Indignati Milano, nessuno scontro ma dopo le manifestazioni la città si riempie di graffiti e bestemmie su portoni, negozi e facciate di abitazioni private. Chi paga? Foto

Il sindaco Pisapia è stato chiaro: No a qualsiasi violenza e rimprovero a 360 gradi per i fatti delinquenziali attuati lo scorso 15 ottobre a Roma, durante la manifestazione degli indignados.

 

Proprio il giorno precedente, il 14 ottobre, il corteo si era svolto anche per le vie milanesi e, fortunatamente per tutti, non si è verificato alcuno scontro paragonabile agli shockanti fatti delle Capitale.

 

Anche qui gli indignados hanno fatto manifestazioni che si possono condividere o non condividere” ha quindi commentato il sindaco Giuliano Pisapia ieri mattina, a margine di una cerimonia in piazzale Gobetti, interpellato sulla sicurezza della citta’ con riferimento ai disordini che si sono verificati sabato a Roma. E ha poi aggiunto: “E sono state manifestazioni pacifiche”. “Credo che l’aver detto ‘no’ con forza ad ogni tipo di violenza da qualunque parte provenga” ha concluso Pisapia “e’ un messaggio che Milano deve far proprio e che ha gia’ fatto proprio“.

 

Le parole del Primo cittadino sono confortanti. Tuttavia, ripercorrendo il percorso che hanno calcato i manifestanti da pazza Cairoli lungo via Cubani, piazza Corduzsio, corso Italia, via Molino delle Armi, via de Amicis, via Carducci, piazzale Cadorna, viale Paleocapa e viale Alemagna, un dato è emerso innegabilmente: l’ira di residenti e negozianti.

 

Nessuna violenza, infatti, è stata perpetrata, nel senso che non si è arrivati ai noti scontri fisici né alla propagazione di roghi o devastazioni di massa. Ciononostante, i residenti e i negozianti della zona sono esasperati da un differente, sebbene costosissimo, fenomeno di volenza a dir poco ingiustificata: l’imbrattamento delle facciate di stabili privati e comuni esercizi commerciali, rei soltanto di trovarsi sul percorso dei cortei.

 

Tralasciando infatti i lanci di vernice, uova e spazzatura contro le banche e gli edifici delle istituzioni, ad ogni manifestazione residenti e negozianti spiegano di essere funestati da “tag”, simboli anarchici e sigle politiche tracciate con le bombolette spray sui portoni, le vetrine e le saracinesche.


Inoltre, alcuni hanno fatto notare che proprio durante l’ultima manifestazione del 14 ottobre è stato ricorrente lungo il percorso calcato dal corteo un nuovo genere di “messaggio spray”: la bestemmia.

 

In questo senso, irripetibile ciò che è stato tracciato in caratteri cubitali sulla facciata di via Molino delle Armi 41, suscitando il furore dei residenti e del custode dello stabile.


Inoltre, proprio in via Molino delle Armi, poco prima dell’estate erano state ridipinte le facciate cancellando numerosissime stratificazioni di scritte spray, poiché in un modo o nell’altro la via è sempre inclusa nel percorso delle manifestazioni.

 

“Adesso, purtroppo, la situazione è tornata indietro”, spiega qualcuno, “e saremo noi che qui ci viviamo a dover mettere ancora mano al portafoglio per ripristinate il decoro delle nostre abitazioni”.

 

La conclusione raccolta all’unanimità rimane sempre una: “Manifestare è un diritto, imbrattare le case e i negozi dei milanesi, no”.

 

Di seguito le fotografie scattate al termine della manifestazione di venerdì 14 ottobre, ripercorrendo il percorso del corteo.

 

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Di Redazione

 

3 COMMENTI

  1. Fa piacere che almeno se ne scriva. Viviamo nel degrado totale e perfino il centro storico è sempre più in mano ai vandali.
    La nuova giunta non ha una strategia per il decoro urbano e l’Amsa è stata bloccata dal Tar. Sono inoltre decadute a Settembre le sanzioni comunali.
    Milano purtroppo peggiora di giorno in giorno..

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