Area C Milano, incontro Maran con residenti Zona 1, folla inferocita e poche risposte

Furibondi. Questo il più immediato degli aggettivi per descrivere le centinaia di cittadini accorsi ieri sera al CAM di corso Garibaldi 27, al fine di partecipare al primo degli incontri predisposti dal Comune di Milano per “confrontarsi” con i milanesi sullo scottante tema dell’Area C, comunque al via dal 16 gennaio 2012.

 

Protagonista della serata il 31enne assessore alla Viabilità di Milano, Pier Francesco Maran, sostenuto da un ridotto team di collaboratori comunali.

 

UNA SALA DA 80 POSTI CIRCA PER ACCOGLIERE GLI OLTRE 400 CITTADINI INTERVENUTI – I problemi iniziano da subito: la piccola ma elegante sala del CAM ospita soltanto un’ottantina di posti a sedere, esauriti in pochi minuti. La gente, a breve, non sa più dove assieparsi: tutti vogliono esprimere il proprio dissenso sul provvedimento che “porterà i residenti della Cerchia a pagare per tornare nella propria casa – spiegano i milanesi, furiosi – creando cittadini liberi di circolare e cittadini che per portare i figli a scuola o andare a lavorare devono pure pagare”.

 

PAROLACCE E ACCUSE – Gli animi si scaldano subito, e non aiuta il fatto che dalla saletta sempre più satura, in tanti, troppi, sono costretti ad accalcarsi fino a riversarsi in strada, peraltro velocemente bloccata da una camionetta della Polizia.

  • Alle grida dei cittadini, esasperati anche da questo palese sbaglio di valutazione circa l’affluenza dei residenti di Zona 1, il noto Paolo Limonta, coordinatore dei comitati per Pisapia e responsabile dell’ufficio rapporti con la città, esclama: “Ma questi chi ca….o sono?!?”
  • La frase, purtroppo, non sfugge ai cittadini più vicini al desco occupato dai rappresentanti del Comune, e i toni si alzano ancora: “Chiedi scusa,” gridano quindi a Limonta, “siamo cittadini, siamo qui per difendere i nostri diritti!”
  • Il parapiglia monta ancor di più, tra fischi “Buuuu” e cori da stadio che gridano “Buffoni, non siete neanche capaci di organizzare un’assemblea!” “Avete predisposto una saletta da 80 posti per incontrare tutti i residenti di Zona 1, buffoni, andate a casa, buffoni!!”

 

L’ASSEMBLEA, ALL’ADDICCIO CON UNA PANCHINA A FAR DA PODIO – Dopo una contrattazione di circa un’ora durante la quale l’assessore Maran propone di sciogliere la seduta e tornare l’indomani (eventualità che scatena una nuova ondata di furia da parte di chi ha disdetto i propri impegni per essere presente all’incontro), si decide di spostare la consultazione all’esterno della sala, nel più ampio giardino del CAM, dove i residenti rimangono al gelo fino a mezzanotte pur di esporre il perché è inutile, iniquo, discriminante ed anticostituzionale farli pagare per entrare e uscire dalle proprie abitazioni.

  • Per tutto ciò, palco improvvisato diventa una panchina sulla quale si pigiano in piedi Stefano D’Onofrio, presidente della commissione viabilità di Zona 1, l’assessore alla Viabilità, il 31enne Pier Francesco Maran e Paolo Limonta. Tra loro, a turno, cittadini di ogni età iscrittisi su una fugace lista impugnano il microfono per intervenire.

 

LE RICHIESTE DEI CITTADINI – Tra le richieste, i residenti sono unanimi nel sostenere che non vogliono pagare una tassa per far ritorno nella propria abitazione:

  • Completamente avversati, a questo proposito, i 40 ingressi omaggio concessi dal Comune, una volta consumati i quali i residenti dovranno pagare 2 euro come pedaggio per tornare a casa.
  • “E’ un provvedimento importante, che impatta moltissimo sulla vita dei cittadini”, protesta una signora. “Non potevate prenderlo con più calma e attenzione, in modo da eseguirlo per dare davvero un servizio ai milanesi? Così è inutile”. “Lo smog non si ferma al limitare della Cerchia dei Bastioni”, aggiunge un altro cittadino, “e costringendo i milanesi a intasare la circonvallazione per non entrare nel centro, non si farà che aumentare il traffico e l’emissione di smog causata da ogni auto”.
  • “Se proprio ci devono far pagare, si torni all’abbonamento annuale”, propongono in molti, “ci facciano sborsare una tantum come già facciamo e ci lascino vivere in pace!”.
  • Tra i presenti, non manca chi domanda il motivo per cui “un camion è libero di intasare la circonvallazione a proprio piacimento ma, se entra nell’Area C, deve pagare: rimanendo in circonvallazione non inquina?!”
  • “Vogliamo sapere quanti soldi ha speso il Comune per i 2 milioni di volantini e le 700mila lettere spedite ai cittadini!”, chiedono altri.
  • “Non vogliamo catene al piede”, spiega un uomo sui quarant’anni, “i 40 accessi omaggio sembrano l’ora d’aria concessa ai carcerati. Inoltre, il provvedimento privilegia determinate categorie di commercianti, come i locali notturni. Dopo le 19,30 di sera, infatti, chiunque può accedere al centro inquinando come vuole. Se il motivo è l’aria pulita, allora il provvedimento dovrebbe essere fatto sulle 24 ore, senza comunque far pagare i residenti. Altrimenti il risultato è solo quello di creare lavoratori di serie A (cioè quelli con attività che iniziano dopo le 19,30) e di serie B, che devono sempre pagare per andare a lavorare all’interno dell’Area C”;
  • C’è poi il caso, direttamente citato dallo stesso Maran, di quanti risiedono all’interno di vie a senso unico che conducono obbligatoriamente all’uscita di un varco Ecopass. “In questi due mesi cercheremo una soluzione”, specifica l’assessore “siamo disponibilissimi a lavorare insieme per migliorare il provvedimento!”;
  • “Fate i controlli alle caldaie”, urla un gruppetto, “possibile che non capiate che l’inquinamento viene da lì? A giugno non ci sono mai i blocchi del traffico!”
  • Cosa succederà, poi, alle 20mila famiglie di residenti proprietari di un veicolo diesel Euro 3? Area C ne vieta la circolazione all’interno della Cerchia, accordando una deroga per i primi 12 mesi. “Peccato che il provvedimento duri 18 mesi: al termine dei primi 12 i residenti coinvolti saranno anche costretti ad acquistare un’auto nuova, in un periodo di così grande crisi economica”? Qui Maran risponde: “Un’auto Euro 3 inquina 10 volte di più di un euro 4. Chi potrà cambiare l’auto, lo farà.” “Tra 12 mesi – lancia comunque una mezza promessa l’assessore – probabilmente ci sarà un’altra deroga”, ma la risposta pronunciata in termini vaghi ed incerti non convince, lasciando le 20mila famiglie nel dubbio impellente: devo trovare il modo di mettere da parte migliaia di euro perché sono obbligato a comprare una nuova auto, oppure no?

 

I PRESENTI, TRA POLITICI E QUANT’ALTRO – Mentre la notte cala, non mancano gli interventi di noti politici, rappresentati di importanti enti assistenziali, organizzatori di comitati e altro. In ordine di intervento:

  • Luca Scalmana, in rappresentanza delle 1500 famiglie circa riunite nel comitato “Residenti No Charge”, dice: “I residenti non vogliono essere discriminati rispetto al resto della popolazione, che può tornare a casa propria senza pagare un euro;
  • Marco Cappato, presidente del Gruppo Radicale – Federalista europeo al Consiglio comunale di Milano, nella folla elargisce parole in sostegno del giovane Maran durante i momenti di protesta particolarmente intensi;
  • C’è poi Tiziana Maiolo, ex assessore alle Politiche Sociali, che dice che “quando si mette una tassa, si eroga un servizio. Ci dicono di andare in tram, ma il tram costa di più. Il provvedimento, inoltre, è anticostituzionale”;
  • Qualche rappresentante dei “Gentori anti-smog” fa di tutto per manifestare il proprio consenso ad Area C, citando “la qualità della vita” e “l’aria che respiriamo”, nonché sostenendo che “Milano non è più una città per le auto”;
  • Proseguendo in ordine cronologico, è poi il turno di Maurizio Gussoni, commissario della Croce Rossa Italiana della regione Lombardia. La questione sollevata, già posta all’assessore Maran in precedenza, riguarda i volontari che devono seguire i corsi della CRI nella sede milanese di via Caradosso, all’interno della Cerchia. Nonostante tutte le deroghe concesse alle più svariate istituzioni e categorie, nulla è stato concesso a detti volontari della CRI: “Ho più volte chiesto una risposta diretta a Maran” spiega Gussoni, “si tratta di 10 accessi gratuiti a settimana, pari a 50 euro complessivi”. Il commissario della CRI coglie dunque l’occasione per reclamare ancora la risposta cui ha diritto. Purtroppo, questa volta l’assessore  si decide a rispondere, ma il verdetto è che neanche i volontari della CRI saranno esenti: per recarsi ai corsi sulle tecniche di salvataggio, dovranno pagare. “Annullerò i corsi”, promette allora Gussoni, “mi rifiuto di far pagare i miei volontari, che arrivano da tutta la regione  solo per  imparare a soccorrere il prossimo”.
  • Ancora deroghe richieste da Micaela Goren Monti, del Pdl, che pone in luce la questione dei medici di base: “Perché devono pagare per andare a soccorrere i loro pazienti?”

 

PROVVEDIMENTO ANTICOSTITUZIONALE E RICORSI – Tiziana Maiolo porta alla luce i 3 articoli della Costituzione contro i quali andrebbe a cozzare l’Area C, provvedimento anticostituzionale, ingiusto ed iniquo:

  • “Articolo 3, principio di uguaglianza: i cittadini residenti nel centro sono uguali a tutti gli altri e come tutti hanno diritto di tornare a casa senza per questo dover pagare. Articolo 16, libertà di circolazione, e articolo 42, diritto di proprietà: se vivo in un’abitazione devo avere il diritto di entrarvi e uscirvi quando voglio”.
  • “Io, in tutte le sedi in cui potrò, solleverò detta questione, e – conclude la Maiolo ottenendo un’ovazione – sono sicura che vinceremo!”
  • Parla di ricorsi anche l’ex assessore al Territorio, Alessandro Morelli, che tra applausi e contestazioni collegate alla vecchia giunta annuncia che sta proseguendo l’iter delle 25mila firme raccolte dalla LN ai gazebo. Morelli precisa inoltre che la decisione di fare ricorso si è resa necessaria poiché il consiglio di zona “ha bypassato l’opposizione”, obbligandola a ricorrere a tale strada.

 

LE PAROLE DI MARAN – Nervoso e a volte preda di risolini dettati da tensione e imbarazzo (“Assessore, lei continua a ridere ma io non so cosa stia capendo di ciò che le diciamo”, osserva un signore durante il proprio intervento), il 31enne Maran cerca di esporre “la filosofia e la strategia del provvedimento”, definendo l’Area C una “sperimentazione” (“non siamo cavie, prima vogliamo le strutture, dopo fateci pagare!”), e sostenendo che “i dati riscontrati dimostrano che la metà dei residenti del centro usa l’auto meno di 40 volte all’anno.

  • A questo punto una protesta popolare costringe l’assessore a interrompersi, che per uscire dal vicolo cieco sostiene che evidentemente “questo dato si scontra con la percezione d’uso che hanno i residenti, differente dalla realtà”. Poi continua: “C’è un secondo gradino di abitanti del centro che utilizza l’auto tra le 40 e le 80 volte all’anno: tali auto costituiscono il 25% dei veicoli in entrata e, a loro, viene richiesto al massimo un contributo di 80 euro l’anno. C’è una terza fascia, del 20%, che utilizza l’auto frequentemente e un 5% che, per evidenti motivi di lavoro, la usa molto frequentemente, che si troverebbe a pagare comunque solo 180 volte”.
  • Immediate le repliche dei presenti: “Andiamo in ufficio tutti i giorni, portiamo i figli a scuola! O non sapete fare i calcoli o ci state solo prendendo in giro!”
  • “Stiamo cercando di fare quanto approvato dal referendum”, continua Maran, e ancora non mancano repliche: “Chi ha votato al referendum non sapeva che avrebbe dovuto pagare per tornare a casa!”
  • “Il referendum era sull’Ecopass, non su una congestione charge!” gridano ancora in molti.
  • “Abbiamo 700mila auto che entrano ogni giorno a Milano”, continua a spiegare Maran. Poi aggiunge: “I dati ci dicono che la metà degli spostamenti che avvengono all’interno di Area C coprono la distanza di 2 km, e potrebbero essere sostituiti se il sistema di trasporto pubblico fosse più efficiente e i cittadini usassero il mezzo pubblico invece dell’auto”. “E i sacchetti del supermercato me li porti a casa te?”, chiede una madre di famiglia, ben sapendo che non avrà  una risposta.
  • “Il provvedimento Area C porterà una riduzione del traffico sia nel centro della città che, a lungo termine, in tutta Milano” prosegue indefesso il giovane Maran, mentre la folla grida “Balle!” e lui rilancia, non mancando di nominare gli ormai abusatissimi esempi di capitali quali Londra, Stoccolma e Parigi, che, come sottolineano i presenti, sono tutte città dotate di una struttura di linee metropolitane e di superficie sviluppatissima e di massima efficienza.
  • “Noi crediamo che in un sistema dove si chiede qualcosa per entrare”, specifica quindi Maran, “è giusto chiedere qualcosa anche a chi è dentro”, riferendosi a tutti quati dovranno pagare per entrare e uscire da casa propria. In sostegno di ciò, Maran cerca di spiegare che il pedaggio non è attivo tutti i giorni e tutto il giorno, ma “solo” dal lunedì al venerdì dalle 7,30 alle 19,30 (“Vado alle 19,30 a fare la spesa?” “Entro un’ora prima in ufficio?” “Dopo aver iniziato a lavorare alle 6 ogni mattina devo tornare a casa dopo le 19,30 anche se il mio turno è finito alle 18?”)
  • Tra i discorsi dei rappresentati della giunta, non manca inoltre il riferimento alle casse comunali, “trovate vuote dopo la Moratti” e, pertanto, necessariamente  da rimpinguare adesso.

 

CONCLUSIONE – L’incontro si conclude a pochi minuti dalla mezzanotte, poiché il CAM deve chiudere.

  • L’assessore Maran non rinuncia a terminare pronunciando un messaggio di  armonia, condivisione e coesione: “Quello che avete detto non è stato detto al muro. Parliamone, confrontiamoci, il provvedimento si può migliorare in corso d’opera. Vogliamo ridurre il traffico, non fare cassa.”
  • Intanto, il 16 gennaio Area C verrà attivato, e i residenti di Zona 1 nonché la schiacciante maggioranza dei cittadini presenti all’incontro, non potranno che sperare che il provvedimento venga davvero cambiato.
  • Intato, come ha detto durante il proprio intervento un signore sui 65 anni, con capelli candidi e sguardo stupito:  “Maran, c’è poco da ridere”.


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V.P.

 

2 COMMENTI

  1. aggiungo che ho scoperto solo ieri sera che la giunta ha subdolamente introdotto il pedaggio per le moto.

    se non fosse una svista (mancherebbe la dicitura “2T” dove si parla di motocicli) sarebbe un disastro perche’ molti motociclisti si vedrebbero costretti a lasciare a casa il proprio motoveicolo per passare all’auto (poiche’ le tariffe NON sono differenziate tra auto e moto allora tantovale prendere la macchina e stare caldi e comodi)

  2. Io ero li ieri sera .Devo dirle che la cronaca che ha fatto è precisa e minuziosa. Aggiungo solo che l’assessore ha detto che ha incontrato 90 categorie.Se le ha trattate tutte come la Croce Rossa nella figura del Sig Gussoni che gentilmente ha chiesto una risposta ..che non gli è stata data! Poteva benissimo risparmiarsi la farsa.

    Antonio Ciciliano

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