Nuove accise benzina governo Monti, ecco gli aumenti per finanziare la Protezione Civile, dettagli

Il Governo nella giornata di venerdì 13 aprile 2012 ha approvato, in via preliminare, la riforma della Protezione Civile. Per fronteggiare le emergenze, dopo il no delle compagnie telefoniche, sparisce l’iniziale ipotesi di una tassa di 2 centesimi di euro ad sms inviato e ritorna di moda, come spesso accade, la famigerata accisa sulla benzina. Scopriamo nel dettaglio il nuovo fardello piombato sulle teste dei cittadini.

 

5 CENTESIMI AL LITRO PER OGNI STATO D’EMERGENZA DICHIARATO – Nel nuovo dispositivo sulla Protezione Civile, è stato confermato dal Governo l’aumento immediato ed obbligatorio dell’accisa sui carburanti per supplire all’eventuale esaurimento del ‘fondo spese impreviste’.

 

LA RIFORMA DELLA PROTEZIONE CIVILE – La riforma della Protezione civile si prefigge di riorganizzare la struttura operativa e di accelerare i tempi d’azione del Servizio nazionale. L’obiettivo è quello di rafforzare l’efficacia nel monitoraggio e nella gestione delle emergenze.

– Innanzitutto vengono individuate le attività di protezione civile in: previsione, prevenzione ed attività di primo soccorso/assistenza.

– Vengono poi precisate le tipologie di rischio: calamità affrontate mediante l’intervento di singoli enti ed amministrazioni in via ordinaria; calamità che per loro natura, intensità ed estensione comportano un intervento coordinato di più soggetti competenti in via ordinaria; calamità che in virtù della loro intensità ed estensione necessitano, con immediatezza, di essere fronteggiate con mezzi e poteri straordinari da impiegare per periodi di tempo limitati e predefiniti.

– Inoltre, al verificarsi o nell’imminenza della calamità, il Consiglio dei Ministri su proposta del Presidente o del Ministro dell’Interno e previa intesa con la Regione interessata, delibera lo stato di emergenza determinandone, contemporaneamente, la durata e l’estensione territoriale.

 

L’IDEA DELLA TASSA SUI MESSAGGI – Nella giornata di giovedì 12 aprile 2012 si era fatta larga l’idea di finanziare il Fondo nazionale di Protezione civile con le maggiori entrate derivanti dalla tassazione, fino ad un massimo di 2 centesimi di euro, per ogni invio di sms mediante telefono cellulare, computer o altri siti internet gestiti dalle società telefoniche.

– I gestori dei sistemi di comunicazione, nella bozza trapelata nei giorni scorsi, dovevano provvedere al pagamento dell’imposta, avendo però la facoltà di rivalsa nei confronti dei clienti.

– L’ipotesi, prima ancora di essere esaminata nel Consiglio dei Ministri di venerdì 13 aprile, è stata accantonata.

 

E ALLORA NON RESTA CHE ATTACCARSI ALLA BENZINA – I soldi da qualche parte devono saltare fuori. E cosa c’è di più semplice che ricavarli da un aumento, pari a 5 centesimi di euro, per ogni litro di benzina erogato?

– Una nota di Palazzo Chigi spiega che: “Nel momento della dichiarazione dello stato di emergenza si provvede al fabbisogno finanziario utilizzando le risorse del fondo nazionale di Protezione civile. Qualora sia utilizzato anche il fondo spese impreviste, lo stesso è immediatamente e obbligatoriamente reintegrato con risorse ordinarie e/o con le maggiori entrate derivanti dall’aumento dell’accisa sui carburanti, stabilita dal Consiglio dei Ministri, in misura non superiore a 5 centesimi per litro”.

– La nota prosegue specificando che: “Al momento della dichiarazione dello stato di emergenza, inoltre, le Regioni hanno facoltà di elevare l’imposta regionale sulla benzina di loro competenza sino al massimo di 5 centesimi per litro”.

 

CODACONS, FIGISC, ASSOPETROLI, ADUC E ANCI: UN ‘BARILE’ DI NO – La decisione assunta dal Consiglio dei Ministri trova diversi pareri contrari; eccovi una veloce rassegna dei principali:

Il Codacons, per bocca del presidente Carlo Rienzi, stima che ogni famiglia potrebbe dover subire un costo aggiuntivo di 73 euro: “Un simile provvedimento sarebbe semplicemente folle. Disporre per legge il rincaro dei listini alla pompa, quando i prezzi hanno raggiunto livelli record che sfiorano i 2 euro al litro, e dopo una successione incredibile di nuove accise introdotte per finanziare qualsiasi cosa, avrebbe effetti disastrosi sui prezzi al dettaglio in tutti i settori, sui consumi delle famiglie e sulle tasche degli automobilisti, categoria sempre più spremuta come un limone”.

Critiche arrivano anche dalla Figisc, l’associazione dei gestori di impianti di distribuzione carburanti della rete ordinaria aderente a Confcommercio; il presidente Luca Squeri dichiara: “E’ inaccettabile. Da un anno a questa parte, il prezzo dei carburanti è aumentato mediamente di 31 cent/litro; di questi, dieci sono dovuti all’aumento del petrolio, e ben 21 all’aumento delle imposte, come a dire che il 68 % della responsabilità degli aumenti è da attribuirsi alle maggiori imposte, cosa che non è accaduta in nessun Paese comunitario”.

Anche l’Assopetroli, tramite il presidente Franco Ferrari Aggradi, non è favorevole alla decisione assunta dal CdM: “Siamo i primi a dire che questo governo ha deciso di fermare il Paese e con esso l’economia e ci opponiamo fermamente a questo modo di procedere”.

L’Aduc, con il segretario nazionale Primo Mastrantoni, sostiene che: “L’aumento dell’accisa sui carburanti produce inevitabilmente un aumento dei costi del trasporto, dato che il 90% in Italia si effettua su gomma. E’ una ‘ruota’, e tutto alla fine si ripercuote sui consumatori, costretti a diminuire le spese”.

Concorda su queste espressioni anche Roberto Reggi, sindaco di Piacenza e delegato Anci alla Protezione Civile, secondo il quale il fondo per la Protezione Civile “non può essere lasciato sguarnito, ma senza attingere, ancora una volta, alla benzina. Negli ultimi mesi si è fatta incetta dell’aumento dell’aliquota delle accise sulla benzina, ma ci saranno pure altre possibilità”.

 

QUANDO ‘LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI’ – Le accise, già aumentate dal governo Monti nel salva-Italia per un valore di 8,2 centesimi per la benzina e di 11,2 centesimi di euro al litro per il gasolio, potrebbero raggiungere, in caso di emergenza, la quota di 0,75 euro al litro.

– Praticamente un terzo del prezzo della benzina che, dopo aver superato stabilmente l’euro e novanta al litro nel servito, al primo stato d’emergenza dichiarato supererà agevolmente i 2 euro al litro su tutto il territorio nazionale.

– A prescindere dal governo insediato, continua ininterrotta la corsa al finanziamento tramite accise; centro, destra, sinistra o professori sembra proprio che ‘La legge (per trovare soldi) è uguale per tutti (i governi)’.

 

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Matteo Torti

2 COMMENTI

  1. Sinceramente, l’unica cosa che ci serve ora é un governo pulito e NUOVO. Basta con il sistema dei tassamenti in stile regime, solo noi italiani abbiamo tutti questi problemi a causa di governi che non ha la più vaga idea di come vive un cittadino medio, considerando il tasso di disoccupazione stanno facendo tutti l’opposto per ricominciare a far girare l’economia. E la scusa del debito pubblico é assurda! Non siamo messi cosí male per il debito pubblico e la crisi, siamo messi in questo stato perchè abbiamo personaggi politici vecchi e ambigui che gestiscono la crisi giocando a monopoli, che quando servono soldi aumenti il pedaggio!!!! Spero che l’italiano, specialmente i giovani, inizi veramente a prendere in considerazione della situazione che siamo..

  2. Noi italiani siamo solo un ammasso di pecorelle, il costo della benzina potrebbe arrivare anche a 3€/litro e tutto questo farà solo notizia niente di più. Non ce via di uscita in quanto sono tutti daccordo ma insomma nessuno si accorge che sono tutti daccordo…I nostri politici hanno bisogno di soldini per vivere il loro tenore di vita, se non fanno così come faranno a mantere le loro barche a vela da un milione di euro, come faranno a farsi le vacanze con i loro gorilla (esempio Fini). Noi popolo italiano una volta orgogliosi di esserlo fino agli anni 90 quando il lavoro non era problema, bastava avere voglia di lavorare e le aziende ti assumevano, quando con 50.000lire mi sentivo un Re. Oggi ci sono più stranieri che italiani e fra 20anni loro diventeranno padroni e magari saremo noi italiani ad’essere ospiti nel nostro paese. Sono un semplice operaio che fatica arrivare a fine mese perchè grazie ai nostri politici anche le aziende che non soffrono la crisi hanno imparato a speculare. Alla fine, il ricco diventa più ricco ed il povero si amazza dalla disperazione. Vergogna…

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