Rapine gioiellerie Milano, ladri arrestati dopo due colpi in via Meravigli e piazza Quasimodo, e un terzo in programma in Porta Vittoria

GranelliStavano programmando un colpo in una gioielleria di porta Vittoria. Una pianificazione che andava avanti da settimane. Avevano pensato proprio a tutto, anche a dove andare in vacanza una volta impossessatisi del bottino. Ma i due pregiudicati albanesi di 22 e 26 anni, mai avrebbero immaginato che i loro telefonini fossero sotto intercettazione da parte dei poliziotti del Commissariato Centro. Cosa che di lì a poco gli avrebbe spalancato le porte del carcere.

 

LA SPACCATA DEL 22 MAGGIO IN VIA MERAVIGLI  – A mettere gli agenti sulle loro tracce sono state due precedenti spaccate avvenute il 22 maggio, in via Meravigli e, solo una settimana più tardi, in piazza Quasimodo. In entrambi i casi, nelle mire dei rapinatori, costose oreficerie.

– Secondo quanto ricostruito, il primo colpo era stato messo a segno attorno alle 17. Dopo aver sfondato la vetrina del negozio con una grossa pietra, i due albanesi erano riusciti ad arraffare quanti più gioielli, per un valore totale di circa 10 mila euro. Il proprietario aveva anche cercato di inseguire i due delinquenti, ma vanamente.

 

UNA SETTIMANA PIU’ TARDI TOCCA A PIAZZA QUASIMODO – Identico copione, poi, sette giorni dopo, per la gioielleria di piazza Quasimodo, a pochi minuti da piazza Vetra.

– Sempre a metà pomeriggio, i due malviventi si erano presentati davanti alle vetrine del negozio, armati questa volta di un pesante tombino divelto poco prima nella medesima piazza.  Una volta mandati in frantumi i vetri della boutique, si erano imposessati di otto Rolex e un Omega del valore di circa 40 mila euro. Il proprietario aveva allertato la Polizia, ma anche in quell’occasione di loro non c’era ormai più nessuna traccia.

 

IL LAVORO DEGLI INVESTIGATORI – Durante la prima fase investigativa, gli agenti hanno passato al setaccio le numerose riprese delle telecamere di videosorveglianza che, oltre a documentare le due rapine, hanno anche evidenziato i numerosi sopralluoghi effettuati dalla banda.

– Ma la vera svolta è avvenuta solo dopo aver rintracciato un cellulare intestato ad un prestanome – perso da uno dei due albanesi durante una delle rapine – che ha svelato le loro identità.

– Le intercettazioni telefoniche hanno così permesso agli investigatori non solo di venire a conoscenza dei piani vacanzieri dei due (il più giovane aveva già le valigie pronte per un breve soggiorno in  l’Albania, mentre il secondo puntava alla Grecia per una vacanza con la fidanzata) ma anche di un terzo colpo ai danni di una gioielleria di Porta Vittoria, a pochi passi dal tribunale.

 

IL FERMO E LA CONFESSIONE – Fermati dalla polizia nelle scorse ore, ai due rapinatori, entrambi nullafacenti e alla ricerca di fortuna in Italia da quasi 4 anni, non è rimasto altro da fare che confessare. Ad incastrarli, tra l’altro, anche il dna ricavato da una macchia di sangue lasciata sul coperchio del tombino utilizzato per la spaccata in piazza Quasimodo.

– Della refurtiva non vi sarebbe più alcuna traccia, essendo stata rivenduta immediatamente dopo i colpi per pagarsi prostitute e nottate brave in lussuosi locali del capoluogo.

–  Il sospetto degli inquirenti, tuttavia, è che le rapine da loro messe a segno sarebbero in realtà molto più numerose. Cosa, quest’ultima, su cui farà luce il prosieguo delle indagini.

 

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S.P.

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