Droga Milano Asl, consumo in calo ma rimane allarme, soprattutto tra i giovanissimi

La Asl di Milano, in collaborazione con alcune organizzazioni del privato sociale, ha presentato i risultati della terza edizione dell’indagine sui consumi di sostanze stupefacenti nella popolazione milanese di età compresa tra i 15 e i 64 anni. La ricerca, condotta su un campione di 3.000 persone, ha portato un risultato, in parte, estremamente positivo. Nonostante Milano, infatti, rimanga superiore alla media nazionale rispetto al numero di persone che si accostano alla droga, il suo consumo è comunque diminuito. Tra i presenti all’incontro l’On. Carlo Giovanardi, Sottosegretario di Stato per la Famiglia, droga e Servizio Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e il Prof. Riccardo Gatti, responsabile del Dipartimento dipendenze patologiche dell’Asl di Milano.

 

IL CALO DEI CONSUMATORI – I dati risultati dall’indagine sono stati comparati con gli esiti della medesima ricerca eseguita nel 2004 e nel 2007 e, il trend riportato, fa registrare un calo del:

  • 23% rispetto ai consumatori occasionali (pari a –80mila persone);
  • 28% di chi ha consumato droga negli ultimi 12 mesi (pari a –50mila persone);
  • 32% di chi ha consumato droga negli ultimi 30 giorni (pari a –40mila persone).

 

IL CALO DELLE SPECIFICHE SOSTANZE UTILIZZATE – Anche il consumo del genere di sostanze consumate risulta in calo, nel dettaglio:

  • Cannabinoidi –41mila persone;
  • Cocaina  –22mila perosne;
  • Amfetamine –8mila perrone;
  • Allucinogeni –3mila persone.

 

PERSONE E LUOGHI ANALIZZATI DALL’INDAGINE – L’indagine è stata condotta sottoponendo a questionario persone “comuni” in luoghi di normale frequentazione: “Condurre la ricerca durante particolari eventi quali rave in discoteca o raduni similari – ha precisato il Prof. Gatti – avrebbe condotto a un dato sbilanciato e non attendibile”. “Si tratta comunque sempre – specifica ancora Gatti, “di numeri allarmanti, poiché risultano 94.000 i consumatori di cannabis e 18.000 i consumatori di cocaina”. “Sebbene il trend sia positivo”, spiega quindi Gatti, “l’allarme è alto, soprattutto tra i giovanissimi e, in particolare, i maschi”.

 

DALLO SPACCIATORE A INTERNET  “IN PRIMA PERSONA”– Cambia anche il modo di procurarsi la droga; diminuisce l’utilizzo della figura dello spacciatore, che lascia il passo:

  • alle ordinazioni su internet (+2%)
  • all’acquisto all’interno di smart shop (+2,9%)
  • alle coltivazioni casalinghe di cannabis (+4,2%)

 

DALLO SPACCIATORE A INTERNET  “CONOSCO UNA PERSONA CHE L’HA FATTO” – E’ interessante osservare come le precedenti percentuali aumentano quando la domanda viene posta nella formula “Conosci qualcuno che”. Chiamati a rispondere non di se stessi, gli interlocutori hanno risposto facendo schizzare i precedenti dati nel seguente modo:

  • ordinazioni su internet (+10,9%)
  • all’acquisto all’interno di smart shop (+17%)
  • coltivazioni casalinghe di cannabis (+36%)

 

PERCEZIONE NEGATIVA DELLA DROGA – I dati esposti sulle modalità di acquisto dello stupefacente fanno intuire un elemento estremamente interessante: se i soggetti esaminati avessero volontariamente taciuto le esperienze del proprio accostamento alla droga, da ciò si ricaverebbe come sia cambiata la percezione di “chi fa uso di droghe”. Si passa infatti dalla vecchia concezione per cui drogarsi renderebbe “trendy”, al nuovo modello per cui invece “drogarsi fa vergognare”,  e quindi chi lo fa non lo ammette e nega.

 

FARSI UNA CANNA FA MALE? – L’On. Giovanardi si è soffermato sugli ultimi risultati della ricerca scientifica in tema di danni provocati in particolare dalla cannabis.

  • “La ricerca scientifica ha dimostrato come il cervello di chi fuma cannabis (oppure usi cocaina o eroina), soprattutto se si tratta di ragazzini ancora in fase di sviluppo, si riempia di veri e propri buchi – ha spiegato Carlo Giovanardi. – In questo modo svaniscono tutte le polemiche sul fatto se utilizzare tale sostanza faccia o non facci male: è l’evidenza scientifica che mostra come vengano creati danni a livello di spegnimento di neuroni, purtroppo non sempre reversibili”.

 

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Di Redazione

 

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