubblicata su Chemistry & Biology (appartenente al gruppo di Cell Press): gli scienziati, lavorando sui microbicidi anti-HIV, hanno prodotto alcuni peptidi, cioè molecole a base di aminoacidi derivati da una proteina naturale prodotta dal nostro corpo, la chemochina CCL5/RANTES, in grado di bloccare l’entrata del virus nelle cellule.

 

IL MECCANISMO – In che modo? Le nostre cellule presentano sulla loro superficie due tipi di recettori utilizzati dal virus come sito di ancoraggio per entrare nella cellula. I peptidi creati in laboratorio dai ricercatori legano il recettore CCR5 senza attivarlo, impedendo quindi l’insorgenza di uno stato infiammatorio derivante dall’attivazione cronica di CCR5.

– Lo sviluppo di questi peptidi fa in modo che le particelle virali di HIV non riescano a legarsi alle cellule bersaglio del nostro organismo perché trovano il sito di attacco (CCR5) già occupato, un po’ come avviene quando si cerca di aprire una serratura in cui è già presente una chiave (i peptidi sono la chiave nella serratura). Il risultato di questa azione molecolare è la mancata infezione delle cellule da parte del virus che si trova bloccato l’ingresso alla cellula.

 

LO STUDIO DEL DR. PAOLO LUSSO – Lo studio, diretto nelle fasi precedenti dal Dr. Paolo Lusso, ha coperto un arco di tempo di più di sei anni ed è stato condotto nell’ambito di due consorzi europei (European Microbicides Project, EMPRO e Combined Highly Active Anti-Retroviral Microbicides, CHAARM) in cui un network di circa trenta laboratori europei si coordina nello sviluppo di microbicidi anti-HIV.

– Lo scenario terapeutico della patologia da infezione da HIV attualmente presenta un approccio farmacologico di eccellenza per i malati di AIDS (terapia HAART, Highly Active Anti-Retroviral Therapy), ma i costi della terapia HAART ne rendono difficile l’accesso soprattutto ai pazienti dei paesi in via di sviluppo.

– Inoltre, non esistono ancora approcci in grado di debellare definitivamente il virus dall’organismo, perciò i malati sono tenuti ad un uso ininterrotto della terapia HAART.

 

Per ulteriori informazioni:

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– Orari: da lunedì a venerdì dalle 9.00 alle 17.00
– Telefono Informazioni: 02.2643.3838/3088 premere 2
– e-mail informazioni@hsr.it
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– via Olgettina,60

 

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Di Redazione

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