Bande Latinoamericane Milano, fenomeno Trinitarios. Gang di dominicani sbaragliata dalla Polizia di Stato

PoliziaSi salutano chiamandosi “Patria” ed esibendo tre dita della mano aperte. Solo tre, come i capisaldi sui cui è fondata la loro banda: Dio, la Patria, appunto, e la Libertà. Le stesse parole che campeggiano, tra una foglia di palma e alcuni stendardi, sulla bandiera del loro Paese di origine, la Repubblica Dominicana. Ma a differenza dei loro patriottici avi, loro non si battono per ideali nazionalistici, ma per la supremazia  sulle altre latin gang presenti sul territorio milanese. Corso Lodi e i giardini di Lampugnano, le loro zone d’influenza. Senza disdegnare, tuttavia, frequenti sconfinamenti nell’hinterland milanese. Segni particolari? Lo spregio della vita umana se in campo ci sono i propri interessi da difendere. Come nel caso della gambizzazione di uno spacciatore di origine marocchina, avvenuta a Pavia nel settembre 2012, per questioni legate allo spaccio.

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VIOLENTI PESTAGGI, ARMI, RAPINE E DROGA – Si fanno chiamare “Trinitarios” e sono il ramo italiano della più potente e omonima organizzazione criminale fondata nelle carceri newyorchesi, nel 1989, da un uomo noto come Julio Caballo, per difendere i diritti dei detenuti dominicani.

– Violenti pestaggi, rapine a mano armata, traffico di droga e tutta una interminabile lista di reati minori. In pochi anni di scorribande milanesi, i Trinitarios – tra i 30 e i 50 affiliati in tutto, secondo gli ultimi dati a disposizione delle forze dell’ordine – non si sono fatti mancare davvero nulla, conquistandosi un posto al sole nell’empireo della criminalità giovanile, al fianco di storiche pandillas dal curriculum ben più blasonato.

 

13 AFFILIATI IN GALERA. TRA LORO IL GRANDE CAPO – Ma negli ultimi giorni, com’è stato ampiamente riportato dalle cronache locali, la gang è stata duramente colpita al vertice da un’operazione della Polizia di Stato.

A finire in manette, martedì 1° luglio, sono stati, infatti, ben 13 membri della banda. Tra loro anche un italiano e un paio di minorenni. Ma, soprattutto, due nomi eccellenti: la prima e la seconda “suprema d’Italia”. Termini che all’interno della pandilla stanno a indicare il numero uno dell‘organizzazione, noto come “El Flaco” –  un ragazzo dominicano di soli 22 anni – e il suo vice e connazionale – di anni 29 -, leader del gruppo fino al 2012.

– I reati ascritti a carico dei Trinitarios, tutti commessi tra il 2011 e febbraio di quest’anno, sono numerosi: si va dall’associazione a delinquere al  tentato omicidio, alle lesioni personali, alla rapina, al porto abusivo di armi e allo spaccio.

 

LE INDAGINI DELLA POLIZIA: “VIOLENTI E FEROCI” – La Polizia, che li ha definiti “violenti e feroci”, ne ha studiato le mosse e le abitudini a partire dal tentato omicidio di un affiliato 22enne, avvenuto per mano dei rivali “Commando” nel 2011, in via Fulvio Testi, a Cinisello.

– Gli investigatori hanno così potuto tracciare un profilo esauriente della gang analizzandone la condotta, l’organizzazione e la simbologia. Un’operazione resa possibile anche in virtù del sequestro, avvenuto due anni fa, di un vero e proprio codice comportamentale in possesso di un dominicano, importante membro della gang, in arrivo a Milano dalla Spagna per un incontro plenario dell’organizzazione.

– Quello che ne è emerso è il ritratto di una struttura fortemente gerarchizzata – sulla linea delle altre pandillas milanesi – tuttavia aperta anche alle donne. Come testimoniato dal fermo di una ragazza con indosso 70 grammi di cocaina e i cui proventi sarebbero dovuti finire nelle case dell’associazione.

 

STRUTTURA GERARCHICA E RUOLI  – I ruoli individuati all’interno dei Trinitarios, noti anche con la sigla “3ni”, sono 18. Si parte dal vertice, la “prima suprema d’Italia”, passando per il suo vice, la “seconda suprema”, fino a giungere ai gradini più bassi della scala gerarchica: i “soldati”, ovvero, la manovalanza. O, più semplicemente, gli ultimi arrivati. Nel mezzo, poi, c’è anche il posto per figure più “specializzate” come il tesoriere o l’ armiere.

– Ad indicare i loro gradi, in occasione delle periodiche riunioni, lunghe collane e vari bracciali colorati a seconda dei ruoli ricoperti. Riunioni che, come facilmente immaginabile, servono ad individuare le prossime vittime o programmare nuovi colpi, studiare vendette o stabilire le punizioni per chi ha sgarrato.

– Azioni che vengono portate a compimento spesso avvalendosi delle più svariate armi bianche o, in taluni casi, anche da fuoco. Come emerso nel corso del recente sequestro operato dagli agenti della Squadra Mobile, quando nelle abitazioni degli indagati sono state rinvenute, oltre a un tirapugni, una spada giapponese, mazze da baseball, anche delle scacciacani modificate pronte all’uso.

 

ETICA COMPORTAMENTALE E RITI INIZIATICI – Meno chiusi, probabilmente, dei più noti Latin King o dei salvadoregni Mara Salvatrucha, sono stati spesso descritti, così come poco inclini a rituali complessi o a simboli identitari riconoscibili come nel caso di altre gang.

– Ma non per questo i Trinitarios sono privi di un proprio codice d’onore (fondante sulla trinità Dio-Patria-Libertà, come detto) e norme comportamentali ben precise. Come quella, per esempio, di non avere rapporti sentimentali con altri affiliati o l’obbligo morale-materiale che impone di sostenere economicamente eventuali compagni d’arme finiti in carcere o caduti in disgrazia.

– Anche il rituale d’iniziazione, come da tradizione per qualsiasi pandilla che si rispetti, ha le sue regole. Esso avviene dopo un violento pestaggio a cui partecipano tutti gli affiliati più anziani. Una brutale sequela di colpi che mette da subito a dura prova la determinazione del candidato di turno. E,  al termine del quale, se superato, fa seguito un elaborato giuramento di fedeltà assoluta alla gang e al suo capo.

 

UN FENOMENO DA MONITORARE COSTANTEMENTE – Un capo che dallo scorso martedì, però – così come il suo vice e gran parte della banda – è finito dietro le sbarre. Un segnale forte e deciso che le forze dell’ordine hanno voluto lanciare alle numerose associazioni criminali giovanili sempre più diffuse sul nostro territorio.

– Un fenomeno criminoso, tuttavia, sicuramente lontano dall’essere sconfitto e per il quale non bisogna abbassare la guardia. Le cosiddette baby-gang, come talvolta vengono denominate in modo un po’ troppo semplicistico, possono contare, infatti, su un vasto bacino di giovani immigrati da cui attingere. Ragazzi spesso minorenni, privi di una guida genitoriale di riferimento, e per questo in balia di modelli errati di consanguineità come possono essere le pandillas. Potenziali bombe inesplose pronte a deflagrare da un momento all’altro. E Milano, non può certo permetterselo.

 

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S.P.

1 COMMENTO

  1. Invece di perdere tempo con le Province, con il Senato, con Porcellum o Italicum, occorre dare agli Italiani un segnale di cambiamento radicale sulla sicurezza, almeno quella!, cioè rendere le nostre leggi e le pene severe, adeguarle al cambiamento della nostra società, ove vivono circa 6 milioni di stranieri non sempre integrati e non sempre culturalmente propensi a recepire le nostre norme morali e civili,( le attuali leggi sono un conforto per qualunque delinquente) ma soprattutto fare in modo e a tutti i costi di fare scontare le pene agli stranieri nei loro Paesi e di inibire l’Italia a chi si sia macchiato di un reato, anche se lieve, e di espellere senza appello coloro che non dispongono chiaramente di mezzi sufficienti di sostentamento, cioè chi vive arrangiandosi alle nostre spalle.

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