Immigrati abusivi quartiere San Siro Milano, il racconto shock di una residente

Giuliano PisapiaMalmenata da un uomo di colore mentre cercava di impedire l’ennesima occupazione di un appartamento sfitto. Ma poteva andarle anche peggio. Come accaduto ad una sua vicina, per esempio, che mentre era intenta a fotografare col cellulare un paio di “delinquenti extracomunitari che stavano spaccando il muro a martellate per far uscire dai cardini la porta blindata”, si è vista sparare contro dai due ceffi, con una pistola scacciacani (nella foto il Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ndr).

 

“LE AUTORITA’ NON INTERVENGONO” – A scrivere alla nostra Redazione (redazione@cronacamilano.it) è C.B., un’inquilina Aler di una delle case circostanti piazza Selinunte, tra le vie Mar Ionio, Paravia, Morgantini e Preneste, in zona San Siro. Insieme ad altri esasperati ma coraggiosi residenti, sta cercando di contrastare, con i pochi mezzi a disposizione, il fenomeno dell’abusivismo e del racket delle case popolari, che sta mettendo a ferro e fuoco il suo quartiere.

– “Le autorità non intervengono – racconta – e così bisogna fare da soli. Perché è comodo e facile fare i buonisti sulla pelle degli altri, ma al governo devono riconoscere che l’operazione Mare Nostrum è stata un fallimento, non facendo altro che riversare nel nostro Paese orde di disperati. Possiamo forse farci carico di tutti i mali dell’Africa?”.

 

“PERCHE’ IL GOVERNO NON SI OCCUPA DI NOI ITALIANI?” – Nella scala della signora C.B., regolarmente assegnataria di un alloggio popolare, su 12 appartamenti, negli ultimi mesi, 6 sono stati occupati: 5 da extracomunitari e 1 da italiani. Il tutto generando non pochi problemi di convivenza tra regolari e abusivi.

– “Vengono qui e si portano le loro usanze, le donne velate e le ragazzine costrette a subire questa imposizione, i mariti che picchiano le mogli per strada, i bambini che sputano sui cani perché per loro sono bestie immonde, l’infibulazione – sottolinea -. Una bambina di 10-12 anni ha pianto e urlato per due giorni, fino a quando un vicino non ha chiamato la polizia”.

– “Il premier Renzi dice che abbiamo salvato delle vite (accogliendo i profughi provenienti dal Nord Africa, ndr) ma perché non si preoccupa delle decine di suoi connazionali che si danno fuoco, si buttano dalla finestra, si impiccano, perché non hanno più speranza?”, si domanda avvilita  la nostra lettrice.

 

OCCUPAZIONI ABUSIVE: I NUMERI DEL FENOMENO – A Milano il problema delle occupazioni abusive di case popolari si va facendo di giorno in giorno più grave; un vero bollettino di guerra, con numeri che sembrano destinati a salire.

– Le nuove occupazioni si susseguono a ritmo sfrenato, interessando tutte le zone della nostra città – nessuna esclusa – là dove siano presenti edifici di edilizia popolare, del Comune o dell’Aler che siano. Una guerra all’ultimo sangue. Anzi,  all’ultimo appartamento sfitto.

– A Milano, infatti, si calcola che questi siano circa 5.000. Un’enormità, se considerato che le famiglie che ne potrebbero beneficiare, e regolarmente in graduatoria, superano abbondantemente quota 20mila.

– Un invito a nozze ad occupare, se visto dal punto di vista di chi è alla ricerca di una casa. Gli ultimi dati a disposizione parlano, infatti, di più di 1.100 occupazioni Aler avvenute nel solo 2013. Circa 470 gli interventi di sgombero andati a buon fine. Il che significa che in più di 600 casi gli inquilini abusivi sono ancora lì, a godere di un beneficio che in realtà non spetterebbe loro. O, perlomeno, non a queste condizioni.

 

L’OMBRA DELLE ASSOCIAZIONI CRIMINALI ORGANIZZATE – Chi occupa spesso è originario dell’Est Europa o del Nord Africa; ma ci sono anche tanti italiani, sbattuti in mezzo alla strada per colpa della crisi, spesso con figli piccoli o anziani a carico.

– Il modo con cui si prende possesso di una di queste abitazioni è semplice ma ci vuole pur sempre una certa esperienza con lo scasso. Si agisce spesso di notte, armati di piedi di porco e di utensili in grado di sfondare le blindature installate dalle forze dell’ordine, nel vano tentativo di impedirne l’ingresso ai malintenzionati.

– Una volta all’interno dei locali, basta insediarvisi – possibilmente con bambini al seguito o vecchietti da accudire che complicheranno l’intervento delle forze dell’ordine –, allacciarsi abusivamente alla rete elettrica, e il più sarà fatto. Un giochetto che, ormai, non è più un segreto. Soprattutto per coloro che, sul bisogno di un tetto sotto cui vivere, ci hanno basato il proprio business: le associazioni criminali che gestiscono il fiorente racket delle case popolari.

– I loro clienti preferiti? Gli extracomunitari in primis,  i quali, spesso privi di permessi di soggiorno e documenti, sono più facilmente ricattabili e giostrabili. Perché il rischio, ovviamente, è quello di essere sbattuti fuori da un momento all’altro. Magari per far posto ad altri “affittuari” più generosi o meno problematici. Quindi, vista l’alta richiesta di abitazioni di questo tipo, meglio pagare senza porsi troppe domande.

 

LA SPIRALE ASSISTENZIALISTA – Quella dell’abusivismo è una questione che, secondo C.B., – considerato anche il grande numero di minorenni che stanno giungendo alle nostre latitudini dai Paesi nordafricani martoriati dalla guerra civile – finisce con l’alimentare anche una pericolosa spirale assistenzialista. E ad andarci di mezzo, accusa la nostra interlocutrice, sono sempre gli onesti cittadini.

– “Per cominciare dovremo mantenere queste persone fino alla maggiore età, poi, una volta cresciuti, vorranno – anzi, pretenderanno – la casa, il lavoro, l’assistenza sanitaria, dopo di che cominceranno i ricongiungimenti, e ci troveremo a dover accogliere altre centinaia di mamme, papà, fratelli e nonni, e a questi ultimi, siccome siamo buoni daremo anche la pensione. Per non parlare di quelli che sceglieranno la via più facile della delinquenza”.

 

UNA QUESTIONE SENZA VIA D’USCITA? – Una questione, insomma, di difficile soluzione e che, considerate le attuali condizioni geopolitiche dei Paesi di provenienza dei migranti, sembra destinata a peggiorare.

– “Occupano le nostre case e rubano il nostro lavoro, e non venitemi a raccontare che fanno quello che non vogliono più fare gli italiani – sentenzia C.B. -,  perché la fame ha costretto anche i nostri connazionali ad accettare i lavori più umili.  Dicono che ci pagano la pensione, ma se i nostri lavoratori avessero un lavoro sicuro e giustamente retribuito, potrebbero benissimo pagarsi una pensione integrativa”.

– “La pietà la riservo alla mia gente, alle mie vecchiette che campano con 530 euro al mese – conclude amaramente la cittadina -, e a quelli che si suicidano perché hanno toccato il fondo della disperazione”.

 

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S.P.

 

 

5 COMMENTI

  1. Basterebbero un certo impegno e buona determinazione da parte delle istituzioni attraverso le forze dell’ordine, così, dopo i primi esempi di rimpatrio immediato degli occupanti e di sgombero rigoroso e senza scrupoli, in Italia le cose comincerebbero ad aggiustarsi. Poi si passerebbe a tutto il resto che genera senso di ingiustizia: venditori abusivi imperterriti, stranieri che guidano automobili oscene senza assicurazione e bollo e pericolose per gli altri,
    delinquenti rimpatriati a loro spese et cetera.

  2. Esimio Dr Pisapia se è tanto in vena di fare della beneficenza provi a farla di tasca propria e non con i soldi pubblici…. Inoltre se è così preoccupato di "fare integrazione" potrebbe acquistare un po' d'immobili e cederli in comodato gratuito a questi esemplari " non cittadini" che si fanno beffe delle istituzioni, Sindaco compreso. In alternativa ne ospiti qualcuno nel suo stabile.

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