Perché abbiamo ansia e paura? Trovati i meccanismi nel cervello

Due le regioni interessate del cervello: l'ippocampo e la corteccia entorinale. Di seguito i dettagli dello studio

Urlo di MunchL’apprendimento e la memoria sono tra gli strumenti principali per sopravvivere, ricordano gli esperti. L’accurata codifica dei ricordi ‘contestuali’, cioè associati a particolari esperienze, ci permette di provare paura e, soprattutto, di evitare situazioni rischiose. Altrettanto importante è la capacità del cervello di discriminare tra un ambiente che ha precedentemente imparato essere pericoloso e uno che invece è sicuro. Sono queste le basi di uno studio condotto da un gruppo di esperti della Columbia University, che sono arrivati alla formulazione di risultati pubblicati su ‘Science’, e volti a spiegare l’esistenza di un circuito cellulare che aiuterebbe il cervello a ricordarsi se un ambiente è sicuro o pericoloso. I risultati svelano anche che cosa accade quando questo circuito viene distrutto e potrebbero essere utili nel trattamento dello stress post-traumatico, del panico e dei disturbi d’ansia.
LE REGIONI CEREBRALI INTERESSATE: IPPOCAMPO E CORTECCIA ENTORINALE – Studi precedenti avevano dimostrato che le memorie contestuali si formano e si mantengono in 2 regioni cerebrali interconnesse: l’ippocampo e la corteccia entorinale.
– Queste 2 aree sono collegate attraverso una rete complessa neuroni.
“Le cellule nervose nella corteccia entorinale si snodano nell’ippocampo attraverso 2 percorsi distinti – spiega Jayeeta Basu, primo autore dello studio -. Si pensava che i ricordi contestuali si formassero quando queste 2 vie venivano attivate come parte di una sequenza, ma pochi anni fa gli scienziati hanno scoperto una terza via che collega le 2 regioni il cui scopo era sconosciuto”.
I DUE PERCORSI DEI NEURONI – Circa l’80% dei neuroni nel cervello sono eccitatori, cioè trasportano le informazioni sulle lunghe distanze attraverso le regioni del cervello, mentre l’altro 20% è inibitorio.
– Questi neuroni inibitori agiscono a livello locale per rallentare o arrestare l’attività eccitatoria. E’ stato recentemente scoperto che i neuroni di questa terza via agivano su una distanza relativamente lunga, ma erano anche di tipo inibitorio. Gli scienziati li hanno chiamati Lrips.
– Lo scopo di questo studio è stato indagare il ruolo che i Lrips potevano svolgere nell’apprendimento e nella memoria.
LA REGISTRAZIONE DELLA PAURA NEL CERVELLO – Lo studio ha rivelato il ruolo preciso dei Lrips con un dettaglio sorprendente.
– Normalmente uno stimolo – come un suono, una luce o una piccolo scossa – attiva i Lrips, che inviano un segnale inibitorio dalla corteccia entorinale all’ippocampo. All’arrivo, il segnale Lrip inibisce un altro insieme di neuroni inibitori, poi nell’ippocampo si genera il ricordo.
– Questa staffetta apparentemente confusa è in realtà parte di un meccanismo sofisticato, come dimostra il breve ritardo di 20 millisecondi tra quando i Lrips vengono inizialmente attivati e quando i loro segnali inibitori arrivano nell’ippocampo.
ANSIA, PAURA E STRESS POST TRAUMATICO – “Questo breve intervallo di tempo consente ai segnali elettrici di fluire nell’ippocampo in una sequenza perfettamente calcolata, che è in definitiva ciò che permette di formare la memoria ed essere ricordato con la specificità appropriata in modo da poter essere richiamato con precisione – afferma Steven Siegelbaum, autore senior dello studio. – Senza questo ritardo, i ricordi paurosi mancherebbero di specificità e accuratezza, impedendo al cervello di distinguere pericolo e sicurezza”.
– “Le implicazioni di questi risultati per il cervello umano, benché preliminari, sono intriganti – aggiunge Attila Losonczy, coautore del lavoro. – Lo studio suggerisce che ogni alterazione in questi percorsi può contribuire a forme patologiche di paura, come lo stress post-traumatico, l’ansia o gli attacchi di panico”.(Fonte: adnkronos.com)

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