Rissa via Curiel Cinisello Balsamo per permesso di soggiorno, ecco cos’è successo e perché

Una promessa non mantenuta, sotto forma di permesso di soggiorno, è tra le cause di una maxi rissa scoppiata in un phone center di Cinisello Balsamo. Nel violento alterco, che è costato la denuncia a sette persone, è rimasta ferita una ragazza incinta, accompagnata al Pronto soccorso del locale ospedale e dimessa durante la notte con un prognosi di cinque giorni.

 

I fatti risalgono a lunedì sera: poco dopo l’ora di cena tre uomini di nazionalità egiziana hanno fatto irruzione nel locale di via Curiel per “saldare” il conto con il titolare, anche lui nordafricano, che nel 2009 si era impegnato a reperire un permesso di soggiorno a uno di loro, dietro il pagamento di 5mila euro in contanti.

 

Dopo l’ennesimo rinvio, i tre egiziani hanno deciso di farsi giustizia da sé, dapprima aggredendo verbalmente il titolare, poi venendo con lui alle mani nel momento in cui questi ha confessato di aver affidato la somma in denaro, ricevuta due anni prima, a un commercialista milanese, successivamente arrestato nell’ambito di un’inchiesta sul traffico di passaporti falsi.

 

Una truffa nella truffa, che ha irritato i tre extracomunitari, i quali hanno afferrato alcuni bastoni cominciando a colpire all’impazzata.

 

Nella rissa sono rimaste coinvolte sette persone, tutte egiziane. La ragazza, figlia del titolare, sarebbe stata colpita involontariamente e, per fortuna, solo di striscio.

 

Per alcuni interminabili minuti sono volati pugni e sprangate, sia dentro che fuori il locale. Le urla sono state udite dai residenti della zona, che hanno immediatamente chiamato le forze dell’ordine.

 

Quando gli agenti della Polizia di Stato hanno fatto capolino in via Curiel, le acque si erano già calmate. Tutti gli stranieri sono stati comunque identificati e denunciati per rissa.

 

Gli agenti del Commissariato, dopo aver ascoltato alcuni testimoni oculari, hanno ricostruito la vicenda, dalla quale è emerso che il titolare del phone center aveva accettato di farsi da intermediario con il commercialista per far ottenere al clandestino un permesso di soggiorno in maniera truffaldina. L’arresto del professionista, tuttora dietro alle sbarre, aveva bloccato l’iter.

 

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di Redazione

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