Festa Atm Milano: Giulio Caimi, tranviere storico, festeggia i 94 anni assieme agli 80 di Atm

Atm ha festeggiato sabato le sue ottanta primavere alla guida del trasporto pubblico milanese con l’iniziativa dei depositi aperti che ha richiamato migliaia di persone e, lo stesso giorno, lui spegneva le sue 94 candeline, delle quali 35 passate come tranviere dell’azienda.

 

Quella di Giulio Caimi, milanese doc, è la storia di tanti, tornati dalla guerra nel 1946 e finiti a lavorare nell’azienda dei trasporti, dove già era impiegato un parente (nel suo caso il papà Giuseppe).

 

Ma lui, matricola “Caimi15Giulio”, è sempre stato talmente orgoglioso di lavorare per l’azienda pubblica milanese che ha deciso di trascorrere sabato, il suo compleanno, al deposito Teodosio, aperto straordinariamente in occasione dell’evento “Atm come non l’avete mai vista” (evento in concomitanza degli 80 anni di ATM, ndr). E così ha convinto la figlia Tiziana e il nipote Thomas Guzzoni a portarlo nel vecchio luogo di lavoro.

 

Classe 1917, Caimi era stato chiamato alle armi durante la Seconda guerra mondiale ed è stato uno dei pochi italiani a tornare a casa dalla campagna di Russia.

 

L’eredità della guerra per lui si è tradotta in un orecchio che funzionava meno bene dell’altro, ma la durezza dei combattimenti non ne aveva scalfito comunque lo spirito fiero ed entusiasta.

“L’unico rammarico è non aver potuto diventare autista di tram, come il papà, per via del difetto acustico – racconta oggi con gli occhi velati di nostalgia. –  Così ho fatto il bigliettaio per 35 anni, fino alla pensione”.

 

A volte il suo sguardo si perde, la memoria gioca un po’ di scherzi e così ripete qualche volta di troppo la stessa storia. I ricordi degli anni passati con la divisa blu, però, restano.

 

Mi venivano a prendere con il tram quando facevo il turno di notte, in Atm ci ho passato tutta la vita”, spiega. E poi rivela: “Se fosse ancora viva mia moglie mi avrebbe fatto una bella festa: io pensavo al lavoro e all’azienda, e lei preparava la torta”.

 

Come quella sulla quale oggi soffia le sue candeline, dopo essere salito ancora una volta – anche se con più fatica sulle gambe malferme – sul “suo” tram, il modello del 1951 che non era ancora color arancione.

 

 

D.C.

 

 

 

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