Ritirati militari Milano, alla vigilia dell’agosto la città perde 350 uomini preordinati alla sua sicurezza

Ultime battute di una polemica che ha visto andarci di mezzo solo i cittadini.

 

Dopo un mese di bisticci, accuse e recriminazioni, la decisione è stata presa: l’operazione “Strade Sicure”, nata nel 2008 per volere dei ministri Ignazio La Russa (Difesa) e Roberto Maroni (Interno), è pronta a subire la disfatta, con l’eliminazione di 350 militari sui 650 uomini fino ad ora attivi nel presidio dei quartieri più a rischio di Milano, come viale Monza e  via Padova.

 

Il progetto dei pattugliamenti misti di militari e Polizia, secondo i dati ufficiali della Questura, nel biennio 2008-2010 aveva portato alla riduzione del 40% dei reati nelle zone presidiate, e la riduzione del 48% dei reati in tutta Milano.

 

Tuttavia, non tutti ne sono stati soddisfatti: a fine giugno era stato infatti il neo consigliere comunale e neo presidente della Commissione Sicurezza di Milano, Mirko Mazzali (storico avvocato dei centri sociali milanesi dal 1990), a incendiare la miccia, sostenendo: “Via i Militari dalla città, Milano non è Beirut e i militari non sono necessari”.

 

Da qui una girandola di polemiche, tra litiganti accaniti e terze persone che alzando il dito nella mischia hanno colto l’occasione per chiedere: “I militari che scartate da Milano li date a noi?” (domanda avanzata dal sindaco di San Donato, ndr).

 

Ebbene ora, finalmente, il fuoco si sta spegnendo ma, proprio alla vigilia dell’agosto, quando l’anno passato a Milano erano stato istituiti e potenziati 100 presidi per garantire la massima sicurezza alla città rimasta incustodita dopo la partenza dei cittadini, sono i milanesi a trovarsi con 300 militari invece di 650: meno della metà dell’attuale spiegamento per tenere sotto controllo quartieri a rischio come il Corvetto o la Stazione Centrale, via Padova e Viale Monza, aree purtroppo note per quantità e gravità di reati commessi. E in totale le vie “calde” dalle quali sono stati eliminati i controlli dei militari sono ben 34.

 

Il Ministro La Russa non ha ancora capito la differenza tra l’Esercito, che deve garantire la pace, e le Forze dell’Ordine, che hanno invece il compito di salvaguardare la sicurezza dei cittadini” ha commentato il sindaco Giuliano Pisapia in una nota ufficialmente diramata da Palazzo Marino. Aggiungendo:

 

“Le decisioni in materia di sicurezza dovrebbero competere al Ministro dell’Interno e non a quello della Difesa. Il Governo dovrebbe prima di tutto pensare a reintegrare gli organici mancanti nelle Forze dell’Ordine a Milano e dotarle degli strumenti e delle risorse necessarie per poter svolgere al meglio il loro compito”.

 

E intanto, come già detto, la città si svuota di 350 uomini che eseguivano solo una priorità: difendere i cittadini da scippi, aggressioni, stupri, borseggi, truffe, risse, ubriachi molesti e così via. Via, appunto.

 

AGGIORNAMENTO del 15-7-2011 ore 15,00: «Da lunedì raccoglieremo firme in tutti i quartieri e presenteremo mozioni in Consiglio comunale e nelle nove zone», promette il capogruppo Matteo Salvini al fine di ripristinare i controlli nei quartieri più a rischio della città.

 

AGGIORNAMENTO del 28 settembre 2011 ore 13,00: Dopo i militari, il Comune taglia i finanziamenti alla Polizia locale e all’illuminazione pubblica, agli anziani, alle case popolari e alle categorie più deboli. La giunta Pisapia si prepara infatti a varare la manovra da 54 milioni di euro già approvata lunedì 26 settembre 2011: i tagli previsti si abbattono soprattutto sui finanziamenti alla Polizia locale e agli anziani,  ai quali si aggiungono colpi di ascia a molteplici categorie, quali:

  • 6,5 milioni di euro tagliati alla Polizia locale;
  • 2,8 milioni in meno per l’illuminazione pubblica;
  • 5,9 milioni eliminati dai finanziamenti ai servizi per l’assistenza agli anziani;
  • 3 milioni tagliati ai servizi di prevenzione e riabilitazione;
  • 1,8 milioni cancellati per le case popolari;
  • 4,6 milioni tagliati alla scuole secondarie superiori;
  • 4,9 milioni cancellati per attività culturale e teatrali;
  • 1,5 milioni in meno per le piscine comunali;
  • 5,6 milioni cancellati ai servizi per la viabilità e circolazione stradale;
  • 3 milioni tagliati agli asili nido e ai servizi per l’infanzia.
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Di Redazione

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