Via i chioschi da piazza Duomo, e il titolare si incatena alle sue bancarelle

PisapiaSembrava tutto passato, invece non è così. E i chioschi storici di piazza Duomo tornano a lanciare un appello contro le misure adottate lo scorso marzo dalla Giunta Pisapia, volte ad eliminare la presenza di chioschi nelle aree di pregio del centro cittadino. Alle conseguenze per i venditori che da decenni hanno allestito le proprie bancarelle tra piazza Duomo e via Dante, però, sembra che a Palazzo Marino non ci abbia pensato nessuno.

 

LUNEDì MATTINA, INCATENATI IN GALLERIA – Lunedì 4 novembre 2013 il titolare dei due chioschi all’imbocco di Galleria Vittorio Emanuele ha levato un appello disperato, e si è letteralmente incatenato alle sue bancarelle, dove dal 1949 i turisti comprano souvenir di ogni genere.

 

LA PROPOSTA DEL COMUNE: SPOSTARSI IN ALTRE ZONE CITTADINE – il Comune, dalla sua, una proposta l’ha presentata: spostare i chioschi in altre zone cittadine, quali ad esempio via Garibaldi angolo via Statuto, piazza Missori, piazzale Cadorna, piazza Bertarelli, Arena Civica, via Canova angolo piazza Sempione, piazza della Repubblica angolo Bastioni Porta Venezia.

– Le proposte, tuttavia, sarebbero state rifiutate, poiché, logicamente, nessuna posizione può essere paragonabile a piazza Duomo.

– In questo senso, del resto, il Comune ha già avuto conferma di quanto gli spostamenti spesso non funzionino, come nel caso di due anni fa, quando la giunta arancione ha fatto sloggiare le tradizionali bancarelle di Natale di via Mercanti, trasferendole in piazza Beccaria. Il risultato è stato il deserto, con un bagno di sangue per i venditori.

 

NON SE LA PASSANO MEGLIO I CALDARROSTAI – Nell’occhio del ciclone (o meglio, della giunta arancione), anche i caldarrostai, rientranti anche loro nelle note folkloristiche di corso Vittorio Emanuele, immancabili da sempre nei ricordi di nonni, genitori e generazioni più attuali.

– Anche su di loro si sono abbattuti gli strali di Palazzo Marino, che ne ha disposto il rinnovo dei furgoni, da rimpiazzare con modelli più ecologici.

– Il risultato non è tardato a venire: su 13 attività, in 9 sono state costrette ad adeguarsi, con un esborso complessivo di 170mila euro.

 

LO STORE DEI SOUVENIR DEL COMUNE IN PIAZZA SAN BABILA: TUTTA UN’ALTRA STORIA – In tutto ciò, l’unica attività che non sembra avere problemi è quella dei souvenir con il brand “Comune di Milano”, nel grande store nel mezzo di piazza San Babila.

– La piazza, sembrerebbe decisamente rientrare delle ‘aree di pregio del centro cittadino’, e le dimensioni del negozio sono ben maggiori rispetto a quelle dei chioschi. Che poi pupazzetti, magliette, felpe e oggetti di ogni genere siano risultati neanche Made in Italy, beh, tutti questi parrebbero dettagli privi di rilevanza.

– Mentre la querelle prosegue, Palazzo Marino non si fa intenerire e, attraverso il suo ufficio stampa, ha replicato sostenendo che il titolare dei due chioschi operi senza concessione dal 2001.

–  “L’amministrazione – ha concluso la nota del blasonato ufficio stampa – rimane disponibile a ricercare una soluzione che rispetti le esigenze di tutti”.

 

AGGIORNAMENTO del 7 novembre 2013: LA REPLICA DEL SIG. DE MUZIO: “LA CONCESSIONE E’ STATA RINNOVATA AUTOMATICAMENTE NEL 2001 E NEGLI ANNI SUCCESSIVI, NON SONO UN ABUSIVO!” – Il signor De Muzio ha replicato all’affermazione del Comune circa il suo presunto operato, a partire dal 2001, senza concessione, spiegando come siano andati realmente i fatti. Il cittadino, per la grave situazione nella quale si è suo malgrado ritrovato, è stato di fatto obbligato a chiedere assistenza legale, in modo da essere sostenuto in quelli che sono i suoi diritti, purtroppo non facilmente esternabili di fronte ad una montagna come Palazzo Marino. Di seguito le precisazioni inviate dall’avvocato del Sig. De Muzio, che riportiamo integralmente al fine di chiarire le informazioni pubblicate dai media in questi giorni:

–  “Egregi Signori, in qualità di legale del Signor Andrea Carmine de Muzio, in merito alla problematica vicenda del mancato rinnovo della concessione per il commercio su area pubblica, ritengo doveroso evidenziare quanto segue.

– La circostanza che il Sig. De Muzio sin dall’anno 2001 abbia esercitato l’attività senza concessione è affatto difforme dalla realtà.

– Il Comune di Milano, infatti, nel 2001 non ha inoltrato all’interessato alcuna disdetta e, pertanto, la concessione si è rinnovata automaticamente.

– All’epoca il Comune di Milano, viepiù, ha prorogato, seppur provvisoriamente, le concessioni a tutti gli esercenti dell’area di cui si tratta.

– Tale doverosa spiegazione al fine di chiarire che il mio Assistito certamente non è un abusivo, né un privilegiato, bensì interessato da una scelta amministrativa finalizzata unicamente alla tutela del decoro architettonico, che tuttavia ha un forte impatto economico/occupazionale in un periodo, a dir poco, complicato.

– Vive cordialità, Angelo Guglielmello”.

 

INVIATECI LE VOSTRE FOTO SEGNALAZIONI – Per le vostre segnalazioni e foto circa incidenti, emergenze, autovelox nascosti, strade dissestate e buchi sul manto stradale, disagi sociali, odissee burocratiche, truffe, rapine, aggressioni, zone carenti di sicurezza, aree preda di degrado o spaccio, problematiche sui mezzi pubblici, borseggi, maltrattamenti sugli animali o altro, scriveteci a redazione@cronacamilano.it

– Il nostro Staff riserverà la massima attenzione ad ogni caso, per dar voce direttamente ai cittadini, senza “filtri politici”.

 

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– Il nostro Staff sarà a vostra disposizione per proporvi, senza alcun impegno, le migliori soluzioni pubblicitarie, a partire da pochi euro.

 

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Di Redazione

1 COMMENTO

  1. La famiglia De Muzio fa sapere di non aver MAI ricevuto dal 2001 ad oggi nessuna raccomandata(dall’accesso agli atti ufficiali non risulta), nella quale vengono messi al corrente che la loro concessione sia scaduta. Fino al 2001 le concessioni venivano rinnovate tacitamente anno dopo anno e loro non hanno mai ricevuto nulla che gli facesse intendere di non poter continuare a vendere i loro prodotti. Inoltre il comune dice di aver proposto 7 alternative alla famiglia De Muzio, alternative OVVIAMENTE rifiutate in quanto vedrebbero lo spostamento del chiosco in zone si centrali,ma non importanti per il turismo; viene da sè il rifiuto categorico, in quanto trattandosi di un chiosco di SOUVENIR, i prodotti sono rivolti ai turisti. Inoltre, pare davvero strano come il chiosco sia li dal 1949 e solo a 2 anni dall’ Expo ci si preoccupi del cosiddetto “decoro” urbano…

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