Via chioschi e ambulanti da piazza Duomo Milano, l’assessore D’Alfonso: Pulizia estetica

La questione è molto delicata: in ballo ci sono 600 posteggi “extra-mercato” dislocati in tutta la città. Di questi, pietra dello scandalo sono circa 50 chioschi e bancarelle fisse che sorgono nel centro storico, nel cuore di quella elegante, lussuosa Milano dei negozi super griffati, dove una borsa può superare i 2.000 euro e le scarpe sembrano create per calcare solo red carpet & affini.

 

LA PULIZIA ESTETICA DELL’ASSESSORE D’ALFONSO – Proprio in questo contesto, l’assessore al Commercio, Attività produttive, Turismo, Marketing territoriale di Milano, Franco d’Alfonso (già coordinatore e organizzatore della Lista Milano Civica per Pisapia Sindaco) ha detto basta.

– Basta con i chioschi che d’inverno vendono le tipiche castagne e d’estate propongono ghiaccioli, gelati e granite da gustare tra una visita in Galleria e qualche foto davanti alla Scala; basta con il fiorista che rende così colorato il portico di fianco al Museo del 900; basta con la bancarella dove scovare i dischi oramai introvabili; basta con un panino da comperare di corsa mentre si sceglie un gadget I love Milano da mettere sulla scrivania o regalare ad un caro amico giapponese.

– Basta, appunto. Perché l’assessore D’Alfonso è stato chiaro: “C’è bisogno di pulizia estetica”.

 

ALCUNI CHIOSCHI SONO Lì DA 40 ANNI – Poco importa, quindi, se alcune di quelle bancarelle sono ai piedi del Duomo da 40 anni, portando avanti una piccola attività che, nonostante il crescere incessante di mega store e fast food, ancora regge, quel tanto almeno per poter arrivare a fine mese.

– Secondo D’Alfonso, infatti, il problema necessita di soluzioni, poiché molte concessioni sono oramai vetuste, e alcune “sono state rinnovate con criteri caotici”.

– Per fare un esempio, i chioschi dovrebbero essere distanti almeno 50 metri dal Duomo, e tutti dovrebbero essere di colore bianco, oppure in ferro.

 

LA GRANDE FESTA PER IL RILANCIO DEL BAR CAMPARINO, P.ZA DUOMO 21 –Piazza Duomo, d’altronde, è il biglietto da visita di Milano, e la Galleria è più che mai presentata da questa Amministrazione come il “Il Salotto” della nostra città, ed esige quindi il massimo in termini di coerenza estetica. Coerenza come è stato coerente D’Alfonso che, se dice No ai chioschi di gelati e bibite fresche, manifesta invece tutto il proprio entusiasmo per altri luoghi di piazza Duomo, ben più blasonati dei caldarrostai e del paninaro.

– Era infatti il 24 gennaio scorso quando, con una grande festa, D’Alfonso è stato ospite d’onore (facendo le veci del Sindaco Pisapia, quel giorno a letto ammalato), tra le sontuose pareti del Bar Camparino, ex Bar Zucca, di piazza Duomo 21 (ovviamente, con questo nulla si dica contro il locale, ci mancherebbe!).

– L’obiettivo dell’incontro? “Far tornare di moda il Camparino in Galleria”, iniziativa per la quale l’assessore ha dedicato parte dell’intera mattinata, concedendosi ai flash della stampa e brindando assieme alle tante personalità presenti, tra le quali Gugliemo Miani, nipote dei due titolari del Bar Camparino e presidente dell’Associazione commercianti di via Montenapoleone.

 

FELICI I COMMERCIANTI DI MONTENAPOLEONE – Proprio i commercianti di Montenapoleone sembrano impermeabili a quanto accade nel resto di Milano, sebbene a pochi metri dal Quadrilatero della Moda, mostrandosi soddisfatti per l’accoglienza positiva riservata alla loro richiesta di deroga al limite di 1000 euro di spesa in contanti da poter effettuare nei negozi. “Ci sembra una forma di apertura – aveva commentato in proposito Miani, nipote dei titolari del Camparino e amministratore delegato del negozio (in Montenapoleone) Larusmiani – “verso la richiesta di cui ci eravamo fatti portavoce quando ci eravamo rivolti al premier Monti, per chiedere proprio che i turisti stranieri venissero esclusi da una norma che rischiava di penalizzare moltissimo la nostra competitività”.

 

SU CHIOSCHI E BANCARELLE SI ABBATTE, INVECE, ANCHE L’AUMENTO DELLA COSAP DEL COMUNE, CON COSTI LEVITATI DA 4800 EURO A 58MILA – Intanto, “fuori” dai negozi del lusso e fuori dal mega store di Prada che presto sorgerà in Galleria al posto di Mc Donald’s, il Comune ha approvato con una delibera blitz l’aumento della tassa di occupazione pubblica, il famigerato canone COSAP, che proprio sugli ambulanti è andato ad abbattere tutta la propria potenza fiscale, con picchi esattoriali da film di fantascienza.

– L’esempio più eclatante è quanto accaduto proprio in piazza Diaz, per gli storici mercatini dell’antiquariato. L’associazione No Profit Asco Duomo, che si occupa dell’organizzazione dei mercatini, ha scoperto amaramente che da gennaio 2012 il costo della COSAP per allestire la manifestazione era passato dai soliti  4.8000 euro, alla cifra stellare di 58.000 euro.

– Il risultato? L’ha spiegato a CronacaMilano direttamente il presidente di Asco Duomo, Alessandro Prisco, in un’approfondita intervista: le manifestazioni sono state cancellate.

 

A RISCHIO ANCHE IL MERCATO D’ANTIQUARIATO SUI NAVIGLI – L’aumento della COSAP ha colpito anche le bancarelle dello storico mercato dell’antiquariato che si tiene sui Navigli ogni ultima domenica del mese.

– Proprio la scorsa domenica le associazioni del Naviglio Grande Mercatone dell’Antiquariato, Piccoli antiquari e restauratori, e Mare Magnum Vecchi libri, che gestiscono i mercatini di antiquariato e collezionismo di Milano, hanno raccolto 10mila firme di protesta poiché, anche qui, il rischio è la chiusura.

 

COLPITE ANCHE LE BANCARELLE DEI MERCATI SETTIMANALI SCOPERTI – Colpiti, inoltre, anche i mercati scoperti cittadini.

– Tuttavia, l’implacabile risposta dell’assessore al Commercio, Franco d’Alfonso, è stata: “Noi riteniamo che le nuove tariffe siano giuste”.

– E intanto, solo in Duomo sono gli stessi commercianti a spiegare che, grazie ai ritocchi, negli ultimi 43 giorni il Comune ha guadagnato 430mila euro in più.

 

L’ARIA NUOVA PORTATA DA PISAPIA – Ma tant’è. E sono proprio alcuni cittadini a commentare, ironizzando: “In barba a proteste e raccolta firme, manifestazioni e appelli disperati, la Giunta Pisapia continua nella missione sbandierata in campagna elettorale: difendere i diritti dei più deboli e delle categorie più fragili, restituendo la felicità a Milano”.

 

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Di Redazione

2 COMMENTI

  1. LA PULIZIA ESTETICA
    è da fare anche con i questuanti. gl zingari e altre razze
    che silenziosamente ci hanno invaso, con il beneplacito
    della sinistra arancione, che approfittando del caos ormai cronico esistente
    che pervade il territorio, ben cavalca il problema con la scusa che
    per sare tranquilli, bisogna accondiscendere alle nefandezze sociali.

    o forse ormai, sarebbe utile una bella pulizia etnica ??????? tipo
    Jugoslavia ???????

  2. La pulizia estetica di Pisapia rappresenta, in un momento di profonda crisi , lasciare a cara decine di famiglie che per campare mantengono su il commercio del souvenir a Milano, poiché come fa un commerciante di souvenir a sopravivere nei posti alternativi proposti dal comune come corso Italia? Ci sembra più un modo di sbarazzarsi dalla concorrenza, poiché il mega chiosco del brand milano rimane in piena piazza San Babila . Sono sicura che gli ambulanti di souvenir sarebbero felici di spendere tutti i sui risparmi per farsi dei bei chioschi come quello del brand milano. Date qualche volta la voce anche ai piccoli….. Alla fine l’Italia e fatta di tanti piccoli e alcuni pocchi grossi, e non il contrario.

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