Rom estorsori Milano campo via Bonfadini, l’inferno dei due gestori di una pizzeria in via Adriano

Giuliano PisapiaCi sono voluti tre mesi di indagini per incastrarli, ma alla fine, cinque nomadi, accusati di estorsione per 50 mila euro ai danni di un’intera famiglia proprietaria di una pizzeria in via Adriano, sono finiti in manette. L’accusa è di concorso in estorsione. Fondamentale, la denuncia di un familiare delle vittime che, dopo aver visto i suoi parenti finire rapidamente sul lastrico, si è rivolto all’Unità tutela donne e minori della Polizia locale di Milano.

 

QUELL’INCONTRO, NATO PER CASO IN UNA ROSTICCERIA DI VIA PADOVA  – Secondo quanto ricostruito, la vicenda ha avuto inizio un anno e mezzo fa, nel novembre 2012.

– I gestori della pizzeria si erano recati presso una rosticceria di via Padova – di proprietà dei familiari della moglie di uno degli estorsori – per acquistare alcuni prodotti da servire nel proprio locale. E’ stato proprio in quel frangente, purtroppo, che le future e inconsapevoli vittime hanno fatto la conoscenza con quelli che sarebbero diventati, di lì a qualche a settimana,  i loro sfruttatori.

– Si tratta di quattro uomini e una donna, tutti tra i 29 e i 40 anni, di nazionalità italiana e residenti nel campo nomadi di via Bonfadini. E da subito hanno cominciato a pretendere somme di denaro che, col passare del tempo, si sono fatte via via più importanti. Il tutto, ovviamente, a fronte di continue minacce ai danni non solo della coppia di anziani proprietari della pizzeria, ma anche dei loro due figli, della moglie di uno di loro e dei due nipotini.

 

UN ANNO E MEZZO DI MINACCE E BOTTE – Soldi che venivano portati direttamente nel campo nomadi e che finivano in buona parte, come appurato dagli investigatori, in cocaina, per soddisfare i vizi di alcuni degli aguzzini.

– E se le consegne non erano puntuali, erano guai. Non solo minacce verbali, ma anche psicologiche (“Conosciamo l’asilo frequentato dai tuoi bambini…”, avrebbe detto uno di loro) e, soprattutto, fisiche, come le ripetute percosse ricevute dal figlio più giovane della coppia di proprietari. Intimidazioni tanto efficaci da costringere i commercianti ad indebitarsi ed arrivare a  vendere un’auto pur di pagare quanto preteso dai nomadi.

 

LA DENUNCIA ALL’UNITA’ TUTELA DONNE E MINORI – Lo scorso aprile, però, dopo il minaccioso accenno dei malviventi ai piccoli della famiglia, i commercianti hanno finalmente deciso di rivolgersi alle forze dell’ordine tramite un loro parente in contatto, per pregresse esperienze, con il  commissario aggiunto Francesco Podini, che guida l’Unità tutela donne e minori della polizia locale.

–  A metà maggio, approfittando dell’ennesima richiesta di denaro, i vigili si sono appostati fuori dal campo di via Bonfadini, in attesa che avvenisse la consegna della borsa contenente, questa volta, banconote precedentemente fotocopiate.

 

GLI ARRESTI – E’ stato così che uno dei membri della banda, di 33 anni, pregiudicato,  è finito in manette. A fargli compagnia anche il fratello di un anno più grande, raggiunto dall’ordinanza di arresto direttamente in carcere, dov’era recluso da fine 2012 per altri reati. Da dietro le sbarre aveva continuato impunemente la sua azione minatoria nei confronti delle vittime, per mezzo del fratello.

– L’operazione si è conclusa nelle scorse ore con l’arresto della moglie di uno degli estorsori, di anni 31, unica non pregiudicata del gruppo e familiare dei titolari della rosticceria di via Padova; nonché, con la reclusione del fratello di quest’ultima, di anni 35, e il complice 40 anni, entrambi con precedenti con la legge.

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S.P.

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