Bancarelle piazza Castello Milano, l’intervista a Philippe Daverio: “Sono una iattura estetica”

“L’impressione è che a Milano la città vada per conto proprio - ha sottolineato il noto critico d'arte - e l’Amministrazione non sia in grado di reggerne le corde”

Philippe DaverioLa questione della pedonalizzazione di piazza Castello e il contestuale utilizzo dello spazio ai piedi del Castello Sforzesco, è ben lungi dall’essersi acquietata.
La trasformazione della piazza, infatti, non cessa di suscitare sgomento, in primis per chi nel quartiere ci vive, e continua a denunciare i disagi per musica a tutto volume quasi tutti i giorni fino alle ore piccole, nonché un degrado che va dall’improponibile quantità di immondizia gettata per strada e sulle aree verdi, all’utilizzo dei marciapiedi circostanti come veri e propri orinatoi.
Ciò nonostante, la posizione del Comune, in merito, è chiara, e Sindaco e Assessori non hanno mancato di sostenere quanto, il progetto, contenga in realtà una bontà nobile ed innata, in quanto finalizzato a “valorizzare piazza Castello e restituirla finalmente ai milanesi”.
Rispetto agli obiettivi della Giunta, tuttavia, una riflessione sorge spontanea: non è che lo scopo di Palazzo Marino, invece, non sia tanto quello di portare gioia ai cittadini, quanto quello di sversare un fiume di danaro nelle casse comunali?
In questo senso, infatti, i conti sono presto fatti: solo durante la prima tornata di bancarelle, i banchetti erano 90 e hanno occupato il suolo pubblico per 14 giorni, a una media di 250 euro al giorno (chi più chi meno). Totale: circa 315.000 euro introitati da Palazzo Marino che, a suon di kebab e porchetta, si prepara ad inghiottire anche i proventi della seconda sessione di bancarelle, stanziate in piazza fino all’8 giugno.
Dopo tale data, i banchetti cederanno il passo a chioschi e sdraio, complementi fondamentali per i maxi-schermi che, sempre per volere del Comune, troneggeranno sotto la torre del Filerete durante tutto il periodo dei Mondiali di Calcio 2014 (da notare, tra l’altro, che poiché le partite saranno in diretta, i residenti si troveranno alle prese con sfide trasmesse anche a mezzanotte, o alle 2 del mattino).
La questione, dunque, è più che mai spinosa. Per tale motivo, oltre a raccogliere l’opinione di cittadini, residenti, di lavoratori e  del piccolo ma agguerrito Comitato Castello (comitatocastello.mi@gmail.com), abbiamo chiesto un parere anche ad uno dei massimi esponenti del mondo della cultura: il critico d’arte Philippe Daverio.
Di seguito e nel video sottostante, l’intervista rilasciata dal noto docente a CronacaMilano:
Professor Daverio, cosa ne pensa delle bancarelle allestite a Milano in piazza Castello, ai piedi del Castello Sforzesco?
«Sono una iattura estetica. Sono una iattura estetica che corrisponde purtroppo ad una totale mancanza di progetto sulla città. Perché quando uno non riesce più a controllare, è ovvio che si ricorra alle forze più forti. La questione delle bancarelle in generale è sempre stata un grosso problema; tutto il mercato degli ambulanti è un grande problema perché sono innegabilmente invasivi, e non è mai possibile controllarne la qualità. Se le bancarelle fossero 4 davanti al Castello, e vendessero solo bocce di vetro con la neve dentro, sarebbe un refrigerio simpatico a ferragosto. Siccome però vendono anche scarpe da sci, qualsiasi roba perché lo scopo loro non è partecipare alla vita della città, ma al proprio conto economico, diventa un fenomeno autentico di parassitismo ‘tecnico’. E su questo l’ente pubblico che governa deve pronunciarsi, non può addormentarsi. Purtroppo l’impressione che ho a Milano è che la città vada un po’ per conto proprio, e l’Amministrazione non sia proprio in grado di reggerne le corde, come un cavallo di cui si siano perse le redini. Il caso di quanto successo lì è il  massimo esempio»
– Secondo lei quale sarà l’impressione dei turisti che, percorrendo il centro storico lungo l’asse Duomo – via Dante, in direzione Castello Sforzesco, si troveranno nel mezzo di bancarelle piene di capi di d’abbigliamento e cibarie varie?
« Il turista vuole l’italiano un po’ fesso e folkloristico, e devo dire che durante l’Expo hanno fatto di tutto per confermare quest’impressione. Non rimarranno delusi, perché se hanno visto prima, scendendo dall’aeroporto, gli orribili pupazzi di Dante Ferretti, con i prosciutti appesi all’inguine, questa sembrerà loro la naturale conseguenza. Purtroppo aveva ragione Mussolini: io non sono di destra, ma Mussolini non era neanche del tutto scemo quando diceva ‘Il pittoresco ci ha sempre fregati’. E noi continuiamo a giocare con il pittoresco, invece di giocare con le nostre grandi abilità, che sono quelle che fanno la nostra economia».
– Per concludere, secondo lei è sostenibile l’esistenza di un valore artistico, culturale od estetico di un tale allestimento, realizzato in una delle piazze storiche più importanti di Milano?
«Non ha nulla a che vedere con l’arte, ma ha a che vedere con il folklore. Le soluzioni sono due: o si cacciano, o si portano al parossismo. Allora vogliamo anche 2 mangiafuoco, e i venditori delle palline per bambini. Apriamo questo spazio a tutti: sarebbe carino avere anche ginnasti e pupazzi. Facciamo una vera piazza medievale: nella sua esagerazione troverebbe una sua capacità di comunicazione. In questa sua fase media, invece, è solo modestamente squallida ».

 

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Di Redazione

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