Recensione e trama “Still Life” di Umberto Pasolini: una pietas fuori “dal comune”

locandinaE’ stato proiettato l’ultima opera del produttore e regista Uberto Pasolini, celebre produttore del fortunato “Full Monty” del 1997. Al termine del film è seguito un dibattito tra il regista e la platea, volto ad approfondire le tematiche affrontate dal film.

 

TRAMA – “Still Life” narra della routine quotidiana di John May, impiegato di un ufficio comunale del distretto di Kensington (Londra). Il suo compito è quello di trovare i parenti più prossimi di persone, recentemente decedute, e informarli della scomparsa dei propri “cari”. Il più delle volte, però, il lavoro del meticoloso quanto scrupoloso John si rivela infruttuoso: molti non ne vogliono sapere del parente deceduto, a causa di forti screzi con lo stesso quando era ancora in vita. Malgrado le rassicurazioni che sia il comune a farsi carico delle spese del funerale, quindi, i congiunti rifiutano puntualmente di assistere alla solenne funzione.

– In tutto ciò, May è mosso da forti umanità e rispetto per la memoria del deceduto, senza giudicare il comportamento che quest’ultimo possa aver tenuto in vita con i propri prossimi. Purtroppo, la sua professionalità e umanità non sarà apprezzata: verrà licenziato in seguito a un ridimensionamento del suo ufficio.

– Nonostante tutto ciò, la vita di May avrà una svolta durante il suo ultimo caso, riguardante un ex paracadutista della guerra delle Falkland.

 

DIBATTITO POST FILM – Terminata la proiezione, il regista e produttore Uberto Pasolini ha partecipato ad un interessante dibattito dibattito sul film. Si sono affrontati i temi della Pietas del protagonista, del suo essere un romantico “poeta” di vita, si è parlato delle diverse interpretazioni del significato di “Still Life” oltre la traduzione letterale.

– E’ stato trattato anche il tema della burocrazia: è stato chiesto a Pasolini se, per mezzo della figura dell’immensamente sensibile e premuroso (fuori dall’ordinario) funzionario comunale John May, fosse intenzione del regista “denunciare” la burocrazia in generale troppo distaccata e formale nei confronti delle persone comuni, come se quest’ultime fossero solo nomi e numeri nelle pratiche degli archivi. Il regista ha spiegato che tale interpretazione non rientra nell’intento del film, che non vuole costituire alcun genere di “condanna morale” al modus operandi dell’apparato burocratico.

 

GIUDIZIOL’attore protagonista, Eddie Marsan, è autore di un’ottima interpretazione: il ruolo gli sembra cucito addosso come un abito di sartoria. Il film si lascia vedere e, considerando la sensibilità e la “pietas” sinceramente interpretata dall’impiegato John May, è piacevole pensare che possano esistere eccezioni alla regola della burocrazia distaccata e apatica.

 

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Ugo Grassi